IL FUORIUSCITO/Notizie d’importazione

di Franco Pantarelli

La legge detta "sulle intercettazioni" che il governo italiano sta per varare avrà molti effetti: ostacolerà l'attività investigativa nei confronti della criminalità organizzata ponendo limiti del tutto irragionevoli all'uso, appunto, delle intercettazioni telefoniche; renderà impossibili le indagini nei confronti di qualche politico che si trovasse a percorrere i sentieri del crimine (per ascoltare le sue conversazioni telefoniche gli investigatori dovranno chiedere il permesso ai suoi colleghi, che è come dire a lui stesso); impedirà ai giornali di pubblicare il testo delle intercettazioni medesime anche dopo che il loro contenuto - una volta rispettati gli obblighi di procedura - sarà diventato di pubblico dominio (ma forse in questo caso il governo spera che qualche giornale si azzardi a farlo perché la multa che la legge prevede è talmente alta che in pratica il giornale in questione sarebbe costretto a chiudere, cioè il sogno dell'attuale governo: la morte dei giornali "nemici", cioè quasi tutti.

Per chi ha seguito le grandi discussioni che hanno preceduto il varo di questa legge oscena, tutto ciò non è certo una novità. Ma c'è un aspetto di questa vicenda che finora non è stato toccato e che invece minaccia-promette di assegnare un compito molto importante a quegli italiani che si trovano all'estero perché non sopportano la china presa dal loro Paese. L'aspetto non toccato si chiama Internet e si dirama in due direzioni. La prima è quella che vede già in preparazione un sistema di invio di materiali "proibiti" verso siti web stranieri (non soggetti alla legge italiana, ovviamente) ai quali gli italiani potranno facilmente collegarsi con i loro computer per leggere ciò che i loro giornali non possono pubblicare. L'altra direzione è che i giornali stranieri - anch'essi non soggetti alle leggi italiane, beati loro - pubblicheranno tutto ciò che a loro sembrerà interessante. E siccome tutti i giornali del mondo hanno ormai il loro sito web, basterà collegarsi per leggere ciò che i giornali italiani non potranno pubblicare.

Fa pensare a qualcosa di sinistro, una situazione del genere. Sinistro come fu la censura fascista durante il ventennio mussoliniano, quando gli italiani cercavano sui giornali stranieri le notizie riguadanti il loro Paese e poi si organizzavano per farle conoscere ai loro ignari compatrioti: un'attività difficile e pericolosa perché poteva portare in galera per "disfattismo". Ma se lo spirito ricorda ciò che accadeva quando c'era "lui", la pratica è decisamente diversa. Allora l'informazione era facilmente controllabile: il regime inviava ogni mattino le sue "veline" per dire di cosa parlare e di cosa tacere (deliziosa l'intimazione a "non fare cenno al compleanno del duce", quando il medesimo aveva ormai cominciato la discesa verso la senilità) e i giornali si adeguavano rigorosamente perché gli eventuali trasgressori venivano immediatamente raggiunti e puniti.

Di tutti i governi succedutisi dalla caduta del fascismo a oggi, l'attuale è quello che più ha paura dell'informazione e che smania per controllarla. Ma oggi metterle la mordacchia è molto più difficile di quanto Silvio Berlusconi pensi. L'Italia è parte dell'Europa. Questa legge finirà certamente per essere discussa al Parlamento europeo e per essere esaminata dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. E se ci vogliamo limitare all'Italia esiste il referendum attraverso il quale questa legge potrà essere abrogata. E poi, si diceva all'inizio, c'è Internet. A suo tempo Berlusconi lanciò la teoria delle "tre I", Inglese, Impresa e Internet, per dire che con il suo governo l'Italia sarebbe diventata un Paese ultramoderno, cosmopolita e pieno di imprenditori intraprendenti.
Ben presto si scoprì che si era trattato solo di uno slogan privo di sostanza, tanto per cambiare, e infatti l'Italia è ancora uno degli ultimi Paesi europei quanto alla diffusione di Internet. Tuttavia è un fatto che la minoranza che usa il computer è numerosa, cosciente, intraprendente e capace di creare una informazione alternativa e "spontanea", simile a quella che, nel lontano 1969, fece sì che il popolo cinese seppe subito che un certo Neil Armostrong era sbarcato sulla luna, malgrado i ridicoli sforzi del regime di non farglielo sapere.

Per l'Italia si apre un periodo di "importazione" di notizie. Speriamo che gli italiani che stanno fuori si rivelino dei bravi "esportatori".