MUSICA LIRICA/Passioni e tormenti

di Manuela Cavalieri

"Ah! Bacio di lama,
morso d'amore
Donna che ama
con tutto il core
Ah! Forte hai colpito,
l'augurio è forte,
tu m'hai ferito in vita e in morte.
Ragazza bella, molto mi piaci
Bocca di baci... tu fai per me.
Fiamma che ride da aperta vena,
suggel di fiamma,
vivo suggello che t'incatena.
Ah! Bacio di lama, morso d'amore
Donna che ama con tutto il cuore
Ah! Così vi rendo, cara, la spadella
e la mia fede io pongo... ai vostri piè".

Passioni e tormenti in scena a New York. La Napoli sognata da Ermanno Wolf-Ferrari ha incantato il pubblico del Rose Theater della Home of Jazz al Lincoln Center. Lo scorso 24 maggio si è, difatti, levato il sipario su "I gioielli della Madonna", opera poco nota eppure non per questo meno pregevole. Sul podio, David Wroe che ha impresso all'allestimento i caratteri della passione e del trasporto romantico. Cifra stilistica certamente adatta all'intensità drammatica del soggetto narrato: l'amore, nelle sue metamorfosi crudeli, dolci ed amarissime.
Una macchina scenica davvero efficace, quella proposta dal Teatro Grattacielo. Ed il pubblico in sala ha certamente apprezzato questo piccolo gioiello della lirica italiana, tributando calorosi consensi agli interpreti principali: Raùl Melo, l'ingenuo e fatalmente innamorato Gennaro; Julia Kierstine, la leziosa e capricciosa Maliella; Joshua Benaim, nel ruolo di Rafaele, camorrista passionale e spregiudicato. Si tratta del classico triangolo della tradizione romantica, un ordito sapiente di amore e odio, di miserabili istinti e nobilissimi slanci. A tutti i cantanti va ascritto il merito di una dizione precisa e credibilissima. Degni di nota anche il coro ed il corpo di danza.

Innanzitutto il coro, quello delle 130 voci del New York e Long Island University Chorus diretto da Mark Shapiro. A ciò si aggiunga una freschissima e giocosa incursione del Chinese American Music Ensamble Children's Chorus sotto la direzione di Emily Sensenbach-Gopal. Deliziosa, poi, la performance de "I Giullari di Piazza" diretti dalla bravissima Alessandra Belloni e dal coreografo Antonio Fini. Danze sensualissime, intrecci di corpi ed emozioni, scanditi dai ritmi del più raffinato folclore napoletano. Ed all'etnos partenopeo appartiene anche la maschera di Pulcinella, rivisitata dal noto attore e mimo Mace Perlman. Claudicante, gobbo, pensoso, Pulcinella ha vestito i panni dell'umanità che malconcia lotta con l'ineluttabile suo destino. Napoli, leggendaria ed artefatta, irrompe di tanto in tanto col brio goliardico delle chitarre e dei mandolini, con l'esuberanza volgare e grossolana della plebe, con poche gemme sparse vernacolari.

Protagonisti, dunque, di questa tragedia due uomini che si contendono l'amore di una donna. Intreccio narrativo certo non originale, eppure impreziosito da una serie di intuizioni. Anzitutto il contrappunto incessante tra bene e male, tra desideri e repressioni, tra puro candore e pulsioni primordiali, tra peccato e salvezza, tra condanna e assoluzione. Emblematica la presenza-assenza della Madonna, alla cui ombra si intessono i tormenti di Maliella, Gennaro e Rafaele. Santità, quella della Vergine, adornata di pericolosissime tentazioni, i gioielli. Bene e male che coesistono, divenendo un'unica, potentissima identità.