SPECIALE/LIBRI/Treni d’Italia: la puntuale verità

di Valerio Cattano

Treni in Italia, croce (spesso) e delizia (a volte) dei passeggeri. A mettere a nudo il "sistema" delle Ferrovie è stato un giornalista che è cresciuta alla "scuola" americana. Si chiama Claudio Gatti, lavora per il Sole24ore negli Stati Uniti, ed ha pubblicato con la casa editrice Chiarelettere un libro dal titolo emblematico: "Fuori orario".

Hai paragonato la gestione delle ferrovie italiane a quella del Paese, dando un connotato estremamente negativo. Vuoi spiegare in poche righe?

«Le Fs in generale sono a mio parere un microcosmo estremamente emblematico del nostro paese. E soprattutto dei tratti negativi più diffusi della cultura politica, manageriale, imprenditoriale e sindacale italiana: della predilezione per le scelte di breve termine e a corto raggio, della tendenza al consociativismo clientelare e all'acquiescenza al potente di turno e dell'assoluta deresponsabilizzazione dei decision maker che non costringe mai nessuno a mettere in gioco la propria credibilità. Detto questo, la mia inchiesta è un viaggio nel ventre molle delle FS, alla ricerca di risposte alle domande che tutti i passeggeri italiani si pongono da anni, e cioè perchè i treni rimangono sporchi, perchè si ha l'impressione che siano spesso in ritardo quando Trenitalia li segnala quasi tutti in orario, perchè ci sono tante soppressioni di treni o guasti. E infine, perchè nonostante i miliardi di euro le ferrovie non hanno raggiunto il livello di qualità che ci si aspetta. Come mi ha detto un ex dirigente del gruppo Fs "Con tutto quello che si è speso negli ultimi anni, l'Italia avrebbe diritto a un sistema ferroviario con la qualità, la pulizia e la puntualità svizzera". Invece, qualità, pulizia e puntualità continuano a essere... italiane».

Nel resoconto non si salva nessuno, dal dirigente al sindacalista, al politico di turno; hai avuto conseguenze dirette dopo la pubblicazione? Smentite, querele...
«Nessuna smentita, nessuna querela. Ho in compenso ricevuto telefonate e messaggi di posta elettronica sia da sindacalisti che da imprenditori che non solo dicevano di condividere le mie osservazioni ma avevano esperienze personali altrettanto gravi da denunciare. A parte ovviamente i molti commenti di supporto dei lettori».

Hai evidenziato come tu sia cresciuto in una scuola di giornalismo americana, che mira alla denuncia dei fatti, piuttosto che ad un senso di appartenenza rispetto ad un gruppo, editoriale o politico: ciò vuol dire che un collega italiano non avrebbe mai scritto "Fuori orario"?
«Diciamo che lo stile, l'approccio giornalistico e il contenuto di Fuori Orario sono caratteristici di un'inchiesta senza etichette e a 360 gradi più caratteristica del giornalismo americano che di quello italiano. Perchè in Italia non si è culturalmente e deontologicamente portati a fare inchieste che non abbiano parti amiche o nemiche».

Parliamo di tecnica: come hai proceduto per raccogliere tutti i documenti che ti sono serviti per confezionare il manoscritto?
«Come Pollicino: una briciola alla volta. Chiedendo a ogni fonte di informazioni e documenti suggerimenti su altre possibili fonti».

Come è nata la possibilità di pubblicare con Chiarelettere?
«Mi piaceva il loro progetto editoriale, conoscevo molti colleghi, da me stimati, che avevano pubblicato per Chiarelettere e quindi mi sono rivolto a loro quando ho capito di avere sufficiente materiale per un libro d'inchiesta sulle Fs».

Tornando al settore dei trasporti, indichi come "punto di non ritorno" per le le Ferrovie italiane l'ingresso sul mercato della compagnia privata: ma le disfunzioni strutturali non resteranno identiche?
«Le disfunzioni strutturali rimarranno fin quando non saranno affrontate in modo serio e sistematico. Mi auguro che l'arrivo della concorrenza privata nella tratta più redditizia spinga - o costringa - le Fs a farlo».

Infine, domanda a bruciapelo: in Sicilia meglio una ferrovia efficiente o il ponte sullo Stretto?
«Nonostante il libro, non mi ritengo un esperto di trasporti pubblici. Ma da viaggiatore posso dire che non ci penserei un attimo: vorrei prima una ferrovia efficiente».