Libera

Il burqa italiano

di Elisabetta de Dominis

Gli italiani sono proprio degli ingrati: non capiscono che tutto quello che il presidente Berlusconi fa, lo fa per il loro bene. Sembra non capiscano che la legge anti intercettazioni li farebbe vivere con più serenità, sapendo che nessuno ascolta più i loro intrallazzi fiscali o sentimentali. Volete mettere la libertà di dire e organizzare quello che vi pare al telefono con quella, ben più misera, di leggere sul giornale gli intrallazzi degli altri? Ah, gli italiani sono proprio un popolo di guardoni: preferiscono il gossip giornalistico al poter fare i propri comodi. Oppure bisogna dedurre che gli italiani non abbiano molto da nascondere e dunque gli scocci venir privati della libertà di leggere sui giornali quello che fanno i potenti.

Forse vi ho confuso le idee, ma per una volta mettetevi nella testa del Nostro. Lui vuole estendere i privilegi legali che conquista a tutti noi, forse nel presupposto che tutti abbiamo molto da nascondere. Capita spesso di vivere in una casa che non sappiamo chi ci abbia comprato e, grazie a questa legge, non subiremmo quello che sta subendo il povero smemorato Scajola. Capita pure spesso di incontrare l'uomo della nostra vita, ma è già sposato e magari fa anche il premier, allora grazie a questa legge potremmo continuare a godere della sua vicinanza via cavo, più o meno virtuale. Perché si sa, da cosa nasce cosa, perfino un ministero, basta che non lo sappia nessuno. E se il fatto privato non assurge agli onori della cronaca, non dà scandalo e di conseguenza non è scandaloso. L'importante è non dare il cattivo esempio, poi si può fare quello che si vuole. Chiamasi difesa della privacy. Perché il decoro è quella virtù che ostentiamo in pubblico e che, in privato, sfiliamo come un abito. Perché la nostra anima chiede di peccare e delinquere come di bere, mangiare o fumarsi una sigaretta.

Pertanto se un cronista redigerà un articolo riportando delle intercettazioni, sarà punito con un mesetto di carcere e pure 5 mila euro di multa, che per il suo editore lieviterà sin o a 700 mila. Fallimento sicuro, ma tanto Berlusconi ha tante di quelle case editrici, non solo la Mondadori, che non ci mancheranno giornali da leggere. E il mondo, o almeno l'Italia così ben patinata, ci sembrerà migliore. L'importante è illuderci.
Eppure il premier, che questa legge l'ha fortemente voluta, non è contento, ha detto che è una legge colabrodo. Teme che magistrati e giornalisti troveranno il modo di rendere pubblici certi fatti privati trasformandoli in vizi, tradimenti, frodi, ecc. Assomiglia al ragionamento fatto da Ratzinger: basta mettere il pedofilo sotto il tavolo come le briciole, nessuno lo vedrà e rimarrà soltanto una briciola (senza considerare che prima o poi il sudiciume fuoriesce...) Complimenti al Papa (ma dobbiamo ancora scriverlo con la P maiuscola, quando ‘italiani' non più e ci sono innumerevoli italiani più santi di lui?).

La legge bavaglio sarà il burqa italiano: ognuno imbavaglia quello che considera un pericolo. Da noi le donne ‘intelligenti' si sono accorte che non conviene fare le femministe e contestare il potere maschile perché in cambio del silenzio può essere tanto generoso nei loro confronti. Si sono imbavagliate per opportunità, raggiungendo le pari opportunità quantomeno nella titolarità di un ministero. Poi, per le donne, tra le mura domestiche non è cambiato granché. Ma l'immagine di quella donna a capo del ministero delle pari opportunità fa sognare tante altre.

L'emulazione, a prescindere dalla moralità dell'atto in questione, è riprovevole perché sottende mancanza di personalità e invidia, ma al contempo è sforzo per eguagliare e superare chi si ammira. Oggi abbiamo delle ministre che eseguono pedissequamente quanto loro prescritto. Ma non è detta l'ultima parola: potremo vedere il giorno che una ministra prenderà il posto del suo mentore. E forse sarà peggio.