FOTOGRAFIA/La Roma folk di Klein

di Alfonso Francia

Quando arrivò a Roma nel 1956 per collaborare con Federico Fellini come aiuto regista del film "Le notti di Cabiria", William Klein era già una celebrità negli Stati Uniti. Le fotografie dedicate a New York, la sua città natale, gli erano valse il premio Nadar e la pubblicazione di un volume monografico ad appena 26 anni di età. La collaborazione con Fellini, che l'anno successivo si aggiudicherà l'Oscar per il miglior film straniero con "La strada", sembrava l'occasione ideale per lanciarlo anche dall'altra parte dell'oceano.

E infatti, complice anche le difficoltà nella realizzazione della nuova pellicola, Klein ebbe tempo di percorrere e fotografare a lungo le strade di Roma assieme a due guide turistiche che pochi si sarebbero potuti permettere: Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia... Il risultato di quelle peregrinazioni per vie e piazze della capitale fu un nuovo libro fotografico, che grazie all'editore Feltrinelli divenne in Italia un vero e proprio caso editoriale. Oggi, a 50 anni dalla sua pubblicazione, si è deciso di celebrare il volume mettendo in mostra quelle famose fotografie all'interno dei Mercati di Traiano.

L'iniziativa ha coinvolto il Comune di Roma, la Sovrintendenza ai Beni Culturali e una celebre casa editrice specializzata. Meglio dirlo subito: tanta fatica sarebbe stata meglio spesa diversamente. Basta un'occhiata per rendersi conto che le immagini proposte sono l'ennesima rilettura del folklore capitolino tanto amato dai turisti americani. Ci si trova davanti una successione di anziani in canottiera seduti in strada, circondati da ragazzini vocianti, Vespe parcheggiate sul marciapiede, statue annerite dalla fuliggine e carabinieri baffuti.
Anche nella scelta delle zone della città Klein dimostra una scarsa fantasia: si allontana dal centro storico solo per una puntatina nel cuore della Roma papalina, per una passeggiata fra Trastevere e Borgo Pio. Si intestardisce a immortalare una capitale che già allora non esisteva più, e che avrebbe mantenuto il suo aspetto "caratteristico" proprio per attrarre gli stranieri.

Klein ignora invece la nuova città che stava nascendo in periferia dove, grazie a un piano regolatore criminale, la campagna romana stava arretrando rapidamente per far posto a una grigia distesa di cemento. Sorprende che Pasolini, che pure aveva indagato a lungo quella realtà con i romanzi "Ragazzi di vita" e "Una vita violenta" non abbia voluto portarlo in quei luoghi per documentare lo scempio. Così ci viene propinata l'ennesima veduta dal Gianicolo mentre continuiamo a ignorare come dovevano apparire certe parti della città prima che l'asfalto le ricoprisse.

Solo in qualche occasione si trova qualche spunto interessante: una scena di festa dentro una baracca, un gruppo di ragazzi che cercano scampo dal caldo stendendosi sulle spiagge di Ostia, due baristi che ridono dietro una macchina del caffè. Si riesce a intravedere il sorgere di quel boom economico che proprio nel 1956 vede il suo anno di nascita ufficiale.

Parliamo comunque di tre o quattro scatti su 60. Il resto risulta noioso o addirittura irritante. Vedere queste immagini è un po' come proporre a un newyorkese una esposizione di foto della Statua della Libertà e dell'Empire State Building; nessuno potrà essere biasimato se dopo cinque minuti scapperà a gambe levate. Viene da sperare che Klein torni presto in Italia per presentare una selezione delle sue foto di Manhattan, quelle sì personali e capaci di mostrare un volto inedito della metropoli, sfuggendo ai soliti stereotipi che circondano la Grande Mela.

Bisogna però concedere agli organizzatori un'attenuante: scegliendo i Mercati di Traiano come sede della mostra, incoraggeranno forse i romani a riscoprire uno dei siti archeologici più spettacolari della loro città, resti di un passato in cui Roma, bisogna ammetterlo, era molto più bella di oggi. Anche se mancava il Cupolone di San Pietro...