PRIMO PIANO/IN VIAGGIO CON LA SPERANZA/Il sogno americano di Pio Andrea

di Samira Leglib

Chi era presente al Cipriani Wall Street alle celebrazioni per la Festa della Repubblica lo scorso 2 Giugno, non avrà potuto fare a meno di notare la squadra di bambini diversamente abili che insieme alle loro famiglie hanno colorato di freschezza la formalità di un evento in abito blu. Noi li abbiamo notati e quella che vi raccontiamo oggi è la storia di uno di loro.

Pio Andrea Furnari è un bambino di 8 anni affetto da tetraparesi spastica. A causa di una anossia cerebrale (mancanza di ossigeno) al momento del parto, Andrea, a differenza del suo gemello Riccardo, non può camminare. La paralisi ha colpito tutte le articolazioni ma la precoce fisioterapia cui i genitori hanno sottoposto il bambino ad appena sei mesi ha fatto sì che Andrea acquisisse una buona coordinazione delle braccia e del linguaggio. Mamma Sabina e papà Salvo non si sono mai dati per vinti, il sogno del loro bambino è quello di poter reggersi autonomamente sulle proprie gambe e, nella migliore delle ipotesi, camminare. Per anni si sono rivolti a diverse strutture ospedaliere su territorio nazionale e a innumerevoli specialisti. Ogni volta la stessa sentenza: Andrea non camminerà mai. Poi nel 2008 la visita all'ospedale di Corato (BA) con il Prof. Allan Strongwater, oggi primario del reparto di ortopedia pediatrica del St. Joseph Children Hospital (New Jersey) e la speranza si riaccende: un'operazione ai tendini degli arti inferiori e alle anche può consentire al bambino grandi miglioramenti e un'adeguata fisioterapia può portare un giorno alla realizzazione del sogno.
Ma vogliamo che anche voi possiate ascoltare la storia di Andrea direttamente dalle parole di mamma Sabina, in questa toccante intervista-racconto.

Sabina è una giovanissima mamma di Santa Maria di Licodia (CT), un comune di seimilasettecento abitanti alle pendici dell'Etna. La incontriamo nell'appartamento che ospita la famiglia Furnari a New York durante il periodo necessario alla terapia. Ci accoglie sorridente, papà Salvo è in cucina alle prese con la cena e il gemello Riccardo, è rapito da un videogioco. Andrea sta finendo le quattro ore giornaliere di fisioterapia.
Sabina, raccontaci la storia di Andrea, quando si è parlato per la prima volta di questa operazione?
«Eravamo a Genova, il precedente ricovero era stato a Pisa, allo Stella Maris, dove sono stati categorici e ci hanno dato una sedia a rotelle che Andrea non ha mai accettato. In quell'occasione ci hanno parlato di un centro in America e ci hanno dato il numero del Prof. Strongwater ma io non volevo chiamare perché avevo capito che lo volevano operare al cervello e dicevo a mio marito: basta di girare ospedali, Andrea è così, facciamogli fare una vita più normale possibile. Siamo tornati in Sicilia e una sera mio marito decide di chiamare. Gli rispondono che il giorno successivo avrebbero lasciato Bari ma se fossimo riusciti a essere lì per le nove di mattina, avrebbero visitato Andrea. Ci siamo messi in macchina immediatamente, i bambini ancora con il pigiama, e abbiamo viaggiato tutta la notte. Era l'ultima spiaggia e lì, dopo la bellezza di sette anni, mi sono sentita dire: suo figlio può camminare!

Si comincia a parlare a livello pratico e le somme erano superiori alle nostre possibilità umane. Mio marito è un operaio, io una casalinga, la casa non è di proprietà e si parlava di 150.000 euro. Mi sono detta: ho sognato per un attimo. Poi ci ripensi e dici: ma è possibile per una somma di denaro non posso dare a mio figlio una vita, non dico normale perché mio figlio quello che ha lo avrà sempre, ma di renderlo più autonomo, di farlo stare meglio? E allora si è iniziato a discutere di come si potevano raccogliere questi soldi. Abbiamo diviso almeno 500 salvadanai in tutta la provincia di Catania, abbiamo girato tutte le scuole, organizzato manifestazioni, maratone, appelli in tv, annunci su giornali e siti internet. Tutti conoscevano Andrea. Siamo un team con mio marito, lui è la testa ed io il braccio! Ci è voluto quasi un anno, tra varie umiliazioni. Siamo andati incontro alle diffidenze della gente, alle critiche, a chi ti giudica ma anche a quelli che ti stimano. Ci siamo messi perfino con uno stand alle fiere comunali.  Un'associazione ci ha fregato, abbiamo incontrato tanta gente cattiva e gente con un cuore enorme che non ha nulla e si spoglia per dare a te. Questa esperienza mi ha cambiata, adesso ci credo nei sogni a differenza di prima. Non ti devi mai vergognare, devi mettere il paraocchi e continuare a lottare.
Siamo arrivati a New York e Andrea si è sottoposto all'intervento ai tendini. Mio figlio voleva partire, lui vuole camminare. Il giorno dell'intervento, il 16 aprile -2009, ndr- è stato il giorno più lungo della mia vita. L'intervento in sé è andato bene, dovevano operare pure alle anche ma non è stato necessario. Purtroppo, dopo un paio d'ore, a mio figlio collassa un polmone. Ero come impazzita, non capivo la lingua e non c'era nessuno che poteva spiegarmi quello che stava succedendo. Fortunatamente Andrea si riprende e subito inizia la terapia. Per tre settimane resta ingessato dalla vita in giù ma quando tolgono i gessi...Andrea come per miracolo si mette in piedi con l'aiuto di un carrellino! Prima non stava neanche seduto da solo, non aveva mai tenuto la posizione eretta. In quel momento ho dimenticato tutto quello che avevamo passato. Tutta la terapia che ha seguito per anni in Sicilia non gli ha mai fatto raggiungere i progressi ottenuti qua in tre mesi, le ultime due settimane stava quasi da solo con le stampelle!

Siamo rientrati in Italia il 25 luglio 2009. Mi avevano chiesto di tornare a ottobre per continuare la terapia ma i soldi erano finiti. Ho iniziato di nuovo la raccolta ma ora è più difficile. Questa volta mi sono spostata nella zona di Messina, ho fatto i bagagli, lasciato la mia famiglia e ho cominciato tutto da capo: scuole, chiese, etc. Quest'anno siamo potuti tornare solo per due mesi che per Andrea sono pochi. Dopo due anni temo che saremo costretti a fermarci e sto studiando la terapia io stessa per poterla fare a casa. Conosco un sacco di persone che vogliono venire qua ma non riescono a raccogliere i soldi necessari. C'era una carta, una soltanto dopo tanti anni e me la volevo giocare bene. Non avere il rimpianto tra vent'anni e dire e se lo avessi portato? Nonostante tutto, siamo una famiglia felice, sono contenta della mia vita».
Quando le chiediamo che pensa di New York, dice: «È bellissima quando vai in vacanza, per noi è un dovere. Mi è stato chiesto se ero salita sull'Empire e io ho risposto: no perché si paga. Io sono qui per mio figlio, non per una vacanza. Magari un giorno verremo in vacanza e andremo anche a mangiare in un ristorante, mai dire mai nella vita!»
I costi per l'operazione e le relative complicazioni, ci spiega papà Salvo, sono ammontati a $ 41.000, i tutori necessari alla terapia $ 7000, ogni seduta $ 150 l'ora a cui si sommano le visite specialistiche in ospedale e tutte le spese del viaggio e del soggiorno a NY.  

Chiediamo un'opinione professionale a Chrysty Worsoe, una delle fisioterapiste dell'equipe del Prof. Strongwater che ha in cura Andrea qui a New York: «Andrea ha un enorme potenziale e può decisamente imparare a camminare. Lavoro con il dottor Allan da quasi sei anni e ogni bambino ha un traguardo personale, quello di Andrea è di camminare ed essere indipendente. Egli dovrebbe seguire anche una terapia del linguaggio e una occupazionale per l'uso delle mani ma al momento può permettersi solo la fisioterapia. Tipicamente queste famiglie proseguono per diversi anni, ma loro temono di non riuscire a raccogliere soldi sufficienti per tornare l'anno prossimo. La loro sfortuna è che l'asl -azienda sanitaria locale, ndr- in Sicilia non copre nulla, in genere le famiglie in Italia devono anticipare i costi ma sono poi rimborsate fino all'80%, a volte di più».

In molti si stanno mobilitando per aiutare Andrea, tra questi vi è Gerald (Aldo) Bertuna del Bensonhurst and Bay Ridge Kiwanis Club di Brooklyn: «La missione principale della nostra organizzazione è di aiutare i meno fortunati, specialmente i bambini. Il nostro slogan è "Aiutare un bambino alla volta". Il nostro club è formato da uomini d'affari italo-americani che desiderano restituire qualcosa alla comunità. Il caso di Andrea ci fu fatto presente da un caro amico di Catania. Per essere franchi sono stato coinvolto perché è una storia talmente toccante quella di una madre disposta a sacrificare fino all'ultimo soldo per aiutare suo figlio a camminare».
C'è un'intera schiera di angeli custodi in carne e ossa intorno ad Andrea che da grande vorrebbe diventare prete e dice a sua mamma: «Poi come la devo dire la messa, seduto? La devo dire in piedi!»
Sono tante le persone che hanno conosciuto la famiglia Furnari e sono rimaste colpite dalla sua genuinità, da una gioia di vivere che nasce dalle conquiste più semplici fino a farti guadare un oceano per avverare un sogno che per i coetanei di Andrea è il dono più naturale del mondo. Per lui, purtroppo, non è ancora una realtà e abbiamo voluto raccontarvi questa storia per unirci al coro di voci che non vorrebbero svegliare questo bimbo anzitempo, ma vederlo invece tornare a New York anche il prossimo anno.
Per chi volesse maggiori informazioni o mettersi in contatto con la famiglia, visitare il sito: www.pioandrea.com