MUSICA/CONCERTI/Carmen Consoli, la tradizione col rock

di Liliana Rosano

In giro per l'Europa, dove è impegnata con il suo tour, Carmen Consoli è attesissima negli Stati Uniti, dove si esibirà in tre concerti, il primo il 15 Giugno a Chicago, poi a New York il 17 Giugno al club Le Poisson Rouge e infine a Cambridge nel Massachussets il 18. Il suo ultimo album "Elettra", da poco pubblicato anche negli States, sta riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica anche oltreoceano. In America la cantantessa catanese è sempre più popolare, e a New York, dove si è esibita lo scorso Gennaio, torna con un live concert, che, dice Carmen durante l'intervista telefonica, mette insieme  tradizione rock e nuovi elementi sperimentali

Carmen, che concerto stai preparando per il pubblico americano?
«Suonerò in trio: io alla chitarra acustica, Massimo Roccaforte - uno dei miei chitarristi storici - al banjo e mandolino e Andrea di Cesare al violino. Questo inverno ho portato in tour in Italia un concerto decisamente rock, nel quale io suonavo per la prima volta il basso; a gennaio in Usa ho suonato voce e chitarra, alla Ani di Franco, un concerto nel quale mi son voluta "svelare" il più possibile. Ho quindi pensato di ritornare in giugno in un concerto che avesse la stessa essenzialità e sincerità dello spettacolo di gennaio, ma anche che portasse i segni del tour rock italiano, nell'attitudine. E' nato così questo curioso incrocio, dove anche gli strumenti si riferiscono tanto alla tradizione italiana (il mandolino), quanto a quella americana (il banjo), contenendo anche uno strumento comune alle due, il violino».

Partiamo dal tuo ultimo album "Elettra" che al di là del riferimento alla mitologia sembra essere uno dei tuoi album più intimi, quello con cui ricomponi molti aspetti, dalla famiglia alla tua terra. Senti questa intima appartenenza?

«Assolutamente sì. Ho finito di scrivere il disco in un momento molto particolare della mia vita, delicato: subito dopo la scomparsa di mio padre, e difatti a lui è dedicato tutto l'album. Sono quindi moltissimi i riferimenti intimistici e personali, in particolare quelli relativi alla natura (il vento, la tempesta, l'alternarsi delle stagioni, il volo degli uccelli, ecc), che sono in qualche modo "mutuati" dalla vita di mio padre più che dalla mia: lui era agronomo ed era in simbiosi con la terra».

Quanto c'è di Elettra in Carmen?
«Elettra, in quanto personaggio mitologico, è entrata nella storia della letteratura e della cultura occidentali vestendo i panni dell'eroina borghese, della sorellina ideale di Edipo sul lettino dello psicanalista e assumendo tantissime connotazioni diverse.  Ho scritto la mia Elettra raccontando alcuni di questi travestimenti del suo personaggio per poter farne poi un disco sull'amore, su ogni tipo d'amore: filiale, carnale, sentimentale, sul non-amore. La mia Elettra è quindi uno strumento di narrazione, e di lei ho tanto e tanto poco, non è propriamente autobiografica, ma grazie a lei ho potuto raccontare alcune mie visioni sull'amore».

Musicalmente con "Elettra" sembri ritornare ad un rock più classico e melodico. Si tratta di una scelta che segna un percorso musicale nuovo?
«Non direi, ogni mio disco è diverso dal precedente, ma lo è solo un poco, procedo a piccoli, ponderati passi nella mia ricerca. Già Eva contro Eva era un disco impregnato di world music e musica tradizionale. Negli ultimi anni ho ascoltato molta canzone autorale italiana (De Andrè sopra tutti) e musica acustica in genere. E con questo bagaglio, dopo Eva, sono ritornata al pop-rock "più classico", come dici tu».

Sei stata la paladina della riscoperta della musica tradizionale siciliana e non, hai ideato e diretto il primo "Etna Music World Festival" in Sicilia. Quanto la musica popolare etnica ha influenzato la tua musica? E in che misura rispetto al rock americano?
«La musica popolare siciliana è nel mio dna tanto quanto lo sono l'Etna e il mare, un suono dell'infanzia e una parte di me e della mia storia; ma allo studio vero e proprio della musica tradizionale ci sono arrivata pian piano, anche attraverso il rock, ma soprattutto il blues americano: un momento cruciale è stato il mio primo tour negli States, quando sono andata ad Austin e nei luoghi di riferimento della musica di Janis Joplin, un'artista che mi ha profondamente segnata. Lì ho sentito (più che capito) come il blues sia la musica delle radici, la musica legata all'identità popolare e tradizionale di almeno una parte degli americani, alla loro storia più profonda e dolorosa ed è stata una delle ragioni che mi ha spinto a conoscere meglio la musica popolare tradizionale della terra da cui provengo».

 "Elettra" è stato pubblicato negli Stati Uniti e ritorni ancora in America per un tour. Quali sono le differenze per una rocker come te tra il rock americano e quello europeo?
« "Rock" è ormai una parola gigantesca, che include mille significati e generi. Più che una differenza geografica e di suoni, credo che quello che contraddistingue il rock siano l'intenzione e l'attitudine: il rompere gli argini, l'andare oltre le convenzioni, l'avventurarsi in terreni musicali ancora inesplorati».

Tu viaggi tantissimo per il mondo, ma la tua casa è sempre in Sicilia, alle pendici dell'Etna. Che rapporto hai con la tua terra?
«Quando scrivo un nuovo album mi ritiro nella mia casa/studio alle pendici dell'Etna. Di lì vedo il mare e ascolto il brontolio del vulcano, sento il profumo dolciastro degli alberi di fico e quello aromatico del rosmarino. Mangio caponata e sarde, parlo dialetto e ascolto le storie che gli anziani si raccontano in piazza nel paesino vicino casa. La Sicilia è l'origine e a lei torno se voglio ritrovare me stessa e se voglio mostrare il meglio di me; nella mia casa in Sicilia ho invitato anche Angelique Kidjo per scrivere insieme "Madre terra", il pezzo che cantiamo insieme in "Eva contro Eva". E lì è nata  anche "Marie ti amiamo", inclusa in "Elettra", scritta e interpretata insieme a Franco Battiato, un altro siciliano cittadino del mondo».