SPECIALE/POLITICA/La destra di Casa Pound

di Alfonso Francia

A prima vista viene quasi da sorridere: Casa Pound, con la sua grossa insegna a caratteri romani che svetta sopra il portone d'entrata, è letteralmente circondata da negozi cinesi. Questo edificio anonimo che si trova a poche centinaia di metri dalla stazione Termini è diventato famoso nel 2002 quando, dopo essere rimasto in abbandono per dieci anni, è stato occupato da un gruppo di ragazzi di estrema destra, i quali hanno poi assegnato gli appartamenti al suo interno a famiglie di italiani. L'intero palazzo venne ribattezzato Casa Pound, in onore del poeta statunitense che simpatizzò con il fascismo e venne poi internato a lungo in un manicomio dopo la fine della seconda guerra mondiale. Da qui gli occupanti, organizzatisi in associazione, hanno dato vita a una battaglia culturale anticapitalista, diffondendo un progetto di legge battezzato Mutuo Sociale e chiedendo, tra l'altro, un blocco dell'immigrazione. Nel frattempo convivono con la maggiore colonia cinese della capitale nel mezzo dell'Esquilino, di gran lunga il quartiere più multietnico della città. Abbiamo parlato con il presidente di Casa Pound Italia, Gianluca Iannone, dei rapporti dell'associazione con la politica e degli obiettivi che sperano di raggiungere.

Avete cominciato a far parlare di voi realizzando le prime "occupazioni di destra" in Italia. Come vi è venuta in mente questa idea?
«Non crediamo che le occupazioni debbano essere necessariamente catalogabili di destra o di sinistra, a noi interessava indurre i giornali a parlare dell'emergenza casa in Italia e nella capitale. Così nel 2002 abbiamo cominciato battezzando le nostre iniziative con la sigla ONC, che sta per Occupazioni Non Conformi. Nel 2003 la situazione abitativa era ulteriormente peggiorata, per molti sfociava nel dramma; tra caro affitti e salari bassi, avere un tetto sicuro sopra la testa stava diventando quasi un privilegio. Così, il 26 dicembre del 2003 prendemmo possesso dello stabile che oggi si chiama Casa Pound, e lanciammo la proposta del mutuo sociale, che prevede l'assegnazione di una casa di proprietà a tutti i cittadini italiani. Ovviamente venimmo bersagliati di critiche dei giornali di ogni parte politica, soprattutto a Roma dove i quotidiani sono controllati più o meno direttamente dai palazzinari».

Nel 2006 siete entrati a far parte del movimento Fiamma Tricolore. Oggi che rapporti avete con la galassia dei partiti di destra italiani?
«Un paio di anni fa abbiamo rotto ogni rapporto con Fiamma Tricolore, Forza Nuova e La Destra, e nel giugno 2008 abbiamo deciso di diventare un movimento, Casa Pound Italia. Oggi contiamo su duemila tesserati e centinaia di migliaia di simpatizzanti, ma non facciamo politica di partito: quella per noi è morta. I nostri politici sono da decenni incapaci di proporre idee originali e formare nuove classi dirigenti. Preferiamo incidere sulla società aprendo sedi in librerie, birrerie, palestre, scuole di calcio e di rugby. I nostri tre pilastri sono la solidarietà, la cultura e lo sport. Non siamo un movimento extraparlamentare, a noi interessa il bene della polis».

È però probabile che molti dei vostri tesserati vadano a votare alle elezioni politiche. In quel caso non c'è alcun avvicinamento ai partiti di destra che si candidano in Parlamento?
«Come movimento ci limitiamo a dare delle indicazioni di voto se siamo d'accordo con il programma di questo o quel candidato. È accaduto anche che appoggiassimo membri del Pd. Per quanto riguarda le elezioni politiche, dove si è costretti a votare il simbolo e non si ha voce in capitolo nella scelta di questo o quell'aspirante parlamentare, lasciamo totale libertà di coscienza. Personalmente alla tornata elettorale del 2008 ho votato per Berlusconi, del quale condivido diversi atteggiamenti per quanto riguarda i rapporti con gli altri stati. Trovo ad esempio giusto aver dato impulso a una politica estera centrata sul Mediterraneo e i suoi rapporti con Putin. Questo premier ha capito che in un'Europa marginalizzata dai rapporti privilegiati tra Stati Uniti e Cina è bene avviare contatti autonomi con paesi come la Russia. Allo stesso tempo siamo contrari a certe posizioni di questo governo, che vorrebbe privatizzare l'acqua. Proponiamo un blocco dell'immigrazione e chiediamo che venga data la priorità ai nostri lavoratori. Oggi ci sono dei lavori che i nostri connazionali rifiutano di fare perché vengono pagati con salari da fame e quindi sono accettati solo da lavoratori stranieri. Serve un innalzamento dei salari minimi e pene severe per i "caporali", gli italiani che sfruttano la manodopera straniera e tengono i clandestini in una condizione di semi schiavitù. Siamo circondati da stranieri qui, ma non abbiamo avuto alcun problema di convivenza».


Come funziona il complesso di Casa Pound? Chi ci vive?

«A Casa Pound vivono 25 famiglie italiane che lavorano regolarmente. Non chiediamo che condividano la nostra linea politica, ci basta che rispettino alcune semplici regole: in questo edificio è vietato introdurre droghe e armi e bisogna dire di no alla prostituzione. Vogliamo seguire un modello di convivenza che sembra sparito altrove. La speculazione edilizia ha ucciso questa città, sono stati costruiti quartieri dormitorio immersi nel grigio, privi dei servizi più elementari. Chi ci abita è condannato a passare un paio di ore al giorno sul raccordo e quando vuole svagarsi un po' non può fare altro che andare in un centro commerciale e fare acquisti. Noi cerchiamo di reagire a questo stato di cose con iniziative culturali, ma non basta. È difficile far appassionare le persone alla lettura se buona parte delle novità pubblicizzate in libreria sono romanzi illeggibili e sensazionalistici».

Di recente avete lanciato una proposta di legge chiamata "Tempo di essere madri". Non trovate che suoni un po' maschilista?
«La nostra proposta di legge non mira ad allontanare le donne dal mondo del lavoro relegandole al solo ruolo di allevatrici di figli, anzi. Vogliamo che quando i bambini sono piccoli le donne possano limitare il loro orario di lavoro giornaliero da 8 a 6 ore e che la differenza dedicata ai figli venga pagata dallo Stato. È questo l'unico sistema per promuovere la famiglia, che è il primo ambiente sociale conosciuto dall'essere umano e come tale deve essere difeso».