LE PROTAGONISTE/ MARCEGAGLIA/ La grinta tranquilla di Emma

di Lella Golfo*

E' stata per 70 minuti sotto i riflettori Emma: quarantadue pagine la sua relazione, scandita da ben trentasette applausi per una platea di oltre 3000 persone, 500 imprenditori più dell'anno passato. Alla sua terza Assemblea da Presidente, Emma Marcegaglia ha festeggiato i cento anni di Confindustria dal podio di un Auditorium gremitissimo e molto caloroso con la sua capitana. Un intervento, il suo, scandito con i toni fermi con cui abbiamo imparato a conoscerla e la sola concessione di un tremolio di emozione nel finale, quando ringrazia gli imprenditori che fin qui hanno creduto in lei. Per il mid term della prima donna alla guida dell'Associazione degli industriali, il parterre è quello delle grandi occasioni, con i vertici istituzionali e politici al gran completo. Dagli ex Presidenti Luca Cordero di Montezemolo e Giorgio Fossa, Luigi Abete, Antonio d'Amato passando per Gianni Letta, Mario Draghi e una nutrita rappresentanza bipartisan con i ministri Sacconi, La Russa, Gelmini e Calderoli (che sfoggiava cravatta e pantaloni verde brillante) da una parte e Vincenzo Visco, Pierferdinando Casini, Enrico Letta e un inedito Francesco Rutelli in jeans e mocassini, dall'altra.

Abito nero della stilista tedesca Reina Lange, giacca corta con foglie stilizzate nei toni del nero e grigio chiaro di fattura francese, scarpe rigorosamente Made in Italy, Emma ha arringato l'Assemblea blandendo e sferzando il Governo, scudisciando la classe politica, proponendo ai sindacati un patto per la crescita, invocando una grande riscossa del Paese e toccando il tasto dell'orgoglio nazionale. Quarantadue pagine sofferte, a tratti grintose e l'impressione che alla sua terza prova Emma abbia acquistato grande sicurezza e sempre maggior consapevolezza del proprio ruolo e del peso all'interno dell'organizzazione.
Che non avrebbe fatto sconti a nessuno si era capito dalla sera prima, quando nel corso dell'assemblea privata aveva replicato a muso a chi, dall'interno, in questi giorni aveva cercato di metterla in difficoltà con attacchi trasversali sulla stampa. Il 98,7% dei milleduecento imprenditori presenti ha approvato la squadra e il programma proposti da Emma per il prossimo biennio: un plebiscito che ha messo a tacere tante voci e qualche ambizione.

Giovedì l'ho ascoltata con attenzione, Emma e mi è piaciuta, al di là di qualche ragionevole distinguo. Ha fatto un punto della situazione che mi è sembrato chiaro e senza sbavature, realistico e non vittimistico, anzi proiettato sul futuro e sulle sfide che ci attendono, e soprattutto intessuto di proposte, più o meno condivisibili ma concrete. Ha snocciolato i numeri della crisi, quantificato i danni ma ne ha parlato al passato, con uno slancio di cauto ma reale ottimismo. Ha riconosciuto i meriti del Governo, ha sposato la linea di rigore del Ministro Tremonti e invocato riforme strutturali. Ha bacchettato i sindacati e bocciato la logica dei "no" di principio. Insomma, ha sancito un patto di emergenza tra mondo produttivo e classe dirigente, in un momento in cui l'unità e la coesione sociale rappresentano una necessità e non una scelta. Ha lanciato l'idea di una grande assise dell'Italia delle imprese e del lavoro: un'intesa per la crescita con scadenze immediate. Ha rivolto alla politica richieste chiare: tagli agli stipendi pubblici, alla sanità e alla pressione fiscale, aumento dell'età di pensionamento e spinta maggiore sulle liberalizzazioni nel commercio e nelle professioni. E pur nella durezza nei confronti della classe politica, consona al suo ruolo, ha evitato ogni demagogia, chiarendo come la sforbiciata agli enti e ai costi della "casta" sia solo un sasso nello stagno e non possa bastare.

Insomma, non ha tradito le aspettative Emma Marcegaglia e ha incassato non solo il sostegno della sua base ma l'apprezzamento di tanti per aver rifuggito da un discorso di parte. La Presidente sembra aver imparato il mestiere. Dopo i primi tempi dietro l'ombra lunga di Montezemolo, la prima donna alla guida di Confindustria sembra aver conquistato un proprio profilo, che piace a tanti. Non si è fatta tentare dall'estremismo per marcare la sua personalità né ha ceduto all'abbraccio mortale di chi l'avrebbe voluta presenza discreta e per niente ingombrante, un passaggio indolore e di pacificazione in attesa della prossima presidenza maschile. Forse senza volerlo, ha marcato uno stile tutto al femminile, fatto di un equilibrio sobrio ma non succube, di una determinazione scevra da aggressività, di una concretezza che guarda ai risultati tangibili. Emma Marcegaglia è la dimostrazione che una donna può quanto un uomo e che un'alternanza di genere, una condivisione delle leve del potere non può che far una gran bene al Paese. Peccato non abbia accettato l'invito del Premier: sarebbe stata sicuramente un ottimo ministro, quello di cui oggi i suoi industriali hanno bisogno.