PUNTO DI VISTA/I meridionali che salvarono i veneti

di Toni De Santoli

Siamo in clima di commemorazioni: il 150° anniversario dell'Unità d'Italia è alle porte. Se ne parla parecchio. Ne parla il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ne straparlano con disprezzo i leghisti, soprattutto Borghezio. Essi non sanno quel che dicono. Non conoscono l'Italia. Non conoscono la Storia. Ci si domanda dove, e come, abbiano studiato (...). Ci si chiede in quali famiglie siano cresciuti. A noi sembrano giungere dal Nulla, personaggi di nessuno spessore morale, sociale, culturale. Spiriti puerili suggestionati da stupidi miti, da altrettante sciocche credenze. Campioni, impareggiabili, del "wishful thinking", ma del "wishful thinking" ‘retroattivo'...!

La durata della loro attenzione ("the attention span") su un dato argomento, è quella di un bambino di tre anni... La vera, grossa concentrazione la raggiungono solo nella lettura di indigesti, ampollosi testi su guerrieri del Mille, su castellane, spade, stendardi, scudi: il rutilante storico li abbaglia, smuove in essi qualcosa, sì, di fortissimamente infantile. S'invaghiscono di ciò che non è mai esistito. Non sanno, per esempio, che nel Settentrione del Trecento il rachitismo (secondo storiografi italiani e inglesi) interessava un bambino su quattro. Nel Mezzogiorno del Quattordicesimo Secolo il rachitismo era invece pressoché sconosciuto.

Il 150° anniversario dell'Unità d'Italia chiama in causa ‘anche' la Grande Guerra (1915-1918) poiché si suole indicare nel primo conflitto mondiale la fine del processo risorgimentale. La Grande Guerra... Seicentomila morti, un numero incalcolabile di feriti. Gravi lacerazioni politiche e sociali, ma anche dimostrazioni di compattezza popolare. La Grande Guerra... Se solo vi fossero giunti, austriaci e tedeschi avrebbero messo a sacco Venezia... Verona... Vicenza... Milano... Mantova... Brescia... Bologna. Avrebbero inghiottito la Val Padana, avrebbero eseguito razzie sistematiche, spietate. Ovunque fossero arrivati, avrebbero instaurato un durissimo stato d'assedio. Già c'era stata la tristemente famosa "strafe-expedition', la ‘spedizione punitiva' contro i ‘traditori italiani', usciti appunto nel '15 dalla Triplice Alleanza (qui Vienna e Berlino non avevano tutti i torti...).
Bene: fra l'ottobre e il novembre del 1917, in seguito a Caporetto, pareva inevitabile la conquista austro-tedesca del Veneto, della Lombardia, dell'Emilia. Nulla sembrava poter fermare l'impeto austriaco e soprattutto tedesco. Ma così non fu. Gli italiani in quelle ore terribili afferrarono l'esigenza di fare quadrato. Ma più che altro fu notevole, commovente, l'impegno dei nostri soldati, come del resto lo era già stato fino all'estate del '17.

Italiani in grigioverde giunti dalla Sicilia, dalla Sardegna; ragazzi arrivati dal Salento, dalla Sila, dall'Aspromonte, dal Sannio, dalla Terra di Lavoro, dalla Costiera Amalfitana, dai rioni popolari di Napoli, conclusero la loro vita sull'Altopiano di Asiago, sul Carso, a Monfalcone, sull'Isonzo. Sul Piave. Gli austriaci e i tedeschi non passarono. Non ci fu verso di passare. Ecco i soldati italiani che s'immolarono in difesa dell'Italia, i soldati che a veneti, lombardi, emiliani risparmiarono la solenne ‘punizione' austro-tedesca. I fanti, i bersaglieri, gli artiglieri che letteralmente salvarono il Veneto, la Lombardia, l'Emilia. Insieme, certo (come già accaduto) a lombardi, piemontesi, toscani, romani. Ma sappiamo che lo sforzo titanico, davvero titanico, fu lo sforzo eseguito per tre lunghi anni dai sardi, dai calabresi, dai siciliani, dai pugliesi. Senza il loro sacrifico, compiuto col massimo disinteresse verso la propria sorte, forse Borghezio e altri leghisti non sarebbero neanche nati... Sarebbero magari rimasti come molecole racchiuse in involucri sparsi nello Spazio.

Se solo questi rumorosi e ingombranti individui facessero un salto, uno solo, a Redipuglia...