Che si dice in Italia

Lega ladrona

di Gabriella Patti

a che bravo il senatùr Bossi. Sempre pronto ad accusare di sprechi e ruberie i soliti romani del governo statalista. Sempre in prima fila a tuonare contro gli sperperi. E poi, eccolo che mette l'altolà se si minaccia un suo feudo: "La provincia di Bergamo non si tocca!". Ma allora? Tutti dicono, ormai da tempo, che le Province non servono, che sono una fonte di sperpero di denaro pubblico, che vanno eliminate. I primi a dirlo, un tempo, erano i Leghisti. Un tempo. Perché adesso che si sono ben radicati nei territori del Nord, usano proprio le poltrone delle obsolete e inutili Province per aumentare il proprio controllo, fare politica e, sì insomma, per badare ad appalti e contratti. Nelle prime ore dopo che Tremonti aveva annunciato che si potrebbe cominciare con l'eliminare alcune Province, nove in tutto, quelle con meno di 200mila abitanti, Bossi non aveva fiatato. Poi si è accorto che la sacrosanta mannaia sarebbe caduta anche su Bergamo, che è importante serbatoio di voti - e di commesse - per il suo partito. E così è scattato: se qualcuno si azzarda a toccarla "sarebbe guerra civile" ha minacciato. Verrebbe la voglia di metterlo alla prova.
ANCHE SE FINISCONO IN PRIMA PAGINA, per esempio del Corriere della Sera, certe notizie sembrano quasi essere non notizie. Degli italiani che hanno conti in Svizzera, due su tre sono lombardi, ci informa il foglio di via Solferino entrato in possesso della lista riservata su cui sta lavorando la Guardia di Finanza a caccia di evasori. Perché, non lo si sapeva già?
ALTRA NOTIZIA NON-NOTIZIA (i giornali ne sono pieni, specie alcuni: che non si fa pur di non parlare dei problemi del Capo): aumenta il numero dei giovani che resta a casa: oramai quasi il 60 per cento dei 18-34enni continua a vivere con Mamma e Papà. La stampa nel dare questa notizia strabiliante rivela anche due cose. Primo: il motivo è nella mancanza di lavoro, l'anno scorso 300mila giovani - tantissimi in un Paese di vecchi - hanno perso il lavoro che spesso era già un'occupazione precaria e sottopagata. Insomma: i ragazzi restano a casa perché non i soldi per andarsene, per pagarsi un affitto, per mettere su famiglia. Ma va? Non l'avremmo mai sospettato, meno male che ora ce lo hanno spiegato. Secondo: la stragrande maggioranza di questi giovani non  è affatto contenta della situazione, se potessero vorrebbero diventare indipendenti, come i loro coetanei altrove e come imporrebbe il buon senso. Solo un terzo di loro fa buon viso a cattivo gioco e dice che, tutto sommato, "sta bene così". Anche questa strabiliante scoperta non l'avremmo mai sospettata.
E' IMPOSSIBILE METTERE IL BAVAGLIO ALL'INFORMAZIONE, soprattutto nell'era di internet, di You Tube, dei cellulari. Lo hanno capito tutti, tranne Berlusconi. Anche un telegiornale prono al Padrone, non riesce ad evitare notizie che provocano indignazione. Prendete l'altro giorno. Pagina di esteri del telegiornale di massimo ascolto: è la pagina che al Palazzo interessa di meno, si parla di cose lontane e allora si può dire ciò che si vuole (ovviamente evitando attacchi all'"amico Putin"). Così il corrispondente da Madrid riferisce che, per fronteggiare la crisi, il premier spagnolo Zapatero si decurta lo stipendio, portandolo - se non ricordo male - a circa sei o settemila euro mensili. E cala anche quello dei parlamentari: tra i 2.500 e i 3.000 euro mensili. Il giornalista si limita a riferire questo fatto dando le cifre, non fa commenti o paragoni. A farli, in automatico, è la casalinga e l'italiano medio. Che sa bene quanto si concedono i parlamentari del Bel Paese: somme scandalosamente diverse. Eh sì, bisognerà che qualcuno controlli anche quei pericolosi sovversivi dei corrispondenti dall'estero.