Che si dice in Italia

Il Cavaliere da i numeri

di Gabriella Patti

L'ansia gioca brutti scherzi e può far fare brutte figure. Nella sua quasi parossistica campagna contro i magistrati che, a suo dire, lo perseguitano, il nostro capo del governo ha sbagliato le cifre. E di grosso. Nella sua ultima sortita contro i giudici, li ha accusati di spiare con le intercettazioni circa sette milioni e mezzo di italiani. E' stato facilmente e immediatamente smentito. Dati alla mano, Luca Palamara, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati ha rivelato che, al momento, i cittadini sotto sorveglianza telefonica o ambientale da parte delle forze dell'ordine e degli inquirenti sono poco più di 130mila. E se lo sono, vorrà pur dire che ci saranno dei buoni motivi: la guerra alla criminalità organizzata e ai malfattori di varia natura, andrà pur fatta. Santo Iddio: ma informarsi prima? Eppure a Palazzo Chigi non dovrebbe essere difficile avere i dati dell'attività giudiziaria.

    A PROPOSITO DI INTERCETTAZIONI: il Capo dello Stato Giorgio Napolitano non ama che gli si dica "Presidente, non firmi". Ha ragione lui. Ma qualcosa deve star succedendo nelle segrete stanze dei palazzi del potere. Altrimenti Umberto Bossi, leader della Lega e tra le poche teste pensanti (anche se, a mio modesto parere, in maniera deviata e dannosa per il Paese) della attuale politica nostrana, dopo un colloquio con l'altro a cui il cervello sembra funzionare, cioè Gianfranco Fini, non si sarebbe lasciato sfuggire la frase: "Se Napolitano non firma, siamo fregati". E, cosa non comune per lui, non avrebbe smorzato i toni mostrandosi disponibile a ulteriori emendamenti sulla legge bavaglio che, se passasse, porterebbe l'Italia tra i regimi totalitari dove la libertà d'informazione è assente.

   QUALCOSA, COMUNQUE, STA SUCCEDENDO. L'altro giorno su un autorevole quotidiano, un altrettanto autorevole commentatore - solitamente prudente - ha scoperto che gli italiani cominciano a essere seriamente preoccupati. Finora, è vero, nei confronti di questa crisi e di tutte le precedenti, la gente del Belpaese ha sempre avuto un atteggiamento del tipo: "Tanto, poi, alla fine c'è il solito stellone italico, le cose si sistemeranno". Non più. Ora, di fronte ai posti di lavoro che mancano, ai cinquantenni che vengono licenziati e sanno che non troveranno mai più uno stipendio, ai figli demoralizzati che restano a casa, l'opinione pubblica si è seriamente allarmata. E, se prevale il pessimismo, sono pessime notizie per tutti. Per il governo innanzitutto. Ma, in particolare, per l'intero sistema.

   SONO AL 100 PER CENTO CON GLI AQUILANI. La loro bellissima città continua a essere un cumulo di macerie, con le strade inagibili. Il vescovo cittadino, Giovanni D'Ercole, confessa di essere seriamente preoccupato: "Questa città è morta. Speriamo che resusciti". E allora loro, sindaco in testa (che si è polemicamente levato la fascia, altro brutto segno su cui nelle stanze romane qualcuno dovrebbe meditare), sono andati a manifestare ... in autostrada. Hanno polemicamente, ma in modo non violento, occupato per mezzora l'A2 che dalla capitale porta in Abruzzo. Bandieroni nero-verdi, colori della città,  mamme con il passeggino, ragazze in bicicletta, hanno bloccato il traffico sulle corse autostradali. Le vuote rassicurazioni del sottosegretario Gianni Letta, abruzzese anche lui sia pure di Avezzano, non tranquillizzano più nessuno. Forza L'Aquila!

   COSA CI SARA' IN QUELLA BUSTA? Un articolo in una pagina interna del Corriere della Sera rivela una piccola storia del passato. Il barbiere del grande regista Federico Fellini, morto ormai da tanti anni, conserva ancora - mai aperta - una busta che gli venne consegnata dagli infermieri andati a soccorrere il Maestro il giorno in cui poi morì. Lui voleva consegnarla alla moglie, Giulietta Masina, ma fu impossibile. Anche l'attrice se ne andò. Da allora la busta è sempre lì. "Non sono mai riuscito ad aprirla" confessa il barbiere, Pino Rinelli, che ancora esercita a Roma.