Libera

Calciatori senza valori

di Elisabetta de Dominis

Si raccoglie quello che si semina. Ma i soldi non sono sementi e, elargiti ai giocatori senza coltivarne la crescita professionale, si è ottenuto solo che si rammollissero negli agi. Questo è in linea con la morale dominante.

Per fare un campione non basta che sia bravo a calciare un pallone, bello da far girare la testa a qualche aspirante velina, e spaccone per produrre gossip da popolino. Diventare un campione è faticoso: uno su mille ce la fa (sono pure le parole di una canzone). Bisogna osservare la disciplina, accettando un sacco di rinunce, rispettare il rapporto gerarchico, piegandosi al rigore, alla durezza e talvolta alle presunte ingiustizie del superiore, e soprattutto non avere paura. Ma come? I commentatori hanno cercato ancora di giustificare quei bamboccioni dei calciatori sostenendo che avevano un problema psicologico: la paura di non essere all'altezza. Ora il calcio non è uno sport per signorine, ma quasi. Non si può dire che sia rischioso, dunque già un calciatore non sa cosa sia la paura di uno sportivo che rischia la vita in montagna, sul mare, a cavallo, in auto, in moto, ecc. La paura si ringoia, perché l'attrazione della sfida, che permette di misurare se stesso e il proprio valore, è più forte. E se avevano questa paura, perché non ci hanno pensato prima a trovarsi, ad esempio, un posto in banca? Perché si vedono girare tanti soldi, ma non si incassano come da calciatori.
Il problema è che non abbiamo una classe di formatori perché questi non sono capaci di trasmettere dei valori in cui non credono, ritenendoli desueti, ridicoli, inutili. Così hanno formato dei calciatori vili.

Invece lo sport è rimasto ai valori dei cavalieri della tavola rotonda o degli eroi greci: forza, valore, coraggio, fierezza, orgoglio, lealtà, onestà, uguaglianza, fratellanza. Quest'ultima in un gioco di squadra significa anche essere coesi. Ma se si vergognano perfino di cantare Fratelli d'Italia. Beh, ora non gli resta che cantare il Va' pensiero e farsi deportare. La Lega suggeriva di mandare Lippi in esilio in America: troppa grazia. Mandiamolo nel Burundi e senza buonuscita. Vedrete che, quando si tagliano i cordoni della borsa, tutti cominciano ad ingegnarsi di nuovo.

Sono sempre stata dell'opinione - ben prima della Lega - che i calciatori siano strapagati, il che, come si è visto, non forma certo il carattere ed è peraltro amorale verso un popolo che suda per guadagnarsi la pagnotta.
Insomma si sono costruiti degli eroi che non avevano alcuna qualità che li rendesse tali. Bisognerebbe ripristinare il servizio militare obbligatorio e dare una bella inquadrata a questi ragazzotti che si carburano con alcool, viagra ed euro. Ovviamente io non ho fatto il servizio militare, ma so di cosa parlo perché da adolescente sono stata (volontariamente) ai comandi di due colonnelli di cavalleria. Nella competizione sportiva il premio è la gloria, non i soldi. Un po' come nel rapporto amoroso, il premio è l'amore, il resto è contorno. Ma chi lo capisce più? Tutti preferiscono l'insalata: vegetariani dei sentimenti che temono di addentare la carne, di farsi male, di veder scorrere sangue (metaforicamente). Nell'amore, come nello sport, bisogna mettere in conto di potersi anche fare male, nel senso di ferirsi nei sentimenti. Il fatto è che il male non lo vuole provare più nessuno. Guardate il sottosegretario Aldo Brancher che, per salvarsi dal carcere, si è fatto nominare ministro da Berlusconi, contando sul legittimo impedimento. Brancher è imputato, insieme alla moglie, nella tentata scalata alla banca Antonveneta per ricettazione ed appropriazione indebita. Il pm potrebbe chiedere la separazione della posizione di Brancher da quella della moglie, Luana Maniezzo. Ora, la signora non è candida come Alcesti, che scelse di morire al posto del marito Admeto, commuovendo tutti gli dei dell'Olimpo, ma vorrei mettere una telecamera nella loro camera da letto per filmare la vergogna stampata sulla faccia del ministro.

Eppure sono certa che non la vedrei. Perché allora pretendere che i calciatori la provino ancora quando votiamo uomini indegni? I giornali hanno scritto: dal giorno dell'orgoglio al giorno della vergogna. Forse provando la vergogna, i calciatori almeno (dai politici non ci aspettiamo nulla) capiranno cos'è l'orgoglio.