TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/L’appartamento dell’amore

di Mario Fratti

Neil Simon ha quasi la mia età. Un giorno in più. E' nato il quattro luglio. Ha una meravigliosa carriera nel mondo del teatro. Migliaia di produzioni in molte lingue. E' tornato ora a Broadway (Broadway Th., 1681 Broadway) con il libretto del musical "Promises, Promises", basato sul film "The Apartment" di Billy Wilder. Liriche di Hal David. Musica di Burt Bacharach.

Siamo in un ufficio che dovrebbe essere noioso. Ebbene, comincia con una danza indiavolata. Impiegati ed impiegate si sfogano freneticamente (buona coreografia di Rob Ashford che è anche il regista di tutte le scene; anche quelle calme). Chuck (il simpatico, convincente Sean Hayes) è un modesto impiegato, umile e goffo. Corteggia la bella Fran (Kristin Chenoweth), ma non ha speranze. Sembra che lei abbia qualcuno, un misterioso amante. Ha molta fantasia e di tanto in tanto immagina coraggiose frasi che hanno una Fran ricettiva ed innamorata. Diverte nella sua commovente timidezza. Ha un appartamento. Colleghi e superiori gli promettono promozioni se dà loro la chiave. Hanno amanti ed hanno bisogno di un appartamento gratis nei loro pomeriggi. Li vediamo prendere la chiave e portare le impiegate nella camera da letto. J.D. (Tony Goldwyn) ha il potere di promuoverlo.

Sapete chi porta nell'appartamento? Proprio Fran, la donna amata da Chuck. Una lite fra i due amanti. Fran resta nella stanza proprio quando Chuck torna con una donna, una simpaticissima prostituta che sa fingere, scherzare, offrirsi senza essere ovvia. Si tratta di un'attrice che vincerà decine di premi. Anche il Tony. Dieci minuti nel bar con Marge (Katie Finneran); vedere Katie vale il prezzo del biglietto. Fran, delusa, tenta il suicidio. Chuck ha un amico dottore (il divertente Dick Latessa); la salva e si prevede un finale positivo. Ottime canzoni, con musica ben modulata. Le migliori sono "Our Little Secret", "Wanting Things", e "I'll never Fall in Love again". Avrà molte repliche.

Il russo Alexander Ostrovsky non è noto come ottimo commediografo in Europa o in America, ma fu rappresentato moltissimo al teatro Maly nell'Unione Sovietica. Il Classic Stage (136 East 13th Street) offre un'abile versione di "The Forest", ben adattata da Kathleen Tolan. Siamo nell'anno 1880. La ricca Raisa (Dianne Wiest) vuol vendere la sua foresta al contadino buon affarista Vosmibratov (Sam Tsoutsouvas).
La scusa è che vorrebbe dare una buona dote alla nipote Aksuyusha (Lisa Joyce). Ma è in verità molto avara e trova scuse per non privarsi di un cofanetto che si porta dietro. Decide che la nipote dovrebbe sposare il suo protetto Bulanov (Adam Driver), ma la nipote ama un altro (Quincy Dunn-Beker) ed alla fine la cinquantenne Raisa sposa il ventenne Bulanov. La seconda parte ha elementi nuovi. Arrivano due attori malandati e poveri. Gennady (John Douglas Thompson) è in verità l'aristocratico nipote di Raisa che ha raccontato di essere un ufficiale nell'esercito zarista. Non si rivela perché la professione dell'attore è denigrata ed indegna di un aristocratico. Suo amico e collega nella professione teatrale è Arkady, sempre affamato (Tony Torn). Avrebbe diritto al terzo dell'eredità ma ci rinuncia per aiutare i due amanti poveri. E' nobile e generoso ed accusa alla fine i borghesi amici di Raisa di essere dei buffoni senza cuore.

Solo gli attori sono onesti e nobili. Lavorano anche gratis per divulgare la cultura. Personaggio interessante ed energico ma ha un comportamento forzato, falso. Arkady gli dice che dovrebbe accettare il denaro. Lavorano; lo meritano. Ben diretto da Brian Kulik.

La compagnia Resonance Ensemble di Eric Parness è unica nel suo originale metodo di abbinare un noto capolavoro del passato con una commedia moderna che tratti più o meno lo stesso tema. Stessa compagnia nello stesso teatro (410 West 42nd Street) a sere alterne. E' ben noto il "Master Builder" di Henrik Ibsen. Eric Parness dà una solida produzione con protagonisti Chris Ceraso, Susan Ferrara, Jennifer Gawlik e Sarah Stockton. Dramma solido e sempre convincente. Viene abbinato a un nuovo dramma di June Finfer sullo stesso tema. Abbiamo qui "The Glass House" che ci narra la storia dell'architetto Mies van der Rohe che, dopo essere fuggito dalla Germania nazista, è in America dove ha una buona reputazione come costruttore.
Nel suo ruolo abbiamo il noto, bravo Harris Yulin. Una ricca signora (Edith, Janet Zarish) va dal quasi architetto Philip Johnson (David Bishins) e gli chiede consigli. Vuol costruire una bella villa nei dintorni di Chicago. Ha la terra ed abbastanza soldi per realizzare il suo sogno. Philip non ha ancora la laurea; le consiglia Mies. Un primo incontro in albergo dove la bella Lora (Gina Nagy Burns) sta lasciando il suo amante Mies. Edith si presenta con abilità e saggia cautela. Finisce con Mies lo champagne di Lora e lo convince a ciostruirle le casa. Terreno favorevole, bel paesaggio, Mies decide di costruire una casa di vetro. Edith diventa la nuova amante e fanno insieme i piani. Ma Mies ha idee sue e non vuole sciocchi suggerimenti. Litigano. La casa non entra in costruzione quando Edith scopre che Mies va ancora a letto con Lora. Li caccia tutti e due. Vien poi costruita da altri, venduta, tornata all'idea originale. Buoni, validi conflitti. Altra casa di vetro fu costruita da Philip Johnson che viene accusato da Mies di essere un pessimo imitatore. Ben diretto da Evan Bergman.

Una commedia solo per adulti è "666" al teatro Minetta (Minetta Lane, Avenue of the Americas @ 4rth Street). E' stata scritta e concepita da Yllana. Quattro galeotti in tuta arancione ne fanno di tutti i colori. Violenza, sesso, esecuzioni su sedie elettriche o impiccagioni, tutto in chiave comica. Spesso eccessivi e volgari, ma molti spettatori ridevano e si sono divertiti. Non di certo per bambini e famiglie. Meglio per scapoli, vedovi, coppie audaci. I quattro energici attori sonop Raul Cano, Lance Windish, Jeff La Greca e Juan Ramos Toro.