SPECIALE/DOCUMENTARI/Salina e il suo stretto legame a NY

di Liliana Rosano

C'è un'esigenza vitale che sta dietro alla creazione di un documentario: raccontare la realtà senza filtrarla attraverso gli strumenti della fiction. Da questa esigenza e dalla voglia di raccontare un paese che cambia nasce il "SalinaDocuFest" il festival del documentario narrativo giunto alla quarta edizione sotto la guida di Giovanna Taviani, regista, direttrice e fondatrice del festival.
Quest'anno gli organizzatori hanno scelto Manhattan e il Calandra Institute della Cuny per presentare la rassegna che si terrà nell'isola eoliana di Salina dal 12 al 19 settembre. Oltre alla stessa regista, direttrice del Festival, erano presenti  anche Gaetano Calà, presidente dell'Anfe (Associazione delle famiglie emigranti), il console italiano a New York, Giovanni Maria Talò, Anthony Tamburri  direttore del Calandra Institute e Letizia Airos di I-Italy.

Il tema di questa quarta edizione è l'identità, un tema forte e attuale più che mai, come sottolinea il console nel messaggio di apertura. "E' importante chiedersi chi siamo e dove stiamo andando- afferma Talò- soprattutto per un paese come il nostro".
Un tema che abbraccia e racchiude altre tematiche, anch'esse attuali, come l'immigrazione, la cultura, la società che si evolve. "Un concetto che sento forte, afferma Giovanna Taviani, soprattutto visto che quest'anno ricorrono i 150 anni dall'Unità d'Italia. Il tema dell'identità dice Giovanna  si riallaccia fortemente a quello dell'immigrazione perché richiama il concetto dell'altro. Identità significa anche alterità. Non si può conoscere la propria identità senza conoscere se stessi".

Romana di origina ma salinota di adozione, Giovanna Taviani, figlia del regista Paolo Taviani, regista e documentarista, parla del SalinadocFest come di una realtà che cresce di anno in anno,  che attira un pubblico internazionale e che sta riscuotendo un successo crescente di pubblico e critica".

"Il documentario, dice Giovanna, in Italia non viene assolutamente riconosciuto e non si da spazio nella diffusione. Per questo bisogna promuoverlo attraverso altri canali come i festival indipendenti. I documentari che scegliamo per il Salinadocufestival devono avere come caratteristica quella di raccontare la realtà senza filtrarla e falsarla attraverso altri codici. Questo non significa per forza dare vita ad un reportage di inchiesta, perché si può raccontare la realtà anche senza parole, in maniera lirica."

Il bando di concorso per il Salina Festdoc è già aperto al pubblico e quest'anno durante la manifestazione, oltre alla visione dei documentari  italiani selezionati, ci sarà anche una sezione dedicata ai film  dell'ultimo San Paolo Film Festival con il quale il Salina è gemellato, oltre che ai film dei nuovi registi italiani.
Il Salina Film Festival si avvale della collaborazione dell'Anfe, associazione delle famiglie emigrate, che da sempre supporta iniziative che trattano tematiche vicine all'emigrazione e non solo.
"Per noi dell'Anfe, dice Gaetano Calò, era importante supportare e lavorare in partenariato con il Salina Film Festival. L'Anfe fin da quando è stata fondata nel 1947 è vicina all'emigrazione e agli emigrati. Ma non solo, l'associazione ha un sogno: quello di creare un recupero della memoria e delle tradizioni . Per questo supportiamo e valorizziamo manifestazioni come queste".

Non mancano le polemiche per i tagli alla cultura messi in atto dal governo Berlusconi. Tagli che penalizzano non ultimo il cinema.
"E' un periodo buio per la politica italiana, dice Giovanna Taviani. Ma è anche un periodo di grande fermento culturale in cui i giovani hanno voglia di raccontare la realtà e di analizzarla.
Sono giovani registi, scrittori, documentaristi. Quest'ultimi ritornano all'esigenza che ha animato i grandi registi del neorealismo nel secondo dopoguerra: raccontare la realtà. Allora era l'Italia del dopoguerra, che sia affacciava sconfitta e martoriata. Oggi è un Italia diversa ma non per questo meno depressa.. Guardare la realtà con un forte senso del recupero, è questa la funzione del documentario continua Giovanna Taviani. Non è un caso che il documentario e i documentaristi stiano vivendo una stagione molto attiva in Italia: quando un paese perde il contatto con la propria memoria storica, come sta succedendo ora all'Italia, nasce l'esigenza vitale di raccontare quello che abbiamo davanti gli occhi, per costruire il futuro riallacciandosi al passato".

Durante la presentazione al Calandra il pubblico numeroso ha assistito alla visione di un vecchio documentario di Vittorio De Seta  girato a  Salina e del documentario della stessa Giovanna Taviani: "I nostri 30 anni. Generazione al confronto",  che più che una ricostruzione filologica della storia del cinema italiano vuole essere una indagine sul presente. Il documentario della Taviani si interroga e interroga i giovani registi italiani (tra cui Vincenzo Marra, Pippo Delbono, Paolo Sorrentino) il rapporto con il cinema del passato attraverso un confronto con i grandi del cinema italiano tra cui Dino Risi, Gabriele Salvatores, Paolo e Vittorio Taviani, Nanni Moretti.

"La speranza è, concludono gli organizzatori del film festival, di creare questo ponte ideale tra Salina e Manhattan, due isole diverse che sono legate dal filo dell'immigrazione". Quel filo indispensabile per ricostruire un pezzo di storia italiana.