SPECIALE/CINEMA/Quei duri anni ‘70 a Williamsburg

di Martina Margoni

Chi l'avrebbe mai detto che la vita su di un set cinematografico fosse così stancante ed intensa? Dietro il glamour e la perfezione di un film si nascondono, infatti, ore ed ore di frenetico lavoro. Tecnici del suono, direttori artistici, cineprese, truccatrici, attori; come strumenti di un'orchestra, tutti si muovono secondo una musica precisa, per evitare stonature e rendere la sinfonia memorabile.  Così è stato ai primi di maggio a Jersey City: cinque intensi giorni per realizzare un cortometraggio di circa 20 minuti.

Si tratta di una mob story ambientata a Williamsburg, Brooklyn negli anni '70, nel quartiere della Chiesa di Our Lady of Blessed Sorrow e durante i giorni dell'annuale Festa dei Gigli. L'idea é di Michael Ricigliano Jr., avvocato di Long Island con la passione per la scrittura ed il cinema.
Figlio di italo-americani racconta di come sia cresciuto ascoltando le storie di nonni, zii e cugini relative alla vita nella Williamsburg italiana degli anni '70. La lealtà verso la famiglia, il rispetto delle tradizioni e la coesione del gruppo portavano molti italiani di allora a farsi coinvolgere nella malavita e nel crimine, dimostrando come l'appartenenza al gruppo e la volontà di compiacere la famiglia fossero più forti di qualsiasi morale e buon senso. Questo é quello che succede a Santo Bastucci, genio matematico e direttore di banca, che per rispetto del padre defunto e spinto dal suocero, Benny Musachia, uomo intelligente e furbo, si fa coinvolgere, quasi inconsapevolmente, in affari loschi e pericolosi. obbedendo alle direttive di Manny "The Hand", il capo indiscusso del quartiere.

Il personaggio di Santo è interpretato dal napoletano verace Federico Castelluccio, conosciuto come Furio nella famosa serie The Sopranos. Federico è anche il regista del cortometraggio e la sua creatività artistica e visiva, derivata dall'essere in primis pittore, si esprime attraverso scenografie che ricordano i quadri del Caravaggio. Particolarmente interessanti le scene al chiuso: i colori sono caldi e ben definiti, la luce sottolinea i volumi dei corpi che escono dal buio della scena, focalizzando l'attenzione sui personaggi più che sull'ambiente.
Paul Sorvino, il mitico Paulie dei Goodafellas e padre della brava Mira, copre i panni di Benny. Un metro e novanta di vitalità, forza e carisma invadono la stanza quando è lui a girare la scena. La sua estrema versatilità garantisce anche una vena ironica e divertente alla sceneggiatura e il fatto di essere un "paesano"di Federico fa si che fra i due vi sia una grande sintonia sul set.

"Manny the Hand" é interpretato da Tony Lo Bianco, famoso per molti film tra cui il cult degli anni '70, "The Honeymoon Killers". Altri nomi importanti sono quelli di Danny Margotta, Arthur Nascarella, Carmine Raspaolo e Yvonne Maria Schaefer. Da menzionare anche Ken Kelsh, responsabile delle riprese e i produttori TJ Sansone e Tyagi Schwartz.

Il desiderio é quello di immettere il film nel circuito dei vari film festival; da quello di Tribeca al Sundance Film Festival per vedere la reazione del pubblico e cercare di attirare investitori per trasformare il corto in una vera e propria feature. Attori e produttori si sono detti molto soddisfatti del risultato ma, come succede sempre, bisogna lasciare ai "posteri l'ardua sentenza".