Un abruzzese in Illinois

di Generoso D’Agnese

Per tutti c'è una prima volta. Difficile per Dom Candeloro pensare che la sua prima volta di scrittore italiano arrivasse con il libro simbolo della storia italiana a Chicago. Un volume scritto per l'Arcadia Press e diventato punto di riferimento essenziale negli studi della comunità italoamericana della metropoli dell'Illinois. Quella che per anni era stata etichettata solo come città di gangster e di Al Capone, con Dom Candeloro si è trasformata in una storia corale di grande respiro, capace di raccontare con i giusti toni la storia di una comunità attiva e laboriosa, che ancora oggi accoglie ad esempio il fior fiore della fisica internazionale, nel Fermi Lab.
A giugno il volume di Candeloro troverà finalmente la sua edizione italiana, grazie all'impegno e all'intuito della casa editrice Noubs di Chieti, diretta da Massimo e Pina Pamio. L'edizione italiana sarà presentata a Roma il prossimo 24 giugno nelle sale dell'Archivio di Stato di Roma, e sarà solo il primo appuntamento di una tournee che vedrà l'autore impegnato a Genova e a Torino, ospite in questa ultima città della prestigiosa Fondazione Agnelli.

Anche l'Abruzzo renderà omaggio all'autore conterraneo, e altre città stanno stringendo contatti per avere l'opportunità di ascoltare l'affascinante storia italoamericana direttamente dalla voce di un protagonista dell'American Italian Historical Association.
Nato nella metropoli nordamericana, Dom Candeloro, ha vissuto sulla propria pelle l'emancipazione migrante della sua famiglia. Il padre Ludovico, nato nel 1898 a Pianibbe Rapitella (piccola frazione di Casoli in provincia di Chieti) si imbarcò nel 1922 alla volta di Cuba e dopo sei mesi riprese la nave per immigrare clandestinamente a New Orleans. Da lì riuscì a raggiungere via treno la metropoli di Chicago per lavorare come operaio con i propri compaesani nel quartiere di Taylor Street. La madre Iolanda Giannetti era emigrata all'età di 5 anni, nel 1914 insieme alla zia, partendo da Amaseno (Frosinone).
I genitori si conobbero nel sobborgo industriale di Chicago, Chicago Height e si sposarono nel 1931, in piena depressione economica. Dominic nacque nel 1940, e in famiglia visse le difficoltà della doppia identità. Con le sorelle parlava  in inglese mentre i genitori, in casa, continuavano a parlare in italiano. Fuori dalle mure domestiche, il giovane Dom dovette però subire l'umiliazione di appartenere a una nazione in guerra con gli Stati Uniti.    

Furono anni di rotture drastiche con i legami culturali d'origine. Molti italiani, per conservare la stima della società americana e il posto di lavoro, cambiarono il proprio nome, adattandolo all'inglese, oppressi dai  sensi di colpa di una realtà avulsa dai propri interessi. In quegli anni per tanti italiani venne meno l'orgoglio delle proprie origini e subentrò la frustrazione di essere figli di un paese distrutto, umiliato e povero. Tutti però si imboccarono le maniche per partecipare alla gara di solidarietà che vide tante scatole partire dagli Stati Uniti in direzione dell'Italia e del paese d'origine.
Dominic realizzò i sogni dei genitori, frequentando tutte le scuole con ottimi profitti, e divenne professore di storia. Riscoperto il fascino italiano decise di visitare la terra d'origine nel 1977 insieme alla moglie Carol. Ritornò entusiasta nel 1978, questa volta in qualità di insegnante. Docente presso la Texas Teach University, era diventato presidente dell'Associazione Storica Italoamericana (l'AHIA) e accettò di insegnare (nell'Università dell'Illinois) nel corso dell'Italian American Executives of  Transportations, un club locale che intendeva ridare vigore agli studi italoamericani. Fu l'inizio di una  avventura professionale straordinaria.  

Candeloro aiutò i suoi alunni a riscoprire i  romanzi di Jerre Mangione, Pietro Di Donato e John Fante e realizzò a Chicago corsi, conferenze, e  un archivio storico dedicato ai grandi nomi della cultura italiana.
Chiamato a lavorare come amministratore della State University, il professore italoamericano divenne presidente e promotore infaticabile del Centro Culturale Italiano. A Perugia  coordinò nel 1991 una conferenza tematica, mentre nel 1997 fu artefice del gemellaggio tra San Benedetto del Tronto e Chicago Heights.
Eletto vicesindaco di Chicago Height e direttore esecutivo dell'AHIA, Candeloro ha pubblicato "Ethnic Chicago" (1981), "Suburban Italians", "Making History" (‘90),  e nel 1999 ha raccolto anni di studi nel volume "Italians in Chicago" (‘99), vero e proprio punto di riferimento degli studi italoamericani sulla città dell'Illinois.

"Images of America" (2000) e "Italians of New Orleans" rappresentano altre pietre miliari di un'attività che lo ha visto collaborare con prestigiose riviste italiane e americane (Altreitalie, Illinois History Teacher,The Journal of the National Archives, American Journal of Economics and Sociology, The Italian American Encyclopedia); membro insostituibile della Chicago Historical Society e della Illinois State Historical Society, è diventato punto di riferimento anche per il Dipartimento di Antropologia Culturale dell'Università di Roma e per la Fondazione Agnelli di Torino e per la NIAF. Ma non aveva mai pubblicato un suo lavoro nella lingua di Dante. Il 2010 e le edizioni Noubs hanno voluto fargli questo splendido regalo.