IL FUORIUSCITO/L’autogoal di Berlusconi

di Franco Pantarelli

Uno: Silvio Berlusconi non controlla più la sua banda. Due: la legge sulle intercettazioni telefoniche, che nella guerra fra guardie e ladri doveva dare il vantaggio ai secondi, è virtualmente saltata. Tre: il patto fra Berlusconi e Umberto Bossi non è più "di ferro", il che comporta che tra leghisti e seguaci di Gianfranco Fini, l'uomo della provvidenza si ritrova di colpo in "minoranza" alla Camera dei deputati. Per fortuna che manca all'appello il risveglio dell'opposizione perché se ci fosse stato anche quello l'overdose di belle notizie mi avrebbe provocato un coccolone.

La battaglia su questa sciagurata legge è stata complessa (lo è ancora) e si è articolata su vari fronti, ognuno dei quali ha contribuito a erodere quella che - dopo la "passeggiata" al Senato, che ha approvato a larga maggioranza la legge - sembrava una marcia trionfale verso l'approvazione automatica della Camera. Ma stando alle varie ricostruzioni dei retroscena che sono state fatte, si direbbe che il contributo determinante alla sconfitta di Berlusconi lo abbia dato lui medesimo, Berlusconi, che non si è degnato di prendere in considerazione le difficoltà che gli si paravano davanti, presumibilmente ritenendosi al di sopra di qualsiasi insidia.

E' una vecchia storia, quella del delirio di potenza. Napoleone era tanto sicuro della superiore forza del suo esercito rispetto a quello russo e della superiore intelligenza guerriera di se stesso rispetto al generale Mikhail Kutuzov che non perse tempo a chiedersi chi fosse mai quel tipo con lo strano nome di "Generale Inverno". E lo stesso fece Adolf Hitler che decise di partire all'attacco dell'Unione Sovietica  (nonostante il Patto) mentre aveva truppe ormai impegnate in una mezza dozzina di altri fronti, e ogni volta che qualche suo generale tentava di fargli presenti le quasi insormontabili difficoltà logistiche che l'inverno opponeva alle truppe tedesche, lui lo interrompeva e sputava la sua sentenza: "Non sono truppe qualsiasi, sono truppe tedesche".

Per carità, Berlusconi con quei due ha da spartire poco o nulla (a conti fatti: solo la statura e solo con Napoleone). Si tratta semplicemente di dare a quelle due sconfitte clamorose (meno male) il valore di metafora del delirio di onnipotenza. Quanto al valore senza metafore, a stabilirlo è la realtà concreta e la realtà italiana è dettata da un buffo personaggio che raramente mostra di conoscere le cose di cui parla: dal vecchio "errore ignobile" compiuto da Dino Zoff nella finale del capionato europeo del 2004 vinta dalla Francia, al "sarei lieto di incontrare i fratelli Cervi" detto in piena tv e non degnandosi di ascoltare quelli che cercavano di avvertirlo "presidente, sono tutti morti". Se non fosse per il potere che è riuscito ad accumulare sarebbe una macchietta che nessuno prenderebbe sul serio.  E ciò che sta accadendo in questi giorni in Italia sembra proprio una combinazione di diminuzione di potere e di perdita di credibilità.

Quale di questi due elementi sia l'uovo e quale la gallina, non si sa (neanche il professore della vecchia canzone di Natalino Otto lo sapeva). Si sa però che questo suo declino, se di declino si tratta, si è verificato nelle sue fila. L'elemento essenziale è stata una conversazione telefonica (a volte il caso decide di divertirsi) fra Fini e Bossi. Questa: "Umberto, ma tu l'hai letta le legge aprovata dal Senato? Lo sai che in base a quel testo non si potrà neppure mettere una cimice nell'automobile della moglie di Riina". Bossi non lo sapeva ed è rimasto impressionato, anche perché il suo fido Maroni, inopinatamente ministro degli Interni, gli aveva raccontato per telefono (e dagli!) di essere sotto pressione da parte dei dirigenti delle forze di polizia: "Qui mi dicono che metà delle indagini di mafia sono destinate a saltare".

Il capo della Lega, a quel punto, ha deciso di smarcarsi pubblicamente dalla legge sulle intercettazioni, forse perché convinto da Fini e da Maroni ma più probabilmente per la colpa di "mancato federalismo" commessa da Berlusconi, che continua a prometterglielo senza mai realizzarlo.
Insomma è evidente che non si tratta di una vera sconfitta di Berlusconi. In tempi di Mondiali, ciò che è accaduto si potrebbe definire un autogoal. I tifosi più beceri non li disdegnano, gli autogoal, e data la situazione va comunque bene. Ma perché l'Italia cessi di essere il posto che induce la gente a scappare per disgusto, ci vuole altro che un alleato bizzoso.