La Paolucci e Albee, il Pirandello d’America

di Franco Borrelli

Albee, il Pirandello d'America, prima e dopo il '70: questo, più o meno, lo spazio di tempo intercorso fra il primo saggio di Anne Paolucci sulla drammaturgia dell'americano e il volume presente, «Edward Albee (The Later Plays)», appena uscito per i tipi della Griffon House Publications di Middle Village, NY (pp. 165, 2010, $ 20).

La Paolucci al solito, da attenta lettrice e studiosa qual è, ci dimostra semplicemente come e perché queste opere dovrebbero oggi essere lette, rappresentate e godute. Siamo nell'Assurdo, di cui Albee è maestro, e la struttura dei suoi drammi, i caratteri che li popolano, il linguaggio da loro adoperato e i temi trattati sono di un'intensità e d'una modernità stupefacenti. Non solo; ma la Paolucci, nella conclusione al suo saggio, dopo essersi giovata dell'apporto della critica specializzata, ci offre un suo originale punto critico sull'opera in generale di Albee, un autore solido, profondo nel modo d'affrontare situazioni e personaggi, dai continui e costanti riferimenti all'opera del nostro Nobel Pirandello, la cui provocazione artistico-letteraria va a rispecchiarsi ora in quella dell'americano.

Ad Edward Franklin Albee (Washington DC, 12 marzo 1928) viene riconosciuto il merito di aver grandemente contribuito ad introdurre negli Stati Uniti le nuove tendenze drammatiche europee della seconda metà del XX secolo, e in particolare le concezioni del teatro dell'assurdo ("non solo" pirandelliano). L'intera sua opera può essere letta come un attacco ai valori della società americana e una constatazione amareggiata della solitudine e della disperazione dell'uomo contemporaneo. Questi temi, presenti già nei primi drammi - gli atti unici «The Zoo Story», 1959, «The Death of Bessie Smith», 1961, e «The American Dream», 1961, accolti come esempi significativi di quel teatro dell'assurdo allora in voga - trovarono la loro espressione più riuscita nel primo testo in più atti «Who's Afraid of Virginia Woolf?», 1962, in brillante equilibrio fra la durezza del messaggio e le esigenze commerciali di uno spettacolo per Broadway. Nei copioni successivi riprese gli stessi temi, ora edulcorandoli, ora rarefacendoli e ora complicandoli con presenze metafisiche e ambiguità di vario genere che assicurarono spesso un successo di scandalo. Come accadde con «Tiny Alice», 1964, «A Delicate Balance», 1966, «All Over», 1971, «Seascape», 1975, «The Lady from Dubuque», 1979, e «Three Tall Women», 1991, che piacquero al pubblico e alla critica senza peraltro entusiasmarli e che gli fecero vincere tre Premi Pulitzer.

Membro del Dramatists Guild Council, Albee ha ricevuto tre Premi Pulitzer per il teatro: nel 1967, nel 1975 e nel 1994. È stato anche insignito di uno speciale Tony Award alla carriera (2005), della medaglia d'oro per il teatro dall'American Academy and Institute of Arts and Letters (1980), del Kennedy Center Honors e della Medaglia nazionale delle Arti (1996). Albee è il presidente della "Edward F. Albee Foundation", che sostiene il "William Flanagan Creative Persons Center", una colonia di scrittori ed artisti di Montauk, New York