IL QUARTO APPUNTAMENTO DELL’ISSNAF ALLA NYU/Il futuro della Cina? Cercare nel suo passato

di Michelina Zambella

China and Its History: How the Chinese Look at Their Past" è il titolo del seminario con cui l'ISSNAF (The Italian Scientists and Scholars in North America Foundation) ha celebrato il suo quarto appuntamento, presso la New York University, martedi 11 maggio 2010. Dalla scienza pura alle scienze umanistiche, questo club esclusivo di scienziati italiani del nordamerica si presenta, dunque, come un'organizzazione dagli svariati interessi.

Come i cinesi percepiscono il loro passato e interpretano la loro storia? A parlarne un panel di esperti eccezionale composto da Nicola Di Cosmo, Professore al Centro di Studi Avanzati di Princenton e Professore di storia dell'Asia Orientale presso la Fondazione Henry Luce; Eugenio Menegon, PhD presso la Boston University, che ha annunciato sia la sua imminente nomina a Professore Associato di Storia, sia la pubblicazione del suo ultimo libro (Ancestors, Virgins, and Friars: Christianity as a Local Religion in Late Imperial China, Harvard-Yenching Institute Monograph Series, maggio 2010); il corrispondente da Pechino prima e attualmente da New York per La Repubblica, il giornalista Federico Rampini.

Ad accogliere i partecipanti, Marina Santilli, Giorgio Einaudi e Riccardo Lattanzi dell'ISSNAF.
In un contesto di ridefinizione della mappa geopolitica mondiale e di grande subbuglio per gli equilibri internazionali, in cui la Cina si appresta a divenire la potenza egemonica del XXI secolo, è interessante notare l'importante ruolo che la storiografia riveste non solo per la comprensione della civiltà cinese, quanto per la definizione stessa di quella cultura plurimillenaria che ne sta alla base, la quale affascina e, al contempo, spaventa l'Occidente. Nella Repubblica Popolare Cinese, mito e tradizione si intrecciano con racconti storici che continuamente si evolvono e si adeguano alle esigenze secolari del paese; ne consegue, quindi, una storiografia paradossalmente camaleontica eppure immobile. L'unicità dell'Impero di Mezzo sta, infatti, nella volontà delle istituzioni di voler preservare e trasmettere una "cultura laica della continuità", quale strumento vitale di sopravvivenza interna ed esterna, che ne giustifichi l'incessante tentativo di adattamento storico alle contigenti esigenze politiche, commerciali ed economiche del paese. Insomma, se «per conoscere la Cina ci vorrebbero cento vite», come disse Confucio, non bisogna dimenticare che «ogni storia è storia contemporanea» per citare Benedetto Croce.