A modo mio

Cantando maggio

di Luigi Troiani

Il primo maggio, nella tradizione europea e non solo, è la festa del lavoro. Una giornata di libertà dalla fatica, conquistata, nel corso dei secoli dell'industrializzazione e dello sviluppo del capitalismo, a suon di manifestazioni, scioperi, repressioni e morti.. Negli Stati Uniti, qualcosa del genere si ha in settembre, con minore intensità emotiva e politica, in occasione del Labor Day.
   Le maggiori confederazioni sindacali  italiane da anni organizzano, per l'inizio del mese, un concerto gratuito di musica rock e di consumo, in una grande piazza romana, mettendo insieme centinaia di migliaia di spettatori, per lo più giovani. Ripreso dalla televisione e sostenuto dalle case discografiche, si ha ragione di ritenere che il concerto frutti grossi introiti al sindacato, anche se  quest'anno si è fatta circolare la voce che la celebrazione canora si sia chiusa con una perdita superiore al mezzo milione di euro.

   Con altro spirito e altre finalità, la fondazione "Musica per Roma" dedica il primo maggio al ricordo di come il mondo del lavoro italiano abbia espresso nei secoli problemi, dolori, gioie, attraverso la ricchezza della musica popolare. Lo spazio architettonico interno ed esterno dell'Auditorium è per un giorno intero il luogo della commemorazione e della ri-attualizzazione di una cultura che, benché sopravviva in qualche angolo d'Italia, risulta per lo più estinta nei decenni del dopoguerra e dell'industrializzazione. "Si canta Maggio", questo il titolo della manifestazione culturale, diventa, attraverso una serie di eventi, celebrazione del lavoro nelle risaie, dei treni e delle navi delle migrazioni, dei morti ammazzati dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo come quelli della miniera di Marcinelle in Belgio dove, l'8 agosto del 1956, in una galleria a 1035 m. di profondità perirono 262 minatori, 136 dei quali italiani arrivati soprattutto da Calabria e Abruzzo.

   Nella terza edizione della manifestazione, a dar voce e corpo a ciò che resta del passato ha provveduto in particolare il concerto della sera, con l'immenso coro dell'Opera Popolare Italiana, OPI, diretto da Ambrogio Sparagna, che quest'anno ci ha messo anche del suo con il testo e la musica inedita del trascinante "Libera nos a malo", invocazione all'Eterno di giustizia per ogni uomo e donna che con "la fatica sua ingrassa li signori". Canti di questua toscana; stornelli tipici umbri e salentini; canzoni dei "jurnatari" della piana di Catania, delle lavoratrici del tabacco del Salento, delle mondine delle risaie del Piemonte; lamenti dell'emigrazione; inni delle minoranze etniche della Magna Grecia; tante altre espressioni delle tradizioni popolari e dei poeti che a esse si sono ispirate (Ignazio Buttitta, Matteo Salvatore, Rocco Scotellaro) hanno dato contenuto a una serata sottolineata dal tutto esaurito dell'Auditorium.

   Resta da capire perché la lungimiranza della Fondazione e l'energia di un artista etnologo come l'amico Sparagna, riescano a portare in scena un eccellente percorso della memoria cui partecipano spettatori di ogni generazione e ceto, mentre le burocrazie sindacali optino per un prodotto estraneo al lavoro, e alle lotte di quando Maggio, in Italia, era insieme mese mariano e del lavoro. Resta il desiderio di far arrivare ai nostri emigrati in America e ai loro figli lo spettacolo di Sparagna e i colori musicali dell'OPI, che tanti successi sta raccogliendo in giro per il mondo.