IL FUORIUSCITO/Specchio, specchio...

di Franco Pantarelli

Qualche giorno fa le schiene dei corrotti d'Italia sono state percorse da violenti brividi. I giornali parlavano del varo di un'operazione destinata a individuare tutte le mele marce che gravitano attorno al governo allo scopo di eliminarle prima che possano estendere il loro marciume a tutto il cesto. Fosse stato uno dei tanti moralisti rompiscatole che aveva inopinatamente trovato spazio sui soliti giornali pure loro rompiscatole, i corrotti avrebbero scrollato le spalle e sarebbero bellamente tornati ai loro sporchi affari. Ma i giornali in questione erano i gioielli di Silvio Berlusconi, Il giornale e Libero, cui si era aggiunto il Corriere della Sera che ultimamente sembra aspirare ad entrare nella famiglia, e la loro "fonte" era nient'altri che Lui, il grande Silvio, che aveva gridato il suo "Basta!" e aveva deciso una volta per tutte di ripulire il Paese dalla corruzione. I titoli erano estremamente espliciti. Quello del Giornale: "Adesso indaga Berlusconi. Il premier vuole individuare le mele marce". Quello di Libero: "Silvio fa il pm e interroga i suoi: ditemi laverità".

Più i corrotti leggevano e più le loro schiene si gelavano. I giornali-gioielli dicevano che l'operazione era addirittura già cominciata e che Silvio Berlusconi, approfittando di un'influenza che lo obbligava a restare in casa, aveva già cominciato a convocare i sospetti a Palazzo Grazioli, accogliendoli con un perentorio: "Adesso siediti e spiegami precisamente come sono andate le cose. Voglio la massima sincerità". Loro leggevano, si chiedevano con terrore "quando toccherà a me?" e di colpo gli sembrava lontanissimo il tempo in cui a Palazzo Grazioli si andava di sera e non di giorno, invitati e non convocati, per cenare con le escort e non per rispondere a domande pericolose.

Chi fossero stati i primi convocati sottoposti a interrogatorio non si sapeva con certezza. Si immaginavano i soliti noti: Guido Bertolaso affinché spiegasse la faccenda degli appalti, Claudio Scajola per chiarire, se poteva, la storia tutta comica dei 900.000 euro che avrebbe ricevuto in regalo ma senza saperlo e poi Denis Verdini, Altero Matteoli e tutti quelli di cui in questi giorni si chiacchiera molto. I terrorizzati lettori dei giornali-gioielli cercavano di rincuorarsi ripetendosi che forse era tutta una scena. In fondo Silvio di scene ne fa una al giorno. Ma continuando nella lettura si rendevano conto che Berlusconi non solo stava facendo maledettamente sul serio, ma aveva già raggiunto dei risultati, diavolo di un Silvio. Raccontava infatti Alessandro Sallusti, vice direttore del Giornale, che il capo del governo, "dopo avere indagato a fondo nelle ultime ore è giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli".
Mio Dio! Agli occhi dei lettori terrorizzati ciò poteva significare una cosa sola: che Silvio non avrebbe dato loro tregua. Li avrebbe scovati dovunque si fossero nascosti e li avrebbe scacciati con ignominia. Loro e chi ce li aveva fatti entrare, nel governo. Anche se su questo punto, al momento, si stava verificando una specie di giallo. L'identità di quel signore, infatti, non si trovava e a quanto pare non bastavano né la determinazione che Berlusconi stava mostrando in questa dolorosa vicenda che lordava la rispettabilità del governo, come aveva poeticamente enunciato il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, né l'efficienza che tutti gli hanno sempre riconosciuto.  

In un caso come quello le sue doti non sembravano sufficienti, tanto che forse per la prima volta nella cavalcata di successi che è stata la sua vita sentiva di non sapere che fare per scovare il colpevole della presenza nel governo di quei "ladri di polli". Le scarse notizie provenienti dal personale di Palazzo Grazioli lo indicavano arrabbiatssimo, oltre che raffreddato, e più si arrabbiava e meno era capace di pensare con calma, sicché l'unica cosa di cui aveva bisogno - appunto pensare con calma - era proprio la cosa che gli mancava di più in quel suo girovagare per la lussuosa dimora di Palazzo Grazioli.

Usciva sul terrazzo sfidando l'influenza, fissava le cupole delle tante chiese di Roma e mormorava: "Dove sei, maledetto, fatti vedere, vigliacco". Poi rientrava, guardava di sbieco i preziosi quadri appesi alle pareti e poi suoi i occhi vagavano sulle parti delle pareti rimaste nude, e non si accorgeva che la soluzione del giallo era proprio lì, sulle pareti nude. Nella migliore tradizione dei gialli, infatti, il colpevole era stato il maggiordomo, che pensando di fare un'opera buona aveva fatto sparire tutti gli specchi della casa e il suo padrone, non potendo vedere la sua immagine, non vedeva il responsabile dei "ladri di polli" annidati nel governo.