TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Con Rothko si vede... Red

di Mario Fratti

L'altra settimana ho raccontato che "Fences", forte dramma di August Wilson, aveva recuperato le spese di produzione ed aveva portato guadagni per i produttori.. Fortunatamente, abbiamo un secondo caso. "Red", altro dramma potente, di John Logan, che poi ha vinto sei premi Tony ed ha recuperato tutte le spese. Due drammi che hanno pubblico e successo? Le cose stanno migliorando per gli autori seri. Altre buone notizie. Al Pacino, gratis, in Central Park. Basta fare una lunga fila per i biglietti. Prodotto dal Public Theatre di Oskar Eustis. In "The Merchant of Venice" di Shakespeare. Annunciato per ottobre un festival di tante opere italiane. Anche, quasi certo, il musical "Pinocchio" all'Hunter College.

Ronald Rand, che è sempre brillante nel ruolo di Harold Clurman, poliedrico critico americano, è anche uno specialista di vecchie opere del Group Theatre. Ha riscoperto e presentato, per una sera, il noto ma ignorato "Success Story" di John Howard Lawson, autore perseguitato e proibito durante il periodo della "caccia alle streghe". Ottima compagnia da lui diretta (particolarmente bravi Lindsay Teed, Meredith Collins, Allie Mulholland e George Bartenieff). E' piaciuto. Si spera in una grossa produzione nel 2011. Nella serie Group Theatre avremo a luglio "Men in White" di Sidney Kingsley (54th Street & 1st Avenue).

"Red" di John Logan è al teatro Golden (252 West 45th Street). E' venuto da Londra dove ha avuto successo. Ma la pubblicità iniziale non era incoraggiante. Semplice scena con quadri in rosso e nero. Due pittori che avrebbero parlato solo di pittura. Sono andato lo stesso e non mi sono pentito. E' un dramma che rivela la dominante personalità di Mark Rothko (interpretato dal noto attore Alfred Molina). Ha un aiutante (il bravo Eddie Redmayne) che deve dimostrare infinita pazienza alle sfuriate di Rothko. Aiuta in silenzio e si ribella solo verso la fine.

Qual è il problema del grande, tormentato pittore che ci vien presentato da Logan? Rothko ha angoscia e dubbi. Guarda i suoi quadri e vede, lui solo, l'unica bellezza dei suoi colori. Interroga il suo allievo Ken e cerca di ottenere la sua approvazione quando insulta le opere di Jasper Johns, Robert Rauschenberg ed Andy Warhol. Molti spettatori son certamente d'accordo con quelle valutazioni. Non Ken. Appartiene ad una generazione che apprezza quel che Rothko non vede e non capisce. E' un po' il dramma di tanti artisti. Si sentono soli, unici, ed odiano il mondo che li ignora. Purtroppo molti vengono riconosciuti ed apprezzati solo dopo la morte. E' anche il caso di Rothko, artista irrequieto e tormentato. Ci vuol pazienza, la pazienza dimostrata dal giovane Ken. Solo chi sa attendere si gode la relativa gloria degli ultimi anni. Ben diretto da Michael Grandage. Applausi fragorosi.

Il teatro irlandese di Charlotte Moore (132 West 22nd Street) presenta per la prima volta una commedia senza donne: "White Woman Street" di Sebastian Barry. Una storia insolita. Un irlandese che descrive i cowboys americani in Ohio, nel 1916. Cinque cowboys a cavallo in un mondo popolato da indiani, ancora vittime, e da prostitute invisibili. Ridono e fanno chiasso nella stanza accanto. E i cinque cavalli? Come si mettono in scena cinue cavalli? La regista, con l'aiuto dello scenografo Hugh Landwehr, costruisce alte sedie, senza le teste dei cavalli. Ma sono cavalcabili e soddisfano la nostra immaginazione. Trooper (Stephen Payne) guida una banda che vuole assalire un treno per derubare tutti. Fra i banditi c'è anche il divertente russo-cinese Yeshov (Evan Zes). Proviene da Brooklyn ma preferisce le avventure in Ohio. Trooper è un bravo organizzatore e sa comandare ma è sempre triste e nasconde un suo segreto. Scopriremo solo alla fine che il suo vero scopo è tornare in un bordello alla White Woman Street. E' lì che ha ucciso una donna. Vanno prima al bordello e poi in chiesa per farsi perdonare. Ben costruito. Senza quella spiegazione sarebbe in verità una storia deludente. Abbiamo visto decine di film dove derubano i treni e non si pentono. Ben diretto da Moore che sa scegliere i migliori testi irlandesi per il suo teatro.

Mi han dato notizia che è venuta una compagnia da Roma per due giorni soltanto. Notizia arrivata tardi. Peccato. Mi piace seguire gli sviluppi delle compagnie italiane che fanno opere italiane (non c'era nemmeno il titolo). Più organizzazione, amici miei. E non si fa un lungo viaggio per presentare a New York una nuova opera per soli due giorni.

Ha avuto purtroppo solo poche repliche un ottimo testo dell'italoamericana Karen Malpede. "Prophecy", con attori eccezionali (Kathleen Chalfant, George Bartenieff, Najla Said e André De Shield), avrebbe meritato migliaia di repliche perché tratta della guerra che distrugge le anime. Non solo quelle dei soldati ma anche quelle dei familiari. Accenna pure all'invasione israeliana del Libano nel 2006. E' un soggetto delicato che nessuno osa trattare. Karen lo fa con saggezza. Speriamo aprirà di nuovo in un altro disponibile teatro.