“Lo spazio bianco” di Francesca Comencini/La maternità e l’attesa spezzata

di S.L.

Maria (Margherita Buy) ha superato i quaranta quando rimane inaspettatamente incinta. La sua vita era scandita da cadenze regolari: i pomeriggi al cinema, le lezioni serali per adulti che studiavano per la licenza media, le nottate in discoteca. Fino a pochi mesi prima era per lei un'assurdità quella smania genitoriale che porta a mostrare la foto del proprio figlio a chiunque. Irene nasce prematura al sesto mese di gravidanza. Maria entra in un vortice silenzioso, lo spazio bianco dell'attesa che si conta in 50 giorni di reparto prenatale al termine dei quali si saprà se Irene nascerà davvero, o morirà. Se c'è una cosa che Maria non sa fare, è aspettare.

Il film di Francesca Comencini avanza così, in salti narrativi come un tema che si spezza e tra un paragrafo e l'altro si lascia, appunto, uno spazio bianco. Margherita Buy è essenziale nel calibrare la sua interpretazione di un personaggio fatto più di insights che di  esternazioni. Tratto dall'omonimo romanzo di Valeria Parrella, Lo spazio bianco è fatto di una sostanza narrativa di non facile risoluzione e verso cui la Comencini ha in parte mancato il registro. I vuoti narrativi, seppur palesemente intenzionali, si fanno sentire e i personaggi non protagonisti entrano ed escono nel continuum senza un reale perché. Apprezzabili i movimenti di macchina che riprendono dall'alto i reparti dell'ospedale riducendolo a un contenitore asettico, anch'esso a un'incubatrice. C'è spazio anche per il surreale -la danza delle madri- che si presenta però un po' slegato rispetto all'intensità di un tema, quello della conquista della maternità, che forse meritava una lettura più coraggiosa. Più che valida la Buy e una colonna sonora tutta al femminile.

Lo spazio bianco (The White Space) di Francesca Comencini domenica 6 giugno alle 1:15 e giovedì 10 giugno alle 2