SPECIALE/EVENTI/Belvedere di cultura italiana

di Maria Vittoria Solomita

Da sempre il (concetto di) ponte si è sviluppato su solide basi. Che si trattasse di ponte fisso, mobile o ponte traghetto. Continuo, sospeso, strallato, a sbalzo, ad arco; levatoio, smontabile, girevole, ribaltabile, sollevabile. Questa costruzione non ha attratto solo ingegneri e geometri, e magari qualche linguista. Il ponte è una metafora molto usata: spesso lo si rompe, più semplicemente si potrebbe scegliere tra quali attraversare  e quali evitare. Tanto più che a New York di ponti ce ne sono diversi.

Uno, in particolare, porta un suggestivo nome italiano, The Verrazano, da quel navigatore fiorentino, Giovanni da Verrazzano, che nel XVI secolo raggiunse per primo la baia di New York. Collega due circoscrizioni newyorkesi a grande concentrazione tricolore: Brooklyn e Staten Island. Quest'ultima area, poi, raggiunge una percentuale del 44% di abitanti di origine italiana. Un isola ricca di zone verdi e ville monofamiliari in stile Tudor, vittoriano e Art deco. In una di queste visse Meucci, e con lui l'esiliato Garibaldi. E proprio in una di queste sta per aprire Villa Belvedere. Una notevole magione acquisita due anni fa da Gina Biancardi e Luciano Rammairone per farvi un istituto di cultura italiana. Ci sarà spazio per corsi di lingua, di cucina e ballo, proiezioni, conferenze ed esposizioni. E si cercherà di promuovere al meglio il turismo culturale verso l'Italia, con le classi focalizzate ognuna su una regione diversa, attente a riportare in aula usi e costumi regionali. "Nel giardino coltiveremo basilico e pomodori coi quali poter preparare la vera salsa" ha annunciato entusiasta la fondatrice, Gina Biancardi, al gala di presentazione di sabato 19 giugno.  

Esempi come questi andrebbero emulati, secondo la Senatrice Diane Savino, soprattutto a Brooklyn e nel Queens, "perché le terze generazioni stanno dimenticando i sacrifici dei loro familiari, le umiliazioni a cui sottostavano i nonni immigrati per inseguire un sogno". Il sogno di una Casa di cultura in tutto italiana, retta da italiani e in stile neorinascimentale, Biancardi lo coltiva -accanto ai pomodori. E con una vista invidiabile, che vanta il ponte Verrazano e il porto di New York. Giustamente il Console italiano, Francesco Maria Talò, ha sottolineato l'adeguatezza della scelta del nome, Casa Belvedere, "il nome più appropriato anche agli invitati, tutti degni rappresentati di Italia e Stati Uniti".  E, di fatto, a rappresentare l'Italia è arrivata una lettera del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, per mezzo dell'On. Amato Berardi, Deputato del Centro-Nord America al Parlamento italiano. Berardi ha sottolineato come "grazie ad iniziative come questa i giovani  possono mantenere vivi i loro legami col passato" e ha chiuso con un semicalcistico (e poco fortunato) Forza Azzurri.
Presenti alla serata anche Michael McMahon, Congressman di Staten Island a Washington Dc, il direttore della Casa Belvedere, Louis Calvelli e il Presidente del Board di Casa Belvedere, John Profaci.   Un progetto ambizioso quello di Gina Biancardi, considerando  che si dovranno raccogliere quasi due milioni e mezzo di dollari per portarlo a termine. "Ma per settembre del prossimo anno saremo operativi" ha assicurato la fondatrice. Ed è pur vero che questi italiani G2 hanno respirato aria americana, per cui sicuramente sapranno mettere a segno un valido piano di marketing culturale.

Noi speriamo nel loro ponte, tra il passato e il futuro, e tra l'Italia che conoscevamo, quella che siamo e quella che dovremmo promuovere all'Estero.
Per maggiori informazioni su Casa Belvedere a Staten Island  www.casa-belvedere.org
 tel  (718) 273-7660