A modo mio

Un grande gruppo

di Luigi Troiani

Ragiono di musica ed altro con Vittorio De Scalzi. E' poco prima del concerto di sabato, accanto al palco di sala Petrassi già piena, anche di giovani: bella soddisfazione per una band, i New Trolls, fuori dal giro per troppo tempo. I quattro hanno bisticciato, si sono lasciati e ripresi: trolls davvero come mi dice il loro leader, "ma non malefici perché siamo stati folletti contro noi stessi". E mi fa l'esempio di Nico, il bello del gruppo, che cantava come un dio arrampicandosi su note impossibili e si faceva anche troppo rovinandosi la salute come poi De André con l'alcol, che dodici anni fa è scivolato in auto sul ruscello di granturco che un ubriaco al volante aveva sparso in autostrada ribaltando il camion, che è stato quasi un mese in coma per sentirsi dire  al risveglio che sarebbe rimasto a vita in carrozzella e senza parola. "La leggenda nera del rock, che vuole gli artisti sempre in bilico verso l'annientamento ha colpito anche noi. Ma non è colpa del genere musicale. Siamo venuti su in tempi nei quali la ricerca della libertà veniva prima di ogni altra esigenza. Certo, anche quella musica serviva a liberarci. Nella libertà c'è sempre il rischio. E poi eravamo giovani, e i giovani sbagliano più facilmente. Avevamo meno informazioni su un sacco di cose, rispetto ad oggi. Adesso abbiamo consapevolezza, però non abbiamo rinunciato a quella visione del mondo, continuiamo a scatenare la fantasia; forse per questo i giovani ci apprezzano. Non casualmente di noi amano il prog, e scartano la stagione pop".

Rivedendo in scena gli amati Trolls, eleganti e in gran spolvero (compreso Nico Di Palo con tuttora mezzo corpo che non gli vuole dar retta ma canta col timbro dei vecchi tempi), qualità concertistica e corale, assolo rimarchevoli di batteria e basso,  risalta che il meglio della Leggenda New Trolls sono i brani che miscelano le vene folk e jazz con il rock, e i due concerti grossi dove la fusione tra barocco italiano e rock anglosassone raggiunge l'eccellenza orchestrale. In questo la vicenda della band genovese è atipica, dato che contrariamente alle esperienze anglosassone e nordamericana, il folk e il classico da noi sono rimasti quasi sempre fuori da rock e pop. Interessante la spiegazione di De Scalzi: "In America, ma anche nel Regno Unito, le diverse culture sono strutturate, riconoscibili e catalogabili: con facilità l'espressione musicale trova radici nell'identità. Noi siamo un piccolo paese, allungato nel Mediterraneo, o infilato dentro le Alpi: da fuori ci sono giunte influenze le più disparate, tutte tenui e frammentate, inabili a strutturarsi e imporsi. Unica eccezione Napoli, con una canzone colta e ben distinta da almeno sei secoli".

Recuperato il gruppo, rimesso in sella il malconcio quanto coraggioso Nico, la band sta continuando il suo giro per l'Italia, all'insegna di una reunion che sa anche di umanità e simpatia. I quattro sono convinti che bisogna portare la musica italiana fuori dalla penisola: "c'è un bel fermento che va premiato" dice De Scalzi. I Trolls hanno suonato in Giappone, Corea, Canada. Ad ascoltarli in Messico andarono dalla California. L'album "Searching for a Land" ha girato parecchio, e "The Seven Seasons", tour tutto in inglese è stato  sold out. Vittorio fa sapere ai lettori di America Oggi: "Stiamo lavorando con il maestro Bacalov al Concerto Grosso n. 3, una storia shakespeariana con Ofelia protagonista e valori universali in campo. Ne faremo un tour planetario e saremmo onorati di poterlo eseguire a New York". Il pubblico apprezzerebbe, sicuramente.