SPECIALE/PERSONAGGI/L’Italia etica, ecologica e vincente

di Niccolò d’Aquino

Mauro Saviola aveva soltanto la licenza di quinta elementare. E a lavorare ci era andato a undici anni. Il che non gli aveva impedito di fondare un'impresa che oggi è ai vertici mondiali, prima produttrice italiana di pannelli truciolari e tra le prime cinque in Europa, studiata in quelle università di mezza Europa in cui lui durante la sua vita non aveva mai messo piede. Dall'anno scorso Mauro non c'è più: se n'è andato dopo 71 primavere vissute sempre con allegria e passione. Al suo posto ora c'è Alessandro, il figlio maggiore, classe 1973. Lui all'università, dopo la maturità scientifica, ci è ha anche andato. Ma dopo due anni ha mollato, capendo che la sua strada era un'altra: è andato a lavorare con il padre.

Siamo a Viadana, tra Mantova, Parma e Cremona, cittadina di nemmeno ventimila abitanti nel cuore della pianura Padana. Qui lo sport principale non è il calcio ma il rugby. Quando finisce sulle pagine dei giornali nazionali, Viadana ci va quasi sempre per qualche meta dei suoi campioni in maglia giallo-nera. Non si parla mai della sua ricchezza. Invece questo è uno dei distretti industriali più ricchi d'Europa, una di quelle nicchie d'eccellenza che - a dispetto di certa politica - fanno la fortuna dell'Italia e ci fanno ancora invidiare all'estero.
La fortuna, da questi parti, è cominciata con le scope e pennelli, di cui Viadana è tuttora capitale mondiale. Prodotti poveri, ricavati dall'unica materia presente in abbondanza nel territorio: gli alberi e in particolare i pioppi. E Mauro, nella bottega del padre ebanista, impara a fare le scope. Passano gli anni. Qualcuno gli racconta che in Germania ci sono impianti che sbriciolano i rami degli alberi, li pressano e poi incollano i trucioli per farne delle tavole. Va a vedere. Torna con un'idea. Per la quale serve la cifra, astronomica per quel tempo e per le sue tasche, di 350 milioni di lire. Convince una banca. Il cui direttore non si pentirà mai. Perché le rate del prestito vengono tutte regolarmente saldate. All'inizio Mauro produce venti metri cubi di pannelli al giorno. Che oggi sono diventate venti volte di più, coprendo il 35 per cento del fabbisogno italiano e vendendo tra l'altro mobili in kit per colossi come Ikea, Carrefour, Rinascente e Coop. Nasce il Gruppo Mauro Saviola, azienda bella e semi-nascosta in stile con la schiva riservatezza di questi posti.

In Germania, Mauro era rimasto colpito dal fatto che, per produrre i pannelli truciolari, i tedeschi ricorressero ai pioppi, abbattendone ogni giorno un'enorme quantità di tonnellate. Certo, era quello che facevano tutti, anche in Italia. Ma nel cervello di Mauro era frullata un'immagine: la moltitudine di rami e tronchi che si accumulavano lungo il Po, assieme alla grande quantità di scarti di legno che ogni società industriale si lascia dietro. Mobili vecchi, cassette per la frutta, casse da imballaggio, bobine di legno per cavi metallici o elettrici, residui di segherie, ramaglia. In quegli anni la coscienza ecologica iniziava a farsi largo tra i media e le persone più sensibili. Ma, parlando di rispetto dell'ambiente e di lotta allo spreco e all'inquinamento, tutti pensavano ad altro: la spazzatura, gli scarti metallici, i fumi dei combustibili, il risparmio energetico. Lo spreco del legno e il suo possibile riutilizzo, chissà perché, non aveva colpito nessuno: tutto quel materiale legnoso finiva nelle discariche con un notevole costo per le amministrazioni comunali che, per disfarsene, potevano soltanto bruciarlo negli inceneritori.

Sarà Mauro il primo a pensare a qualcosa di diverso. Nelle sue presse comincia a buttarci gli scarti di legno usato. Poi, nel 1997, si decide e fa il grande salto: la sua diventa così l'unica azienda al mondo a usare nel ciclo produttivo esclusivamente legno post-consumo, il suo Pannello Ecologico è al 100 per cento fatto di legno riciclato. Ogni anno i suoi impianti raccolgono e lavorano circa un milione e mezzo di tonnellate di legno vecchio. Calcoli alla mano, significa risparmiare e salvare 10mila alberi al giorno, quattro milioni circa ogni anno. Inoltre, la lavorazione grazie ai più moderni macchinari è a bassissima emissione di inquinanti. Fioccano i premi e le lodi, sia delle organizzazioni industriali sia degli ambientalisti. Che ora hanno riconosciuto al Gruppo il pieno diritto a mettere sotto il marchio - cinque pioppi stilizzati - il sottotitolo: The Eco-Ethical Company.

È Alessandro, oggi, a snocciolare ad America Oggi le cifre del successo. Parla veloce, la passione del padre è la stessa, si vede che quello che fa gli piace e ci crede fino in fondo. Uomo pratico, passa immediatamente al "tu". Si muove in giro per una delle venti aziende in cui è diviso il gruppo: non solo a Viadana e in altre parti d'Italia ma anche in Belgio, Svizzera, Argentina. E tra un po' anche negli Stati Uniti. «Ma, per qualche mese ancora, non posso dirti di più: il partner americano che ci ha contattato e con cui apriremo un impianto ci ha chiesto la riservatezza». Vede la penna delusa a mezz'asta sul taccuino. Ride. «Facciamo così: appena possiamo sciogliere la riserva, ti avverto». Andiamo avanti, allora. Le venti aziende non fanno solo pannelli. Alcune producono anche collanti, vernici, resine, solventi e tannino che servono al business principale. Era stato Mauro, per sottrarsi al monopolio e ai prezzi imposti dalle ditte del settore, a decidere di farsi tutto in casa. Con il risultato che, anche in questo campo, è stato subito record: primo in Italia e terzo in Europa.

Oggi il gruppo, nel suo complesso, ha un fatturato consolidato che era arrivato a 900 milioni di euro, un po' scesi in questi tempi di crisi; lavora 50mila quintali di legno al giorno; produce 45mila chilometri di pannelli, più della circonferenza della Terra; lavora 24 ore su 24, sette giorni su sette, uniche pause: Natale, Pasqua e Primo maggio festa dei lavoratori; può contare sulla pressa più grande al mondo, un mastodonte lungo 50 metri che pesa 650 tonnellate; ha una flotta di 180 autotreni di proprietà che ritirano il legno usato in giro nei vari centri di raccolta disseminati in Italia («Per lo più del Nord, è vero, ma ultimamente stiamo registrando una crescita di interesse e di coscienza ecologica anche nei comuni del Sud che ci stanno chiamando»), il tutto con il pieno accordo della amministrazioni locali, felici di essersi tolte un problema; ogni anno importa dall'Europa mille treni pieni di legname di scarto (a gestire la parte trasporti è il fratello minore Alfredo; in azienda, con incarichi di responsabilità, sono presenti altri due nipoti, figli del fratello di Mauro.) Se lo slogan personale del vecchio Mauro era: «La fortuna? Più lavoro e più ne ho», in realtà la vera parola d'ordine di questa impresa è: non si butta nulla. Nemmeno le montagne di polveri derivanti dalla pulizia del legno riciclato: vengono bruciate per ottenere l'aria calda che serve per essiccare i trucioli, si usano cioè anche gli scarti degli scarti. «Così risparmiamo circa 4.800 autotreni di gasolio all'anno, quanti ne servirebbero per darci la stessa energia». Altro applauso dai verdi.

Ma ad approvare sono anche i sindacati, e pure questo è insolito in un Paese dove la conflittualità è sempre altissima e le proteste dietro l'angolo. I 1.800 dipendenti non hanno mai fatto un giorno di sciopero. Loro, i Saviola, ricambiano: anche in questa stagione di crisi, in cui il fatturato si è contratto come per tutti, non hanno né licenziato né fatto ricorso alla cassa integrazione. E i dipendenti ringraziano: alla mega festa annuale con pranzo in fabbrica ci vanno sempre tutti, mogli e figli al seguito.
Questo, insomma, è un colosso internazionale che - per sua fortuna - non ha perso nulla della mentalità familiare. E ai gioielli di famiglia ci tiene. Soprattutto a quelli che hanno un nome e cognome. Come Maurizia Zecchini. Storica assistente di Mauro è una che non veste Prada, insomma non ha certo il look delle manager di oggi, semmai quello di una sorella maggiore di poche parole che non si fa vedere se non quando serve. Basta uno sguardo per capire che è preziosa, di quelle che se ce l'hai non la molli. Ad Alessandro, dopo la morte di Mauro, era andata a chiedere: «Sei sicuro che non sono troppo vecchia per questo posto?». Lui aveva sgranato gli occhi e si era messo a ridere.