TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Poeta d’un Sinatra

di mario fratti

Il teatro è spesso confessione. E le confessioni sono sempre rivelatrici. S'impara molto. Ne abbiamo parecchie negli ultimi giorni. Il compositore Stephen Sondheim ha raggiunto gli ottanta anni e viene meritatamente celebrato in tutta la città, in diversi locali. Ma è a Broadway che si rivela e trionfa in "Sondheim on Sondheim", concepito e diretto da James Lapine al teatro Studio 54 (254 West 54th Street). Musica e liriche di Sondheim, naturalmente. Attraente scena mobile di Beowulf Boritt e numerose diapositive proiettate durante le canzoni. Ben scelte, cronologiche, illuminanti la vita del nostro eroe. Viene anche definito un dio, in alcune canzoni. Per molti lo è. Le diapositive ce lo mostrano bambino. Viene spesso intervistato ed udiamo le sue confessioni.

Non visse con la madre che gli disse, con incredibile crudeltà, che non lo voleva ed avrebbe preferito non averlo messo al mondo. Con una ferita simile nasce sofferenza e poesia. E, fortunatamente, un desiderio di più amore. La maggior parte delle canzoni è nota a migliaia di spettatori. Ci vengono ricordati i suoi trionfi e le sue sconfitte. Relativamente poche. Qualche musical che ebbe poche repliche. Risentiamo le gloriose liriche e la musica di "Follies" (1971), "A Funny Thing Happened on the Way to the Forum" (1962), "You Could Drive a Person Crazy" (1970), "Passion" (1994) e "Road Show" (2009). Una carriera incredibile. Il meglio del mondo musicale degli ultimi quarant'anni. Gli attori sono eccezionali e si vede che sono orgogliosi di essere in questo insolito tributo (B. Cook, V. Williams, L. Kritzer, N. Lewis, T. Wopat, E. Morton, E. Mackey e M. Scott). Serata perfetta.

Al centro di un altro musical c'è la confessione di Sherie René Scott che ha scritto "Everyday Rapture" insieme con Dick Scanlan (American Airlines Th., 227 West 42nd Street). Agile e spigliata, parla direttamente al pubblico e racconta la sua vita. Proviene da una provincia in cui prevale la religione. Vediamo sul fondo proiezioni dei cento volti di Gesù Cristo; qual è quello giusto? Cerca nel mondo della religione, in quello dello spettacolo. Sa cantare e predicare. Convince gli spettatori e ci diverte. Al suo fianco cantano Lindsay Mendez e Betsy Wolfe. Appare alla fine anche un giovane, incorniciato da uno schermo tv, che diventa suo rivale e la sfida. Eamon Foley è molto femminile, sa muoversi, sa imitarla. Si ride e si applaude. Ha un suo fascino, personalissimo.

Come abbiamo detto, molti considerano Sondheim un dio della musica. Noi veneriamo un altro colosso: Frank Sinatra. Ci vien presentato, gloriosamente, dalla coreografa Twyla Tharp (idea, libretto e regia) al teatro Marquis (1535 Broadway). Mentre ballerini indiavolati interpretano la storia di ogni canzone, risentiamo la canzone, vibrante, nella voce di Frank. Una combinazione eccezionale in "Come Fly Away", titolo ben indovinato. Si vola nel ricordo di sensibili storie. La sua caratteristica era infatti chiarezza ed ogni canzone era una poesia che raccontava una storia. Tutte precise e commoventi. Particolarmente riuscite, come combinazione di musica e danza, abbiamo "Moonlight Becomes You" (Laura Mead e C. Neshyda-Hodges), "Summer Wind" (Karine Plantadit e Keith Roberts), "I've got a Crush on You" (John Selya . E Holley Farmer), "Makin Whoopee" (Rika Okamoto e compagnia). E l'intera compagnia sbalordisce alla prima con danze frenetiche. Twyla Tharp, che era in teatro alla prima, mostra più di cinquant'anni ma crea come una vibrante ventenne.

Una commedia in cui si confessa il conflitto di un devoto religioso che si sente colpevole, condannato all'inferno per la sua omosessualità, è "Next Fall" di Geoffrey Nauffs (portato a Broadway dopo il successo "off"). E' ora al teatro Helen Hayes (240 West 44th Street), abilmento diretto da Sheryl Kaller. Siamo in una sala d'attesa all'osopedale. Luke (Patrick Heusinger) sta morendo. Amici e i due genitori sono tesi e preoccupati. La madre (Connie Ray) ha senso dell'umorismo anche alla presenza del marito (Maddie Corman), che è ora divorziato; uomo serio ed intransigente. Si torna al passato, quando Luke incontra e s'innamora di Adam (Patrick Breen).

C'è solo attrazione fisica. Non di certo la stessa filosofia. Adam è sofisticato, moderno, ateo. Luca è religiosissimo ed è tormentato dall'idea che sarà punito nell'aldilà. Bella la scena in cui il padre di Luke fa di tutto, disperatamente, per nascondere ogni traccia della sua attività sessuale. Adam lo prende in giro e l'invita ad essere sincero e onesto. Dica quel che è. Si ride quando cercano, inutilmente, di nascondere un quadro che illustra la bellezza maschile. Commedia ben tessuta, con momenti commoventi. Molti applausi. Leslie Jordan, un cinquantenne che si autodefinisce nano ("little people") non nasconde la sua omosessualità. Figlio di un colonnello, non ha seguito la virile carriera del padre. Ci diverte raccontandoci ilari episodi della sua vita. Si muove con grazia e riscuote applausi a scena aperta (Midtown Theatre, 163 West 46th Street).