Che si dice in Italia

Fate sparire quelle due

di Gabriella Patti

Più che con le esibizioni di potere militare e le parate trionfali, i regimi si manifestano con le piccole cose della quotidianità. Prendete il caso della rubrica Doppia Difesa, dove da tre anni due donne molto diverse tra loro ma entrambe motivate - l'attrice Michelle Hunziker e l'avvocato-deputato Giulia Buongiorno - scrivevano dei problemi e dei soprusi subiti dal mondo femminile. All'improvviso il settimanale che ospitava la column, il mondadoriano (cioè berlusconiano) "Chi" decide di cancellare la rubrica. Le due autrici non vengono preventivamente informate, lo apprenderanno sfogliando le pagine della rivista e poi dai lanci d'agenzia. Il direttore, Alfonso Signorini, minimizza: "Non era una rubrica seguita". Sarà. Ma certo qualche dubbio resta. La Buongiorno, per esempio, è una finiana di ferro, stretta collaboratrice dell'attuale Presidente della Camera. Il quale, sappiamo, è più inviso al "Capo" di quanto lo siano persino gli odiati comunisti dell'opposizione (anche perché di comunisti e di opposizione in questo Paese non c'è traccia). E poi c'è la questione degli argomenti trattati da Doppia Difesa - il nome è quello della omonima associazione a tutela delle donne creata proprio dalla coppia Hunziker-Bongiorno. Sulle donne il "Capo" ha un'idea precisa che conosciamo tutti. Non sia mai detto si scopra che servono anche ad altro e che magari sono persino capaci di pensare.

NAPOLETANI IMPAZZITI PER MARADONA. E fin qui, tutto nella norma. La dichiarazione dell'insuperabile Mano di Dio che si sarebbe detto interessato, dopo la nazionale argentina, ad allenare la squadra partenopea che non lo ha mai dimenticato è di quelle giuste per scatenare la fantasia dei tifosi. Che, essendo napoletani e quindi gente a cui la fantasia non manca certo, si sono inventati la Bandiera napoletano-argentina. Ovvero, sul vessillo a strisce azzurro-bianche della nazione sudamericana - e quell'azzurro è uguale a quello delle maglie del Napoli - campeggia il vecchio stemma dei Borboni. Simpatico folclore, direte. Sì, ma attenzione. Perché, prima di tutto, l'idea è venuta al movimento che si richiama apertamente alla vecchia dinastia borbonica che, ultimamente, si è lanciata in proclami di separazione e secessione del Sud. Ma, soprattutto, colpiscono le reazioni. Su Facebook e sui vari blog in cui si articola il social network, sempre più vera palestra e cartina di tornasole dei reali umori della gente comune, è partito un batti e ribatti sempre più velenoso tra Nordisti e Sudisti. "Ma si', andatevene via, meridionali di m...!". "Va bene, ce ne andiamo ma prima ridateci tutto quello che il Nord, dall'unificazione d'Italia, ci ha rubato!". E via sempre peggio. Solo litigi e dispetti tra comari e ragazzotti dagli ormoni un po' accesi? Non ne sono tanto sicura. Qui, anche se mi sembra pazzesco e suicida, c'è davvero il rischio del "tanto tuonò che piovve". Tra i padani che tengono sempre di riserva la secessione come uno spauracchio e, ora, i meridionali che rivendicano (per carità, con non poche ragioni) i torti, i soprusi e gli abusi da parte del Nord, finisce che davvero ciò che resta del Belpaese va a frantumarsi. E sarà un male per tutti, Nord e Sud.

DI QUESTI TEMPI LA STORIA VA A ROVESCIO. Nerone non era quell'imperatore cattivo e un po' fuori di testa che aveva bruciato Roma e poi aveva dato la colpa ai Cristiani? Non più. Per Anzio, cittadina balneare del litorale laziale che secoli fa gli aveva dato i natali, si tratta di un compaesano che aveva garantito "un periodo di pace e splendore". E così gli hanno fatto fare una statua di bronzo, posizionata con tanto di inaugurazione del Sindaco nella piazza davanti al Porto Neroniano (appunto). Nella targhetta sotto la statua non c'è alcuna me