New Jersey \ Uno Shakespeare tutto all’italiana

di Franco Borrelli

Tra aranci, limoni, cipressi, ville e buganvillee, accompagnati da mandolini, tarantelle e anche un po' di Verdi si consuma la metamorfosi di Katherina, la "bisbetica domata" da Petruchio. Uno Shakespeare che più italiano di così è difficile a trovarsi, d'un colore e calore, nonché d'una passionalità, tipicamente peninsulari, con ebollizioni caratteriali ed emotive che sono parte del nostro Dna. E' «The Taming of the Shrew», un'eccellente produzione dello Shakespeare Theatre of New Jersey diretto, da ormai oltre un ventennio, dall'attenta Bonnie J. Monte.
Una produzione a dir poco spumeggiante che ha in Victoria Mack (Kathy) la sua punta di diamante, degnamente affiancata da un paziente e determinato Steve Wilson (Petruchio). Non scompaiono al loro confronto nemmeno il Baptista di Joe Costa, la Bianca della romantica Katie Fabel e il Lucentio di Jack Moran. In quanto a verve umoristica e ad espressioni facciali che fanno ridere naturalmente il Grumio di James Michael Reilly.

I costumi e le scene essenziali di Erin Murphy ben danno idea della Padova e della Verona ove si svolge la vicenda. E' questa, come giustamente ha fatto notare Marco Carniti, «una commedia sull'illusione e sulla manipolazione mentale. Attraverso un gioco comico ricco di travestimenti di teatro nel teatro - continua il critico - l'apparenza prevale sulla realtà e si analizza l'uomo in quanto "maschio" e come esercita il suo potere economico e sessuale sugli altri».

Nient'altro, l'esistenza, che una guerra di potere e di controllo: l'uomo contro la donna (e viceversa), il ricco contro il povero, i giovani contro i vecchi, con ognuno che finge di essere diverso da quel che realmente è, e che cerca di raggiungere i suoi scopi usando le armi più disparate, dal denaro all'età, dall'inganno alla violenza. Il tutto sapientemente condito d'una buona dose d'umorismo e d'ironia che porta a sorridere dei nostri risibili giochi esistenziali.

Un'occasione preziosa davvero, questa dello Shakespeare Theatre, di godere del buon teatro, con ottimi attori guidati da una regìa attenta al benché minimo particolare e dove fa capolino (pronunciato impeccabilmente) anche il nostro italiano [Kirby Theatre @ Drew Universi