IL PUNTO DI VISTA. Alto tradimento

di Toni De Santoli

l'italia è a un passo dalla bancarotta. Lo confermano in queste ore convulse fonti alquanto attendibili. In queste stesse ore il governo presenta la stratosferica manovra finanziaria che secondo i novelli "utili idioti" del Belpaese, ci restituirà stabilità, vigore, fiducia nel domani. Non ci restituirà invece un bel nulla. Servirà per far ingrassare chi già grasso è e per impoverire chi già povero è o s'avvia a conoscere per la prima volta nella sua vita ristrettezze, rinunce, forse anche stenti. Non si giungerà magari alla catastrofe, ma lo scossone arriverà. L'urto sarà poderoso. Chiuderanno altre piccole o medie imprese, il costo della vita farà registrare una nuova, vistosissima impennata, ai due milioni di giovani senza lavoro, se ne aggiungeranno altre centinaia di migliaia. Il fallimento del governo Berlusconi è quindi dinanzi agli occhi di tutti noi. Lo stesso esecutivo che (tranne il ministro Tremonti, comunque un sopravvalutato con l'aria da primo della classe...) fino a poche settimane fa ci ripeteva martellante che da noi non c'era nessuna crisi e che la crisi si trovava solo nella mente "bacata" dei "comunisti", ora vara appunto una stangata che per le proprie dimensioni e iniquità (la scure s'abbatte di nuovo sui ceti medi e sui salariati) non sembra avere precedenti in assoluto.
Il governo Berlusconi ha le sue gravi, gravissime responsabilità, delle quali non è tuttavia conscio, avviluppato com'è nella esaltazione di se stesso, della sua presunta (molto presunta) forza, nell'ignoranza di cui si vanta (è stato detto che i libri non servono a granchè...), nell'approssimazione tipica di una borghesia italiana senza nessuno spessore, senza nessun afflato, senza alcun ideale. Ci risiamo con gli italiani i quali in nulla credono o, come diceva Mussolini agli albori del Fascismo, "hanno mille opinioni - e nessuna!". Ci risiamo con gli italiani che confidano in un provvidenziale, generoso, prolungato soccorso da parte di grandi potenze, da parte di centri finanziari diretti da uomini "formidabili", da parte dell'antico Stellone (lo ricordate?) che in genere una mano non la negava mai, ma ci pare che ora sia defunto anche lui.
Il fallimento, tuttavia, è più vasto ancora, più profondo ancora. Le sue origini sono vecchie, anzi, piuttosto antiche. Risalgono alla maniacale, irresponsabile volontà di trasformare negli anni il Mercato Comune (il MEC) nella attuale Unione Europea il cui vizio di fondo è quello di riunire troppi Paesi, troppi Paesi l'uno enormemente diverso dall'altro, ciascuno con propri interessi e caratteristiche che non erano, e non sono, quelle di altri. A esaurirci, a impoverirci, a farci soffocare dall'angoscia è proprio il terrificante "wishful thinking" con cui si volle erigere la Ue e in un secondo tempo si volle creare il mostro chiamato euro. Sul banco degli imputati collocheremmo volentieri Jacques Delors, Helmut Kohl, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, certo, e tutti i consiglieri (!), gli alter ego, i suggeritori, i palafrenieri, i servi di questi personaggi inconfutabilmente discutibili. Sul banco degli imputati vorremmo far sfilare tutti coloro i quali dagli Anni Ottanta in poi hanno commesso un crimine per il quale mai, ahimè, pagheranno: la svendita dell'Europa in nome della ‘globalizzazione' salutata con entusiasmo anch'esso criminoso, infantile, provinciale. In stile pretesco, ci si preoccupava più delle sorti della Cina e quindi dei bambini, delle mamme, dei papà cinesi, che dei diritti sacrosanti del lavoratore italiano, inglese, francese, tedesco. La Cina che tentava il balzo verso il Capitalismo inteneriva parecchio, eccome, e intenerisce tuttora i "soliti idioti". Ma allo stipendiato italiano, al giovane italiano che cercava, e cerca, di far valere il proprio talento e di difendere la propria dignità, veniva, e viene invece riservata solo indifferenza.
A casa mia questo si configura anche nel reato, raggelante, di alto tradimento.