TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Medea dietro lo steccato

di Mario Fratti

Richard Peña ed Antonio Monda presentano ogni anno al festival della Film Society @ Lincoln Center i migliori film di giovani registi italiani. Gran successo anche quest'anno. Opere di Giuseppe Tornatore (in Sicilia; prima i fascisti poi gli americani), Rocco Papaleo (commedia che celebra la Basilicata), Susanna Nicchiarelli (trionfi sovietici nello spazio, visto da giovani entusiasti), Paolo Virzì (commovente famiglia che strappa le lacrime), Gabriele Salvatores (una pirandelliana ribellione dei personaggi), Gabriele Muccino (giovani coppie che sanno amare), Giorgio Diritti (storia vera dei nazisti che massacrano settecento donne e bambini), Carlo Verdone (magnifico nel ruolo di un prete che ha problemi e dubbi), Pietro Marcello (due personaggi tragici), Alessandro Angelini (un padre che perde il giovane figlio e cerca chi ha ricevuto il suo cuore), Valerio Mieli (storia d'amore fra Venezia e Mosca), e altri; tutti commoventi, eccezionali.

Ho notato un dialogo moderno e brillante. Quello usato anche da una decina di ottimi commediografi italiani. Perché non portano qui le loro commedie? Pubblico affollatissimo con fila in attesa di biglietti extra. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere fra di loro un centinaio di lettori di America Oggi. Mi hanno salutato con calore ed una decina di loro mi ha detto di ringraziare la direzione del giornale per aver dato tanto spazio a interviste e foto. Un giornale che suggerisce il meglio ed aiuta la cultura italiana a New York.

Una buona notizia questa settimana è il fatto che un dramma serio ed impegnato ha recuperato i quasi tre milioni dell'investimento in poche settimane. Fatto rarissimo. Infatti solo i musical hanno buone speranze di recupero delle somme investite. I drammi, quasi mai. Si danno e si presentano solo perché si ama proporre temi importanti che possono migliorare la società. Stiamo parlando di "Fences" dell'afro-tedesco August Wilson, ora al teatro Cort (138 West 48th Street). La scorsa settimana ha incassato un milione recuperando l'intero investimento. E' un fatto positivo perché produttori come Carole Shrenstein e Scott Rudin si sentiranno incoraggiati e metteranno in palcoscenico altri drammi importanti e seri. "Fences" (steccati che isolano una famiglia afro-americana): suggestiva scena di una modesta abitazione con cortile dove stanno costruendo lo steccato (perfetta intuizione di Santo Loquasto). La moglie è l'umile, dolcissima Rose (Viola Davis). Il marito è l'irruente, imperioso marito Troy (Denzel Washington) che solo raramente è tenero con la moglie, il figlio Cory (Chris Chalk) e i pochi amici.

Siamo alla periferia di Pittsburgh dove Troy, che sperava in una carriera nel mondo dello sport, è ora un indefesso lavoratore che provvede alla famiglia ma ha i suoi segreti, una vita al di fuori di quella con moglie e figlio.
Tratta con severità il figlio perché vuole che si tempri come atleta ed uomo in una società dove esiste ancora un velato, a volte chiaro, razzismo. Si fida del suo amico Jim Bono (l'anziano, convincente Stephen McKinley Henderson). E' autoritario e severo ed ha la tendenza a dare ordini. Anche a suo fratello Gabriel (Mykelti Williamson) ed al figlio adulto avuto da un precedente matrimonio: Lyons (l'elegante, sicuro Russell Hornsby).
Osserviamo con interesse il comportamento di un uomo forte ma amareggiato e di una moglie dolce e paziente. Arriva una tragedia che ci commuove. Troy confessa che ha un'amante ed attende da lei un figlio. Come reagirebbe una moglie italiana o una femminista di New York? Non di certo come reagisce Rose. Il suo cuore si è spezzato; glielo leggiamo in faccia. Ma si comporta con dignità. In scene successive accetta di prendersi cura del bambino. Una vera tragedia greca, con una protagonista che è senza dubbio superiore alla feroce Medea. Applausi entusiastici. Meritatissimi premi Tony. Abile, fluida regia di Kenny Leon.

Off Broadway, al teatro Workshop di J.C. Nicola e W. Russo (79 East 4th Street), abbiamo una novità di Claudia Shear (autrice ed attrice). La ricordiamo come eccellente Mae West in "Dirty Blonde". Presenta ora "Restoration", una commedia che si svolge a Firenze ed usa spesso frasi italiane. Benvenute in una città dove si sente poco l'italiano. Il professor Alan Mandell dice all'americana Giulia (Claudia Shear) che la vogliono a Firenze perché deve restaurare il David.
La scena di Scott Pask è abile. Ci mostra solo dettagli. Poi, alla fine, l'intera statua. Daphne (Tina Benko) è elegante e non si fida troppo della goffa Giulia. Solo alla fine diventano amiche e si abbracciano. L'altra attrice (Natalia Nogulich) ha molti ruoli ed è simpatica. La guardia al museo è un fiorentino che sa corteggiare. Max (Jonathan Cake) tenta, complimenta, è vicino al bacio. Qualcosa li interrompe sempre. Solo alla fine la goffa, simpatica Giulia è bella, brava ed elegante. Ben diretto da Christopher Asley. Molti applausi.

Al teatro ATA (314 West 54th Street) abbiamo sempre, ogni anno, una commedia di Shakespeare. La giovane Jessica Jennings presenta una ricca, sofisticata versione di "A Midsummer Night's Dream". Dirige brillantemente, con fluidità, ed ha anche composto la musica e creato (con l'aiuto degli attori) una bella scenografia. Fra i migliori attori... sarebbe ingiusto indicare solo pochi. Son tutti bravi. Un bel successo.