A modo mio

Il sorriso di Venere

di Luigi Troiani

Piantata al confine orientale del Mediterraneo, intrisa di ellenicità ma troppo vicina alla costa turca per non restarne colonizzata a settentrione, l'isola che nel mito vide sorgere dalla spuma del mare la Bellezza "col suo primo sorriso", sta cercando faticosamente di riemergere alla storia come dato unitario, dopo i luttuosi fatti dell'estate 1974, che le costarono l'invasione degli eserciti greco e turco, e la spaccatura tra le sue due etnie, solo di recente parzialmente ricucita.

   La zona meridionale, dove passo alcuni giorni, di fatto vive come se la divisione non esistesse. Quella Cipro ha ottenuto l'adesione all'Unione  europea e all'euroclub, realizza un accettabile andamento economico (la Banca centrale pronostica -0,5% quest'anno e +1,3% nel 2011), manifesta una stabilità politica garantita dall'omogeneità tra governo di sinistra-centro e presidente comunista nonostante l'attuale diatriba sulla proposta governativa di alzare dal 10 all'11% l'imposta corporate. La ferita della divisione non si cicatrizza, ma a Nicosia sono convinti che i cittadini turchi capiranno come solo nella riunificazione avranno il progresso economico e sociale goduto, complici il turismo di britannici tedeschi e russi e l'afflusso di capitali russi (e non solo), dai greci.

   Lo scontro etnico isolano è storia vecchia quanto le prime presenze ottomane, ma ha aperto l'attuale pagina giusto mezzo secolo fa, il 16 agosto, quando i tre garanti, Grecia Turchia e Regno Unito, concordarono di concedere a Cipro l'indipendenza, dopo anni di insorgenza antibritannica ed eccidi tra le due etnie, ben manipolate dalla perfida Albione che su Cipro esercitava il protettorato e deteneva basi militari.
   La dannazione di due popoli che avrebbero potuto avere un futuro comune di sviluppo e pace all'interno dell'Unione europea stava, e sta, nel mito condiviso della rispettiva "terra-madre". Si pensi che il futuro arcivescovo e presidente Makarios (che nel 1974 si schiererà contro l'invasione dei golpisti greci che assaltano l'arcivescovado tentando di fargli la pelle), nel 1950, quando era giovane vescovo ortodosso di Kition, indisse un plebiscito tra la popolazione, per registrare che il 96% dei greco-ciprioti voleva l'annessione alla Grecia (enosis). I turchi avrebbero risposto a modo loro nell'agosto 1974 quando, contro la disposizione del Consiglio di sicurezza che chiedeva il cessate il fuoco e incaricava il Segretario generale di convocare le parti perché negoziassero, fecero pulizia etnica contro inermi greci. Anche da qui i reiterati no della popolazione greca ad ogni proposta ONU per la soluzione della lunga crisi tra le comunità.

   Il trattamento da attribuire ai compatrioti turchi, specie in fatto di immobili e terreni sottratti ai rifugiati greci, e di cosiddetto "commercio diretto" con l'UE è fattore di politica interna a Nicosia, e ancora di recente ha causato l'uscita dal governo di una delle due componenti socialiste e il muso duro con la rappresentante del Segretario generale ONU e comandante degli 850 UNFICYP che garantiscono pace e ordine, l'americana Lisa Buttenheim. Difficile si arrivi a qualcosa, con alla porta le elezioni parlamentari del 2011. Governo e presidente chiedono il ritorno allo stato unitario. I turchi  optano per il modello confederale, e approfittano dei rinvii per consolidare le acquisizioni, e gli insediamenti dall'Anatolia. L'ONU lavora alla Federazione, accettabile a molti greco-ciprioti. Nicosia deve tener conto di un rischio: il nord non ricongiunto, potrebbe essere risucchiato territorialmente nella sfera di Ankara. I greco-ciprioti, avrebbero sul confine la potenza turca, Venere smetterebbe di sorridere.