LE PROTAGONISTE/La notizia è sempre più femmina

di Lella Golfo*

La strada è sempre in salita, ma qualche foglia inizia a muoversi. Parlo del mondo dell'informazione e dell'editoria italiane e del loro grado di femminilizzazione ai vertici. È di pochi giorni fa la notizia della nomina di un nuovo direttore donna: Norma Rangeri, che prende le redini del Manifesto e prova a dare una scossa alla sinistra dura e pura. E che gli unici quotidiani diretti da donne siano politici o di partito, è un fatto che deve far riflettere. Flavia Perina al Secolo D'Italia, Concita De Gregorio all'Unità e ora Norma. Tutte donne che dalle colonne della carta stampata o dai talk show televisivi non l'hanno mai mandata a dire e ora hanno impresso un sigillo non neutro ai loro quotidiani.

"La femminilizzazione del giornalismo italiano è un fatto", ha scritto una volta Miriam Mafai e, al di là dei numeri suscettibili di auspicate impennate, la presenza delle donne nell'informazione c'è e si fa sentire sempre più. Sono passati anni luce da quando, nel 1892 Matilde Serao fondò insieme a Eduardo Scarfoglio Il Mattino. Certo nei quotidiani, a parte i tre direttori attuali, ricordo solo il tentativo di Pialuisa Bianco di risollevare le sorti dell'Indipendente e la direzione del Tirreno di Sandra Bonsanti. Ma se guardiamo alle "seconde linee" e alle firme di punta, le donne non sono solo asetticamente presenti ma perentoriamente autorevoli. Una su tutte: il vicedirettore del corriere della Sera, ovvero il primo quotidiano italiano, Barbara Stefanelli.

Nella cronaca politica e in quella economica, per non parlare degli esteri, non è solo roba di costume o nera. Anche se i nuovi intrecci e connubi tra informazione, economia e politica hanno dimostrato quanto gli stessi periodici di gossip abbiano un ruolo non meno forte delle colte analisi da cattedra giornalistica. Dagli scandali che hanno fatto saltare o vacillare i governi, alle indiscrezioni che hanno condizionato Opa e fusioni bancarie, l'influenza di quei giornali che un tempo si diceva di leggere solo dal parrucchiere è cresciuta non sotto silenzio. E lì le direttrici sono tante perchè in tempi non sospetti, pur di fare il loro mestiere, avevano accettato l'etichetta di "giornalismo minore" si erano sporcate le mani. Oggi, forse inaspettatamente anche per loro, sono eminenze rispettabili e temute per il potere mediatico che esercitano. E vogliamo parlare dei femminili? Foto di famiglie illustri hanno fatto parlare per mesi e le dichiarazioni sulla propria vita privata del potente di turno sono il pane quotidiano con cui devono misurarsi anche i più compassati giornalisti d'altri tempi. Per non parlare del condizionamento che i periodici femminili esercitano sui consumi dei veri decisori d'acquisto, le donne. Un'influenza che in un'economia in cerca spiragli e in una società che nonostante tutto non vuole smettere di essere frivolmente edonistica e consumistica, li rende player determinanti. E lì, sui troni dei periodici femminili, le donne sono regine indiscusse. Vera Montanari, Alessia Diamante, Maria Latella, Patrizia Avoledo, Danda Santini, inutile, un uomo non c'è e se ci fosse forse farebbe una brutta fine in redazioni monopolizzate dal pensiero forte e femminile.

Passiamo alla tv? Il Tg politico d'eccellenza, pur nella discutibile lottizzazione della Tv pubblica, è guidato da Bianca Berlinguer; Cesara Buonamici, dopo anni di onorato servizio ha conquistato la vicedirezione del Tg5 e una direzione delicata e complessa come quella di Rai Parlamento è in mano a una professionista d'esperienza come Giuliana Del Bufalo. Le donne, nonostante la noiosa querelle (su cui prima o poi esprimerò la mia turbata opinione), non conducono solo trasmissioni frivole ma tg di reti ammiraglie e programmi di approfondimento seri e tosti: Lucia Annunziata, Monica Maggioni, Milena Gabanelli, Monica Setta, un lungo elenco di giornaliste che la gavetta l'hanno fatta conquistando a fatica spazi e credibilità. A cui si aggiungono le innumerevoli inviate che hanno dimostrato che il posto di una donna non è solo nei solo nei confortevoli studi delle corrispondenze europee ma anche in mezzo ai conflitti più cruenti e pericolosi.

Last but non least, un altro capitolo "potentemente femminile": l'editoria. Perché se dalla carta stampata o dal tubo catodico le donne esercitano al pari degli uomini quel potere mediatico su cui sono stati scritti fiumi di parole, dai piani alti dell'editoria muovono leve altrettanto delicate. Penso a Marina Berlusconi, Presidente Mondadori o a Donatella Treu, Amministratore Delegato de Il Sole 24 Ore: due donne che rappresentano il segnale di una leadership femminile fatta di competenza, esperienza e know how acquisiti sul campo.

Ma, al di là di nomi e numeri, è il senso e la portata di quest'avanzata che mi incoraggia. Perché è innegabile che le nostre sono società ed economie della conoscenza. Le politiche di comunicazione dei Governi diventano il cardine della governance dei Paesi e le leadership politiche, economiche, finanziarie si costruiscono e misurano sull'immagine. Le democrazie sembrano legittimarsi e plasmarsi sui meccanismi di referendum elettronici e tutto e tutti vengono sottoposti al vaglio di un'opinione pubblica partecipata. Quasi il 70% del valore delle aziende è determinato dalla reputazione costruita attraverso i media e semplici "artifici informativi" riescono a far crollare le Borse di tutto il mondo. In una parola, la globalizzazione è comunicazione e informazione. E che in quest'ambito più che in altri le donne abbiano un ruolo di primo piano, che occupino  le stanze dei bottoni e continuino la loro inesorabile ascesa fa ben sperare. Perchè da e con la comunicazione tanto si può fare e disfare, influenzare e condizionare, decidere e condividere. 

 

*Deputata Pdl e Presidente della Fondazione Bellisario