TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Troppe parolacce in scena

di Mario Fratti

L'autore Adam Rapp ha una buona reputazione. Il teatro Vineyard (108 East 15th Street) gli ha dato mano libera. “Dirigi e spendi quel che vuoi, con tanti cambiamenti di scene costose". I risultati. Il primo atto è molto interessante. In un appartamentino poco curato lo scrittore Tobin (Billy Crudup) è depresso. I suoi libri, scritti per giovani adulti, non vendono bene. Anzi gli danno guai. Uno intitolato "Metal Children" è stato censurato e bandito in una scuola morale e cristiana. Il suo agente gli suggerisce di andare a un incontro pubblico dove si discute il problema della censura nelle scuole. Non ha soldi per andare. Bruno, il suo amico ed agente (David Greenspan), glieli presta. Compra droghe dal giovane Halley Wegryn Gross e parte.

Seconda scena nella camera d'albergo del villaggio dove l'han censurato. Scritte offensive nella stanza, minacce; la sua vita è in pericolo. La direttrice dell'albergo, Edith (Susan Blommaert), lo incoraggia. Ha amici. Anche sua nipote Vera (Phoebe Strole) lo adora. Di che tratta il libro proibito? In verità non è adatto ai giovani. Suggerisce libertà, ribellione, sesso. Descrive nel libro giovani che fanno sesso, scompaiono ed al loro posto appaiono statue di metallo. Alla fine la protagonista del libro usa il coltello del padre per abortire ai piedi delle statue.

Quasi quasi siam d'accordo con i censori. Quel che è troppo è troppo. Vera, sedicenne, offre la sua verginità. Lui la prende nonostante sia ancora innamorato della moglie Miranda che l'ha abbandonato. Viene a trovarlo un professore (Connor Barrett) che difende la libertà di pubblicare quel che si vuole. Nel secondo atto, migliaia di parole non spiegano chiaramente quel che l'autore vuole. Ha una fondamentale moralità e difende la libertà di stampa o è un confuso drogato? Abbiamo una riunione pubblica in cui si discute il problema della censura. Si aspetta una chiara dichiarazione di uno scrittore che ha un punto di vista e lo vuole comunicare. Lui non convince; non dice perché scrive libri simili. Sfiducia nella società? Vendetta contro una moglie che lo ha tradito? L'unica a fare un discorso logico è la cristiana Roberta (Betsy Aidem), che avevamo visto come prostituta drogata ed ubriaca nel primo atto. Dice cose sensate. Per la prima volta sono completamente a favore della moralità proposta da una religiosa.

Allora, qual è lo scopo di questo dramma? Adam Rapp, che è generalmente un ribelle, vuol forse pentirsi del suo passato e dare le frasi migliori alla destra moralista? Non è chiaro. Anche il finale ce lo mostra uomo negativo ed insensibile. Viene a trovarlo Vera con il bambino nato dal loro incontro. Lui lo culla un po', lo ammira e poi manda via tutti e due con i soldi per il taxi. Sipario. Mi ha deluso. O si è per lo status quo, o per la ribellione. Rapp ci confonde. Era la sua intenzione? Forse. Un dramma non chiaro non aiuta la società in cui viviamo.
Scoraggiato da questa mancanza di chiarezza, sono andato a vedere, con speranza, tre atti unici italoamericani al teatro 259 West 30th Street. Ho anche inviato otto poetiche commedie italoamericane all'editore Panzarella di Catanzaro. Le ha appena pubblicate in un bel volume. Tradotte ed offerte ai teatri italiani. E' stato particolarmente entusiasta delle commedie di Donna De Matteo e Gene Ruffini. E' sicuro che saranno un gran successo in Italia.

Con grande speranza vado quindi a vedere tre atti unici di tre nuovi autori: "Klepto", diretto e scritto da Charles Messina; "Augie's Ring", scritto e diretto da John Dapolito; e "Like You", scritto e diretto da Robert Nicotra. Ebbene, questi tre autori hanno dimenticato le poetiche commedie di altri italoamericani come Laura Censabella, Jo Ann Tedesco, Karen Malpede, Leonardo Melfi e Lou LoRusso, e son caduti nella trappola di credere che, per essere moderni, bisogna usare un linguaggio volgare, pieno di parolacce. Ho contato le prime trenta. Poi mi son fermato. Erano troppe. Bravi attori son costretti a dare una volgare immagine degli italoamericani.
Una madre che ruba e dà consigli sbagliati al bravo figlio. Un uomo che picchia una donna che non ha soldi per pagarsi una consumazione al bar, un figlio che torna dopo tanti anni a casa del padre sessantaduenne, vecchio e malandato, e lo insulta; frequenti parole di disprezzo sulle altre razze. Che figura ci facciamo? Siamo ancora all'odio degli anni Trenta? Nei programmi ci sono eccellenti biografie degli autori. Son sicuro che ci daranno in futuro commedie pulite, poetiche, morali. Buone per la nostra immagine.
L'ultima commedia bella e poetica vista mesi fa è "Terranova" di Dennis Lojacono. Ha promesso di riportarla presto in palcoscenico. Nel frattempo ho ingaggiato la sua protagonista, la magnifica Laura Lamberti, per il ruolo di Celeste, la figlia di Galileo, nel bel dramma del fiorentino Marcello Lazzerini (al festival di ottobre, "Mese della ultura italiana a New York").

Son cominciati intanto i festival estivi. Suggerisco "The Planet Connections" di Anne Berlin e Andy Cohen, e "11 Seconds Ecstasy" di Roi Escudero.