PRIMO PIANO/FANCY FOOD/Il trionfo dei sapori Made in Italy

di Liliana Rosano

Dalla marmellata di fragole del Trentino fino al cioccolato di Modica lavorato secondo l'antica ricetta Azteca, passando per gli immancabili prodotti come la pasta e i formaggi. Un vero trionfo di colori  e sapori italiani nella vetrina più ghiotta del mondo che mette insieme cibi e culture diverse in un unico contenitore. È il Fancy Food, la fiera alimentare che due volte l'anno si tiene a New York al Jacob Javits Centre alla quale partecipano più di 100 paesi del mondo che con orgoglio mettono in mostra le delizie che la propria terra offre. Un evento, organizzato dalla NAsft (National Association for the specialità food trade) non solo per i ristoratori  e gli operatori del settore alimentare ma aperto anche  al pubblico di curiosi e gourmand che tra un assaggio e l'altro deliziano vista e soprattutto il palato.

Gettonato e affollato, il padiglione italiano ha riscosso ancora una volta molto successo tra gli stranieri. In coda per un assaggio di olio d'oliva toscano e un bicchiere di limoncello, turisti e ristoratori hanno elogiato e tessuto lodi dei prodotti Made in Italy.

A sentire gli espositori e i produttori, il mercato statunitense è da sempre stato un obiettivo primario per chi produce ed esporta cibo italiano. Non solo perché oltreoceano amano il nostro cibo ma anche perché il bacino dei consumatori è più ampio.

Ma non bisogna cullarsi, dicono alcuni degli espositori italiani,  perché paesi come la Spagna, la Grecia, ma anche Cile, California tra gli emergenti, oltre che i sempre temuti  concorrenti storici (parliamo dei cugini d'Oltralpe), stanno sempre di più investendo sull'agroalimentare presentando cibi di qualità a prezzi competitivi.
"Ecco perché - dice Nicola Fiasconaro titolare dell'omonima azienda di Castelbuono, nel cuore delle Madonie, che da 60 anni produce pasticceria siciliana di alta qualità in tutto il mondo -  bisogna puntare sull'eccellenza dei prodotti nostrani e sull'educazione alimentare. Il consumatore, continua Fiasconaro, deve essere consapevole della qualità che mangia e deve scegliere solo prodotti che rispettano l'ambiente e le tradizioni. Anche noi produttori abbiamo le nostre responsabilità nella scelta degli ingredienti, responsabilità che poi fanno la differenza sulla qualità e sul prezzo".

Ma se è vero che un buon Chardonnay o Merlot californiano non hanno nulla da invidiare ai più blasonati vini francesi, cosa bisogna fare allora per difendere il mercato italiano senza potersi o volersi sottrarsi alle sfide della globalizzazione?
"Il segreto sta nel fare sistema"  afferma Marco Scapagnini a capo di "Ambasciata dei Sapori", un consorzio di tutela siciliano che riunisce produttori, operatori del sistema turistico sotto il segno della sostenibilità. Così, accanto ai prodotti delle terre sottratte alla mafia troviamo anche le aziende agrituristiche che offrono solo cibo dal produttore al consumatore, o se volete  slow food, a chilometri zero.
Le aziende che espongono sotto il segno dell'Ambasciata dei sapori "devono  essere a carattere artigianale, prediligere l'elemento locale ma anche la dimensione internazionale e sviluppare un concetto enogastronomico moderno e competitivo".

Anche se gli espositori italiani, dicono di non aver subito i contraccolpi della crisi globale e che il mercato delle esportazioni alimentari regge, le difficoltà del mercato americano sono legate soprattutto all'aspetto burocratico. Dopo gli attacchi terroristici infatti le regole sono diventate più severe e i controlli ferrei spesso scoraggiano le singole e piccole aziende ad avventurarsi oltreoceano. Il Fancy Food ogni anno richiama migliaia di partecipanti che per tre giorni osservano le novità del mercato agroalimentare, studiandone le tendenze. Quello americano sta puntando molto sul concetto del biologico, modificando cosi il rapporto con il consumatore che oggi sembra essere più responsabile rispetto ad una filosofia da fast food.

Un concetto, quello del biologico, sul quale bisogna stare attenti, dicono alcuni produttori italiani, perché spesso biologico non è sempre sinonimo di qualità ma anzi si rivela una strategia di marketing. Allora bisogna puntare sulla genuinità, sulla freschezza ma anche sulla tradizione e qualità. Tutti elementi che tengono ancora alto l'orgoglio del Made in Italy.