Italiani in America

La Florida dei massacri

di Generoso d’Agnese

In Florida, i primi coloni organizzati e decisi a dare vita a una nuova comunità, furono gli ugonotti. Tra il 1562 e il 1564 approdarono infatti sulle spiagge di Miami due spedizioni francesi, formate da uomini il cui credo religioso era inviso alla corona di Francia (all'epoca dominata da una rappresentante della famiglia de' Medici di Firenze), e decisi a trovare un nuovo rifugia in terra americana.

I francesi si accamparono sulle sponde dell'attuale St. Johns River, battezzando l'area "La Caroline" in onore del sovrano Carlo IX.  La vita,  per questo primo nucleo di transalpini, si rivelò subito difficile, e gli europei  riuscirono a sopravvivere soltanto grazie ad una nuova spedizione di aiuto, capitanata da Jean Ribault. Tra le nebbie del tempo compare il primo nome italiano. Ribault infatti sopravvisse infatti a un complotto ordito ai danni di René de Laudonnière, complotto cui partecipò il ligure Stefano Genoese, grande avversario del leader ugonotto.

Le frammentarie notizie raccontano del fallimento della congiura e dell'esecuzione dello stesso Genoese, uscito sconfitto dal tentativo di rovesciare il condottiero ugonotto.
La storia della Florida, tra il 1564 e il 1575 si tinge cupamente di sangue coloniale. Ai francesi infatti reagiscono in modo impetuoso i reali di Spagna che spediscono in America l'efficientissimo Pedro Menéndez de Avilés, il quale fonda il villaggio più antico degli attuali Stati Uniti, Saint Augustine, rinforzandolo, dopo un primo tragico saccheggio perpetuato dal famoso corsaro inglese Francis Drake, con l'imprendibile Castillo de San Marcos. Gli spagnoli si misero subito all'opera contro quelli che consideravano eretici e i francesi reagirono trincerandosi nella città di Fort Caroline.

René de Laudonnière decise però di tentare l'attacco a sorpresa alla fortezza spagnola, e tra gli uomini che comandavano il suo contingente vi era Nicola Ornano, un italiano proveniente dalla Corsica e appartenente ad una famiglia destinata a dare numerosi condottieri alle bandiere francesi. Viceammiraglio della flotta di Ribault, e comandante della nave Emerillon, Nicola Ornano subì il destino di tutta la comunità francese della Florida. La spedizione di de Laudonniére infatti si sfaldò sotto la forza degli uragani tropicali, aprendosi al micidiale contrattacco spagnolo.

La storia ricorda quei giorni con un nome sinistro: il massacro di Matanzas. Il 29 settembre del 1565 infatti i superstiti del primo gruppo d'attacco (sfiniti e affamati) furono circondati dagli spagnoli. Accettata cavallerescamente la resa, i 130 superstiti francesi furono però giustiziati a tradimento: la vita venne risparmiata soltanto a coloro che si dichiararono cattolici.

Il secondo gruppo, capitanato da Ribault arrivò sul luogo del massacro il 12 ottobre, in condizioni fisiche altrettanto disperate. In questo gruppo si trovava anche Nicola Ornano, il quale affrontò con onore la stessa sorte degli altri 134 francesi: pur riconoscendo nei miseri resti umani tracce familiari dei loro compagni, gli uomini di Ribault decisero di arrendersi senza combattere per essere a loro volta  giustiziati senza pietà, anche questa volta con l'esclusione di sedici "cattolici".

La sorte avversa colpirà anche un altro italiano al servizio della Francia, figlio di un'illustre casata italiana. Nicola Strozzi era capitano al servizio del re di Francia, ed era figlio di Simone Strozzi e di Albiera di Iacopo Bindi, mantenendo alto il nome della nobile famiglia italiana nei mari del mondo. Esperto navigatore e combattente, egli si era distinto in vari scontri con i turchi ma, arrivato nei mari del Nuovo Mondo come capitano della nave "Prince", trovò ad attenderlo una fine crudele.

Esattamente dieci anni dopo il massacro di Matanzas, Nicola Strozzi venne infatti catturato da Pedro Menendez Marques, nipote del comandante spagnolo autore della strage che gli chiese un riscatto per avere salva la vita. Strozzi accettò ed offrì al nemico 300 ducati per riacquistare la libertà: in cambio venne repentinamente giustiziato dall'avversario, emulo del feroce zio. Dei 300 ducati non si trovò nessuna traccia!
Nelle acque torbide della fine Cinquecento altri italiani approdarono sulla costa della Florida. Molti furono al servizio della corona spagnola e si insediarono nel villaggio di S. Augustine contribuendo a formare la prima città stabile dei futuri Stati Uniti. Di loro restano pochissime tracce: erano perlopiù domestici, soldati semplici, artigiani al servizio dei condottieri nobili spagnoli sbarcati in terra americana. Tra i 2.646 marinai e armigeri imbarcati sui 34 vascelli spagnoli della flotta di Menendes de Aviles, c'erano infatti tantissimi italiani residenti nei territori spagnoli della penisola.

Tra essi spicca il nome di un certo Augustino Espinola (o Spinola) grande collaboratore del condottiero spagnolo. Francesco Genoese invece servì l'autore della strage di Matanzasi sulle navi della sua flotta in rotta verso i territori americani. Italiano infine, anche se il suo nome è scomparso dagli annali della storia, fu il cappellano del capitano Francisco Lopez Mendoza Grajales, ovvero il primo uomo a mettere piede sul terreno dove sorse S. Augustine.

Passeranno almeno tre secoli per un'altra emigrazione italiana di massa nei territori della Florida. Sarà infatti, nel 1768, merito di 1300 coloni italiani (e di altrettanti greci) la costruzione della città di New Smyrna, un progetto voluto dal dottor Andrew Turnbull, un fisico scozzese col pallino della colonizzazione. Al progetto edilizio fu chiamato a sovrintendere Carlo Forni, un ingegnere italiano dai natali incerti, e i lavori di bonifica proseguirono per diversi anni.

Incomprensioni, tensioni tra i gruppi etnici e clima malsano trasformarono l'esperienza di New Smyrna in una meteora lasciando ai posteri soltanto i resti visibili dei lavori di bonifica. Gli italiani tornarono in parte in patria e in parte si dispersero verso altri territori americani che sarebbero presto diventati terra di frontiera.