LIBRI/Storie d’altri tempi

di Franco Borrelli

Da ascoltare, non come le storie di un tempo vicino al focolare e con la voce della nonna, ma con l'aiuto di un "Cd player", in salotto, in ufficio, in macchina o passeggiando in un parco. Sono gli audiolibri che, grazie a Il Narratore di Zovencedo, in Italia (e non solo) si stanno sempre più imponendo, con un mercato che coinvolge sì i non vedenti, ma anche quanti, data la fretta "tecnologica" dei tempi, non hanno più pazienza e voglia di sedersi con un libro "vero" in mano [www.ilnarratore.com]. L'importante, comunque, è che lo scopo sia raggiunto e che, malgrado tutto, non si dimentichino i classici ov'è possibile ritrovare parte di sé e molto del mondo (cose, uomini, etc.) che ci ruota intorno.

Non solo i testi consacrati della nostra letteratura, quella di ieri e quella di oggi (come, ad esempio, una certa Maraini della quale parleremo più in là), ma di quelle euro-mondiali che, in mille modi, hanno forgiato l'essere culturale che si è oggi. Ci riferiamo qui, in particolare, ai versi di Pablo Neruda ("Poesie d'amore"), alle pagine di Emily Brontë ("Cime tempestose") e di Victor Hugo ("I miserabili"); versi ascoltati con partecipante passione, o libri letti un tempo e poi rivisti in riduzioni cinematografiche, televisive o in musical a Broadway, riproposti dal Narratore attraverso la voce di Alberto Rossatti (Neruda) accompagnato dalla chitarra di Giovanni Cenci e dal testo bi-lingue, di Alessandra Bedino e Luigi Marangoni (Brontë) e quella di Moro Silo (Hugo). Classici, questi tre, che si presentano da soli, senza dover necessitare di alcun'altra introduzione, appartenenti come sono all'assoluto d'ogni tempo e geografia, parte integrante del nostro esistere, con personaggi e liricismi che ti s'imprimono nel cuore e nella memoria e che, grazie alle loro melodie nascoste e avvolgenti, misteriosamente ti riportano in un mondo "altro" e poi, per la stessa magia, ti riconsegnano a te stesso, diverso anche se non rinnovato, con capacità e un sentire emozioni tuttavia più variegato e intenso. "Letture" (si fa ovviamente per dire) che t'accompagnano nel vivere quotidiano e t'insegnano ad amare e rispettare quel che di più diverso è intorno a te (anche se il capire continua ad essere difficile e, a tratti, si fa incomprensibile).

Del poeta cileno son qui raccolte le più belle poesie d'amore (poco meno di un'ora di lettura), ricche d'emozioni e malinconie, ma testimonianti sempre una voglia di restare attaccati all'esistenza goduta anche attraverso i suoi lati meno eccitanti, fra passioni quotidiane, tanta natura e anche, a volte, tragedia. Una donna, la sua amata, cantata sia con i sensi che con la mente, un poetare che s'accompagna a un lacerante senso del vuoto e che rimane spesso in bilico fra "l'incapacità di lasciarsi riempire dall'amore" e quella "straziante amarezza dell'inappagato".

"Cime tempestose", uscito per la prima volta nel 1847, è l'unico romanzo della Brontë, prende il nome dall'abitazione dove si svolge la vicenda. Figlia di un pastore anglicano un po' eccentrico e chiuso, la scrittrice stessa lasciò poco di sé: non diari o lettere, ma solo quel che trapelò poi grazie alla sorella Charlotte. Questo narrato dalla coppia Bedino-Marangoni (oltre quattordici ore di ascolto) è un misterioso ritratto a tinte scure di passioni di là dal tempo, popolato da personaggi a dir poco contraddittori, ora d'una tenerezza poeticissima ora dagli atteggiamenti odiosissimi. Una scrittura concepita e realizzata in solitudine, dalle atmosfere gotiche e con psicologie contorte e concentriche rimandanti l'una all'altra e resa in maniera coinvolgente e fascinosa, pur se a tratti terrificante, e sempre ammaliante.   

Colossale, a dir poco, è poi il capolavoro di Hugo (oltre sessanta ore "lette" da Silo!, una vera e propria maratona). Narra, come si sa, le vicende di alcuni personaggi nella Parigi del dopo-Rivoluzione (1815-1833), ma con ampie digressioni al passato (Rivoluzione, Napoleone, Waterloo, etc.). Definirlo uno dei più popolari capolavori delle letterature di tutti i tempi potrebbe anche essere riduttivo, ma non ci si discosterebbe troppo dalla verità. I personaggi che lo rendono vivo e palpitante sono, come recita lo stesso titolo, i "miserabili" (vien fatto di pensare a certi "vinti" verghiani), gente caduta in miseria, ex condannati ai lavori forzati, "scugnizzi" e delinquenti di strada, studenti senza un soldo in tasca, prostitute, etc. etc.; storie di cadute e risalite, di peccato e redenzione, di diavoli e santi; tutta una società con i suoi mali e le sue attese, in un quadro storico vivido entro cui ognuno finisce poi col trovare la sua dimensione umana.