PUNTO DI VISTA/Libertà dai piccoli borghesi reazionari

di Toni De Santoli

Il primo luglio prossimo parecchi italiani scenderanno in piazza. Si manifesterà in numerose città, a Roma l'appuntamento è a Piazza Navona. Si protesterà in difesa della libertà d'espressione e, quindi, contro la Legge Bavaglio. A questo ci siamo ridotti: a dover invocare, difendere, appunto, le libertà più elementari in questo Paese che una quarantina di anni fa sembrava aver superato diversi scogli. Non ce lo saremmo mai immaginato... Ma ora eccoci qua, un po' increduli, indignati di sicuro, a tentare la controffensiva, legale, democratica, dinanzi a un'Italia che non intende sentir ragioni: quella del centro-destra, anzi, della destra.

L'ora è grave. Mentre si demolisce tutto ciò che è pubblico - e lo si demolisce in nome del privato, dell'iniziativa privata che dovrebbe renderci tutti ricchi e felici e invece ci impoverisce, ci umilia, ci disorienta - c'è un'Italia che a noi si presenta con due volti, entrambi funzionali al raggiungimento dello stesso scopo. C'è un volto dall'espressività ridanciana, tipo quella dei piazzisti d'un tempo; c'è un volto gelido, tirato, minaccioso. Sono queste le fisionomie del Potere politico in Italia. Le fisionomie della maggioranza politica. Le facce di chi, no, non intende ragioni quando s'accorge che la ridancianeria non sempre funziona. Aveva buon gioco uno o due anni fa, ora non più. L'Italia è un Paese triste poiché la politica italiana nel suo insieme è triste: centro, destra o sinistra, differenza non v'è. M'intristiscono tutti: Berlusconi, Bersani, Fini, Fassino e tanti altri. Sono personaggi che non m'ispirano punta fiducia. V'è in tutti loro - almeno secondo la mia impressione - qualcosa di sfuggente, di fortemente e "italianamente" sfuggente. Mi dànno la sensazione di non preoccuparsi poi molto delle sorti della nazione, ma ti vogliono far credere (il gioco è classico) di tenere in somma considerazione i diritti, le necessità dei cittadini. Altrimenti, non ci troveremmo dove ora ci troviamo: a dover dare voce al nostro desiderio di libertà.

Ma sapete perché, cari lettori che vivete e lavorate in America, l'Italia da dieci o vent'anni (o anche più) conosce un declino inimmaginabile negli Anni Cinquanta e Sessanta? Un declino che trascina con sé la politica, la scuola, il mondo del lavoro? Perchè il potere politico è nelle mani della piccola borghesia cittadina, soprattutto romana e milanese. Neo-romana, neo-milanese. Diversa da quella di provincia, che qualche virtù, qualche grande virtù, l'ha saputa conservare. "Questa" piccola borghesia è sorda a ogni voce si levi da ceti diversi dal suo. "Questa" piccola borghesia irride a chi ne sa più di lei. Essa attua la "banalizzazione" di persone, di menti e di spiriti che le sono lontani e dei quali riconosce però, ma in silenzio, il valore. "Questa" piccola borghesia ha sempre in bocca termini come "target", "week end", "news", "question time"... Ma non conosce le lingue! E' pigra. E' superficiale. Indifferente. Ritrova un'energia esplosiva solo quando vuole impegnarsi nell'incremento del suo potere. Non crede nella libertà. Dice di credervi, ma così non è. Non lo ammette apertamente, ma sogna lo Stato autoritario, forse sogna addirittura lo Stato totalitario. Questo è un tessuto sociale antico. E' un abito mentale antico. Nulla li ha modificati. Non li ha modificati l'abolizione della pena di morte in Toscana nel 1785, non li ha modificati l'Illuminismo, la Rivoluzione Francese del 1789, la nascita dello Stato unitario italiano, il Novecento con le sue speranze, le sue vittorie, le sue sconfitte, le sue tragedie e i suoi momenti felici. "Questa" piccola borghesia rappresenta la Reazione. Ecco perché il primo luglio scenderemo in piazza. E potremo sentirci a posto con noi stessi, coi nostri figlioli.