ATTUALITA'/Il libro non scomparirà

di Marco Mastella

Bilancio molto soddisfacente per l'edizione 2010 del BEA (BookExpo America), che si è chiusa il 27 maggio scorso. La manifestazione che si è confermata evento principe dell'editoria in Nord America, è sicuramente tra le prime al mondo in questo settore. Centinaia i nuovi titoli, oltre ai 1500 espositori e 500 autori che si sono ritrovati all'interno della struttura dello Jacob K. Javits Convention Center di New York. Ricco il programma cha ha visto alternarsi incontri tra pubblico e autori, conferenze ed eventi speciali come l'opening che ha visto protagonista Barbra Streisand. E ancora, occhi puntati sulle realtà editoriali e i libri del "mondo" spagnolo.

Per l'occasione non poteva certo mancare l'Italia che, in uno stand in cui si dava anche risalto a Italbooks (sito internet nato per far conoscere l'editoria italiana nel mondo), si è presentata con un consistente numero di partecipanti. L' ITC (Italian Trade Commission), ha raccolto infatti, sotto il "marchio" Sistema Italia, ben 27 nomi: Agave Edizioni, Ape Junior, Armando Editore, Artelibro, Bologna Children's Book Fair, La Coccinella, Corraini Edizioni, Dami International, De Agostini Editore, Edilingua Edizioni, Edizioni Gribaudo, Fanucci Editore, Food Editore, Giunti Group, Gremese, Gruppo Albatros Il Filo, Guerra Edizioni, IBF - International Book Forum, Il gioco di leggere Edizioni, l'Asino d'oro Edizioni, Paramica, Pearson Paravia Bruno Mondadori, Piccinin Nuova Libraria, SEPS, Sovera Multimedia, White Star Edizioni e ZOOlibri.

Da aggiungere inoltre in qualità di "esterni": Atlantyca, Europa Editions, Macro Gruppo Editoriale, McRae Books e Rizzoli International. La massiccia presenza giustifica d'altronde le stime rilasciate dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, secondo cui il nostro paese è tra i maggiori fornitori di libri, quotidiani, enciclopedie, dizionari.
Di questo BEA 2010, dello stato dell'editoria italiana e di altro, abbiamo parlato con Pasquale Bova, Trade Commissioner di Chicago.


Dott. Bova qual è il bilancio del BEA 2010?

«Posso affermare che il riscontro è stato assolutamente positivo rispetto all'edizione 2009. A detta di tutti gli addetti ai lavori, italiani e non, la ripresa è stata visibile. Il fatto poi che l'evento sia stato compresso in due giorni, ha permesso di raccogliere più visitatori nel minor tempo. Ancora non abbiamo i numeri precisi, ma da quello che si è visto, si può ben sperare per la prossima edizione. Naturalmente con una presenza ancora più forte da parte della nostra editoria».

Cosa può dirci sulla salute dell'editoria italiana?
«Indubbiamente ci siamo lasciati dietro un anno caratterizzato da un trend negativo, in cui solo il mercato cinese sembra non averne risentito molto. Segni di ripresa si sono affacciati nel primo trimestre di quest'anno. È un segnale confortante per noi e per i nostri editori che stanno puntando su titoli decisamente molto più interessanti che negli anni passati. Si sta puntando decisamente sulla qualità. Un dato che ci lascia ben sperare è quello pervenutoci dall'American Library Association, secondo cui tra lettura dei libri italiani e acquisto degli stessi, è di gran lunga la prima a essere superiore».

In questo contesto che lettura si può dare alla vendita dei diritti all'estero?
«Negli ultimi due anni c'è stato un aumento della vendita dei diritti di libri italiani all'estero, ma ovviamente si tratta di numeri inferiori rispetto a quelli che noi acquistiamo. Ma se consideriamo che dal 2001 al 2009 i titoli di cui gli editori italiani hanno venduto i diritti all'estero è cresciuto del 94% e che il totale è di 3.500 titoli, non possiamo che essere soddisfatti. Di certo volendo raffrontare nello specifico i mercati italiano e americano su questo punto, lo squilibrio è enorme perché anche se vendiamo cento, acquistiamo mille».

Quali sono i titoli che maggiormente trainano il prodotto italiano?
«La lingua italiana sta tornando ad essere oggetto di interesse qui in America. Incoraggianti sono i dati che si riferiscono ad esempio ai testi universitari. Riescono a ritagliarsi un ruolo importante i libri illustrati e cioè quelli su fotografia, architettura, arte (18%). Così come percentuali ragguardevoli raggiungono i libri per bambini (29%). La saggistica invece si attesta sul 28%».


Può farci i nomi di autori italiani che riscuotono gradimento tra il pubblico statunitense?  

«Dando per scontato che la letteratura italiana e i classici sono sempre un punto di riferimento nell'immensa galassia della cultura non solo americana, ma mondiale, ora come ora posso fare un nome su tutti, ed è quello di Andrea Camilleri. Conosciamo il valore e la qualità dello scrittore siciliano e l'appeal che può suscitare con i suoi gialli. Se poi ci aggiungiamo che è anche ben tradotto, il gioco è fatto».

Cosa ci può dire in merito all'avanzare dei nuovi prodotti tecnologici quali I-Pad e ebook?
«Per quanto riguarda l'Italia molti editori non hanno raggiunto accordi con i venditori on-line, infatti il numero di titoli è esiguo. Siamo indietro e bisognava partire molto tempo prima. Negli Stati Uniti invece c'è stato un significativo incremento (20%) nel 2009 della vendita dei libri elettronici. Credo sia inevitabile che l'utilizzo di questi dispositivi sia destinato a crescere, che si tratti di un mondo che richiamerà a sè sempre più adepti. Ovviamente ora c'è una corsa per accaparrarsi più titoli possibili e questo ha già causato un deciso innalzamento di prezzo.
Mentre infatti sul sito Amazon, che supporta l'ebook "Kindle", i prezzi dei titoli era di circa 9,90 dollari, ora l'ingresso prepotente in questo settore della Apple, ha generato un aumento di circa 2 dollari».


Quindi qual è il destino del libro così come noi lo conosciamo?

«In base a delle ultime statistiche risulta che la lettura in via elettronica, sia prodromo di acquisto del titolo cartaceo. In pratica viene effettuato sul libro una sorta di screening. Quindi a maggior ragione bisogna essere chiari: il libro non scomparirà. Chi lo ama continuerà sempre ad acquistarne.
È evidente che il libro sarà destinato a perdere qualcosa a favore di questi prodotti tecnologici, che hanno comunque la peculiarità di essere degli oggetti comodi e per niente voluminosi. Andando in vacanza ad esempio posso permettermi di portare con me 3 o 4 libri racchiusi in pochi centimetri, piuttosto che avere qualche ingombro in più. Così come non è da sottovalutare in merito il discorso di economia verde».

Per concludere: cosa si aspetta per l'immediato futuro?
«Rimanendo strettamente legati al discorso italiano, mi aspetto molto e noto con piacere che già piccoli passi decisi si stanno facendo verso una direzione più chiara. De Agostini per esempio ha firmato un contratto di distribuzione negli USA, con Sterling, per White Star Edizioni, e ha in progetto di stampare in fac-simile il Codice di Leonardo (circa 1.000). Corraini ha confermato e consolidato i rapporti con musei quali MOMA, Getty Museum, MCA Chicago. Mentre Giunti e Mondadori stanno lavorando concretamente per la nascita di cataloghi per ebook. Quindi come si può notare, si tratta di progetti assolutamente incoraggianti».