FUORIUSCITO. Il morso della zecca

di Franco Pantarelli

Se mai la tribù degli italiani in esilio volontario dovesse avere un inno, eccolo bello e pronto. Le parole le ha scritte Paolo Pietrangeli, che sulla coscienza ha già "Contessa", la canzone che fu una specie di inno del famigerato, preistorico Sessantotto, e la musica è ancora di Pietrangeli e di Rita Marcotulli. Sono due musicisti "atipici", nel senso che non inseguono mode, non fanno promozioni, non si adeguano ai trend. La felicità la trovano non nei concerti isterici in cui la qualità delle canzoni è il minore degli ingredienti ma nei momenti in cui producono qualcosa. A volte si tratta di buone cose e sono contenti; altre volte sono cose così così e allora se la cavano con un "la prossima volta andrà meglio". Le volte in cui "sentono" di averci azzeccato le considerano "iniezioni di felicità", come ha detto lo stesso Pietrangeli a un intervistatore.
Ma bando alle chiacchiere e ascoltiamo la canzone. Il titolo è "Le pulci":

Paese ti lascio, mi fa dispiacere/la casa coi cani/la Roma/il mestiere/. Mi porto la moglie/se vuole venire/mi porto una vita/che sta per finire/. Le pulci sono piccole/ma come le paure/anche se sono piccole/portano danno al cuore/. Pungono/ti avvelenano/diventano parecchie/. Saltano/ti si infilano/fino dentro le orecchie.

E' solo questione di punti di vista/. Ti serve una macchina? Ti mando un autista/. Ti serve una casa? Una villa da re/. Paese a buon rendere, è fatto per te.

Il morso della zecca ti fa ancora più male/il rostro della bocca può essere mortale/il mostro della cricca dal pizzo alle tangenti/distrugge gli anticorpi/ non bastano gli unguenti.

Così se ti guardo da molto distante/fa meno impressione il tempo presente/. Paese ti odio/mi hai fatto pensare/che il vento con gli anni/potesse cambiare.

Non saprei dire se siamo dalle parti del "così così" o delle "iniezioni di felicità". Certo è che i versi di Paolo Pietrangeli stanno attaccati alla realtà italiana di questo sventurato periodo proprio come le zecche di cui la stessa canzone parla stanno attaccate alla pelle del cane, e fanno sempre più male. Ed anche certo è che parlano, quei versi, di un sentimento diffuso fra quelli che stentano sempre più a riconoscersi in questa Italia. Un intervistatore ha chiesto a Pietrangeli perché abbia scritto una canzone come questa e la sua non è stata precisamente una di quelle risposte che si usa definire esaurienti, articolate, politicamente corrette. Lui ha interrogato la sua pancia e ha risposto: "Perché mi fa schifo quasi tutto, maggioranza, opposizione, quasi tutto".
Non è prevedibile che di qui a poco si possa accogliere Paolo Pietrangeli in qualche luogo lontano dall'Italia con il classico "Welcome to the club". I viaggi che gli artisti inventano sono irreali, di sogno, di rabbia e di gioia. È per questo che a volte scuotono le coscienze. È più probabile che quei versi li si incontri nel cuore di quegli italiani che si guardano intorno e non riconoscono più nulla; o in quello di coloro che - potendo - se ne stanno alla larga in luoghi lontani; o magari nel cuore di quelli che stanno decidendo di andarsene proprio adesso.

P.S. La musica di "Le pulci" non è trasmissibile attraverso questa pagina. Ma fra qualche giorno la canzone seguirà sicuramente il destino comune a quasi tutto il resto, in questo periodo: apparirà su Youtube.