TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Metti l’assurdo in scena

di Mario Fratti

 A teatro bisogna sospendere spesso l'incredulità. Vediamo scene assurde, impossibili, ma le accettiamo come frutto dell'immaginazione ed applaudiamo. Nei drammi di Sarah Kane tagliano gambe, braccia, organi intimi che trapiantano. Gli spettatori spesso applaudono. Nel "Che Guevara" (ora al teatro Castillo - 543 West 42nd Street) tagliano e mostrano la mano dell'eroe rivoluzionario. A Broadway, un originale autore irlandese ci mostra addirittura una valigia piena di mani amputate. Lo si vede come assurdo divertimento e si applaude. Ho applaudito anch'io.
In "A Behanding in Spokane" di Martin McDonagh (teatro G. Schoenfeld, 236 West 45th Street) abbiamo molte sorprese. In una modesta stanza d'albergo (scena di Scott Pask) vediamo un uomo torvo e triste. E' Carmichael (il noto, grande attore Christopher Walken) che, innervosito da rumori che provengono dal suo armadio, spara. Forse ha ucciso qualcuno. Arriva Mervyn (Sam Rockwell), impiegato dell'albergo per scoprire l'origine dello sparo. Domanda dove sono i due che erano saliti in camera con lui. Usciti dalla finestra. Non è vero. Arriva la giovane, fragile Marilyn (Zoe Kazan) giurando che ha trovato la mano mancante al protagonista. "Eccola. Libera adesso il mio amico Toby (Anthony Mackie), un giovane afro-americano. Quello prigioniero nell'armadio". Consegna la mano e vuole i cinquecento dollari promessi.

Ma la mano non è quella mancante. Carmichael tiene prigionieri e minaccia i due. Momenti di tensione, bugie, tentativi di fuga. Tutto invano. Il folle protagonista rivuole la sua mano, amputata da un gruppo di giovani criminali. I due prigionieri sono terrorizzati. Vien mostrata loro una macabra valigia dove sono centinaia di mani. Le ha cercate dappertutto. Non trova la sua. Il tutto è assurdo ma in teatro si accetta tutto quando i quattro attori, i nostri protagonisti, sono eccellenti. Ho osservato il pubblico alla fine. La maggior parte ha applaudito.
Dobbiamo anche credere che una mucca parli. Specialmente se è una bella donna. E' in "Milk" di Emily De Voti (Here Th., 145 Avenue of the Americas). Una bella scena rustica di Susan Zeeman Rogers. Ben (Jon Krupp) e Meg (Jordan Baker) sono una coppia con problemi finanziari. La loro azienda agricola non guadagna abbastanza. Una bella mucca (Carolyn Baeumler) osserva. Quando il ricco investitore James (Peter Bradbury) arriva con la figlia (Anne Kull), mostra un libro con tante notizie sulla vita delle mucche, Carolyn lo ruba, lo legge e più tardi parla e descrive la sua vita come produttrice di latte. James seduce Meg che gli insegna come mungere. Lui impara, mentre la figlia s'innamora del giovane figlio della coppia. I due giovani non amano troppo la vita di campagna e sperano di evadere. Il giovane Matt (Noah Robbins) è pieno d'energia ma il pubblico osserva ed ama principalmente la mucca. Non ne vediamo molte in teatro. Applausi.

In "Family Week" di Beth Henley parliamo delle brave protagoniste (al teatro Lucille Lortel, 121 Christopher Street). Claire (Rosemarie Dewitt) è in una casa di cura, cercando di riacquistare il suo equilibrio dopo la morte del figlio. Si sente colpevole, come tante madri che hanno ignorato i bisogni di affetto della prole. Vengono a trovarla la madre Lena (la bravissima, sempre convincente Kathleen Chalfant) e la sorella Rickey (Quincy Tyler Bernstein). Rickey è nervosa ed irrequieta. Riaffiorano problemi in una famiglia che, come tante, è malfunzionante.

Si parla di droghe e liquori, di promesse non mantenute. C'è anche la giovane figlia Kay (Sami Gayle) che pensa solo a se stessa e non ha tempo per consolare, aiutare la madre. E' una riunione di famiglia ma non aiuta di certo la malata che esplode spesso contro tutto e tutti. Altra famiglia nei guai. Troppe. Vorremmo vedere, di tanto in tanto, sane famiglie dove c'è armonia e speranza in un futuro migliore. Ma in teatro si ha bisogno di conflitti. Li abbiamo, qui. Brave attrici che si fanno ammirare ed applaudire. Abile regia di Jonathan Demme.
Abbiamo ammirato l'attrice Francesca (Anita Hollander) in "Bass for Picasso" di Kate Moira Ryan (teatro Kirk, 410 West 42nd Street). Le manca una gamba ma si muove con agilità e convince come organizzatrice di una cena per amici. Deve anche sopportare l'ira e la cattiveria della sua amante Pilar (Felice Neals) che la insulta e tormenta continuamente. C'è un momento drammatico quando si sente un rumore in cucina e si parla di un'arma. Si spera per un momento che la simpatica Francesca si sia finalmente vendicata. Non succede. Pilar torna. C'è anche l'amica Bricka (Mary Theresa Archbold) e i due aspiranti autori Nicholas Viselli e Terry Small che parlano, ingenuamente, di una commedia che sta per essere prodotta e risolverà i problemi finanziari. Guadagni in teatro? Un'illusione.

Per l'intera famiglia c'è "ImaginOcean" di John Tartaglia al teatro 340 West 50th Street. I bambini si sono divertiti moltissimo seguendo le avventure sottomarine di un gruppo di coraggiosi pesci. Dopo tante peripezie, conquistano il ricercato tesoro. Buone voci, fluido scorrere di avventure.
Tre attori ci divertono con gran senso dell'umorismo in "Guy Walks into a Bar" di Don Creedon (Producer's Club, 358 West 44th Street). I due amici seduti al bar sono i simpatici Walter Micael De Forest e Bill Rutkoski. Prendono in giro in quattro differenti scene il tronfio seduttore Wayne Stills. Ha appuntamenti con donne che non conosce; descrive la sua moderna filosofia. Sottile tessuto psicologico che rivela come pensano gli uomini. Bravi. Molti applausi.