Che si dice in Italia

Milano-Chicago in... bici

di Generoso D’Agnese

Amava il viaggio e l'avventura ma non aveva i mezzi per potersi spostare comodamente. Non rimaneva che il fai da te e Luigi Masetti trovò la soluzione nel trasporto in bicicletta. E con il rudimentale mezzo nel 1893 si presentò alle porte del presidente degli Stati Uniti, Grover Cleveland, per salutarlo e farsi dare l'autografo.

L'avventura di Luigi Masetti appartiene all'epopea del viaggio. Quel tipo di avventura che spronò decine di scienziati, missionari, imprenditori, scrittori, artisti e sportivi a sfidare l'ignoto per conoscere nuovi luoghi e nuove tecnologie. Lui decise di legare la propria vita alla bicicletta e su di essa costruì il viaggio che lo avrebbe portato da Milano a Chicago e di nuovo a Milano. Entrando negli annali della storia.
Nato a Trecenta (Rovigo) nel 1864, Luigi era figlio di contadini e frequentò le scuole elementari spostandosi con il mulo. Cresciuto in un clima di forti tensioni sociali, anni in cui tante rivolte vennero represse nel sangue, Luigi si appassionò alla causa socialista ma dovette innanzi tutto provvedere al proprio futuro e decise di puntare sulla passione per quel mezzo a due ruote che da poco tempo aveva iniziato a entrare nell'uso comune degli italiani.

Trasferitosi a Milano, si iscrisse alla gara Torino-Milano e si piazzò dignitosamente dietro campioni affermati. Fu la prima delle sfide. Dotato di notevole resistenza fisica, Masetti partecià a varie gare sulla lunga distanza e entrò nelle grazie del direttore del "Corriere della Sera" Eugenio Torelli Viollier.
Le gare sulla distanza di 100 chilometri non erano semplici sfide tra atleti, ma sul finire dell'Ottocento rappresentavano vere e proprie avventure. Partecipando a varie gare, Masetti imparò l'inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo. E con ciò si pagò gli studi universitari di giurisprudenza all'Università di Pavia dando lezioni di lingue straniere. Con sole 35 lire al mese (l'equivalente di 120 euro di oggi) Masetti riusciva a sopravvivere dignitosamente e a concedersi anche qualche serata al teatro, oltre a mettere da parte il denaro per i suoi tour estivi in Europa, sempre in sella alla sua fidata bicicletta.

La stagione delle sue grandi traversate su due ruote iniziò nel 1892 quando il veneto percorse 3500 chilometri andando da Milano a Vienna via Parigi e Berlino. Strada facendo si fermò per pagarsi il soggiorno attraverso lezioni di francese e mangiando soltanto pane e formaggio. L'anno successivo concepì il progetto di arrivare negli Stati Uniti e precisamente  a Chicago, scelta come città sede dell'Esposizione Universale.
A cavallo di Eolo (questo il nome che diede al suo mezzo) decise di partire alla volta della metropoli dell'Illinois e per pagarsi la traversata oceanica chiese aiuto al "Corriere della Sera", promettendo in cambio l'invio di regolari reportage  giornalistici durante le sue tappe di avvicinamento. Si trasformò pertanto in cronista itinerante, mantenendo anche l'impegno di andare e tornare in due mesi esatti.

Partì il 15 luglio portando con sé due minuscole borse agganciate al telaio della bicicletta e scrisse righe sarcastiche al suo approdo in terra americana, costretto a pagare 10 dollari per il suo mezzo, considerato alla stregua di merce straniera importata. Arrivato a Chicago, ebbe modo di conoscere i produttori di biciclette Gormully & Jefery, che lo invitarono a tornare con uno dei loro mezzi pagandogli la cifra di 60 dollari per la sponsorizzazione.

La mitica "EOLO" rimase all'esposizione universale di Chicago e divenne una vera e propria attrazione tanto da meritare un premio speciale da parte della giuria. Masetti battezzò il nuovo mezzo con il nome di RAMBLER (vagabondo) e nella città di Cleveland si fermò per i primi problemi tecnici.

Incoraggiato dal tecnico sulle qualità superiori del vecchio mezzo (anche Eolo dovette essere revisionato nella stessa officina durante una tappa di avvicinamento a Chicago) rispetto al prodotto americano, Masetti continuò il suo lungo tour attraverso le strade americane e incontrò persone di ogni tipo. Tanti giornalisti, molti industriali, ma soprattutto tanti emigranti che avevano fatto fortuna. Accolto e rifocillato da tanta gente comune, l'italiano arrivò a metà ottobre davanti al cancello della Casa Bianca e chiese di poter incontrare per pochi minuti il presidente degli Stati Uniti.

Preceduto dall'eco mediatico, Masetti venne ricevuto con grande simpatia dal presidente Grover Cleveland con il quale si intrattenne in un clima del tutto informale. Rientrò a Milano il 19 novembre, sotto la pioggia battente e ricoperto di fango. Accolto da vero e proprio trionfatore da tutti coloro che lo avevano seguito attraverso gli articoli apparsi sul "Corriere della Sera".

Divenuto famoso, Masetti condivise con altri eroi delle due ruote l'epoca pionieristica della bicicletta. Il veneto intraprese altri viaggi che lo portarono in Medio Oriente, in Russia e al Capo Nord, ma non si arricchì mai grazie ai suoi viaggi. E anche la sua morte rimane avvolta nel mistero. Comparso dal nulla nelle pagine della storia, Masetti ripiombò nelle nebbie e nessuno sa dove e quando morì. Forse a Milano nel 1940. Ma per ora rimane solo un'ipotesi.

[Si ringrazia Luigi Rossi, autore
de "L'anarchico delle due ruote" (Ediciclo editore)]