MUSICA LIRICA /Sondra, creatura verdiana

di Franco Borrelli

Luminosamente forte la sua voce, d'una intensità passionale impressionante e con toni tali che avrebbero certo fatto la gioia dello stesso Cigno di Busseto: Sondra Radvanovsky è oggi, senz'alcun dubbio, una delle voci verdiane per eccellenza; e, come tale, in questi ultimi tempi ha raccolto applausi e consensi (di critica, oltre che di pubblico) dal Met alla Scala, dal Covent Garden alla Lyric Opera, dalla Vienna State Opera alla San Francisco Opera, alla  Metropolitan Opera House. E', su tutte le eroine verdiane, una Leonora per eccellenza (sia della "Forza" sia del "Trovatore"). La sua "vis dramatica" è impressionante e naturale, e la sua scura coloratura ne trae beneficio enorme. Prendete, ad esempio, le sue ultime «Verdi Arias» (Naxos/Delos), ascoltatela e ve ne renderete subito conto.

Il New York Times ne ha esaltato la lucidità e la generosità delle proporzioni vocali, sottolineando come il soprano nato nell'Illinois (ma dalle evidenti origini est-europee) sappia dar vita e sangue ai personaggi del Nostro. Il San Francisco Sentinel l'ha esaltata come "la Leonora della nostra generazione"; ed echi assai positivi si sono riscontrati un po' ovunque ella si sia esibita, tanto in Nord America quanto in Europa. Dalla squisita profondità e da un colore vocale che ne sottolineano versatilità e aderenza al testo, la Radvanovsky deve essere salutata ormai, a tutti gli effetti, come un'interprete verdiana davvero con i fiocchi. Dopo "Il Trovatore" di San Francisco, diretto con gran misura e partecipazione dal nostro Nicola Luisotti, è stato scritto che basterebbe quella sua speciale Leonora a lasciar traccia "straordinaria e indelebile" nella memoria musicale non solo americana.

Sondra Radvanovsky è nata, circa quarant'anni fa, a Berwyn, un sobborgo di Chicago. Ha cominciato la sua carriera artistica all'età di undici anni (!) e da allora non ha fatto che stupire ed essere incoraggiata dai suoi maestri (Diana Soviero, tra gli altri, che ancora la segue e ne cura le evoluzioni di canto bello). Oltre alle già citate Leonore, sue eroine palpitanti di vita e d'emozioni sono anche l'Elvira dell'"Ernani", l'Hélène dei "Vêspres siciliennes" e l'Elisabetta del "Don Carlo". Ad ascoltarla in quest'album si resta presi dalla sua tonalità meravigliosa, dall'eccellenza della sua tecnica, dal perfetto fraseggio e dalla chiara e correttissima pronuncia dell'italiano. Difficile trovare un soprano che canti in maniera tanto incantevole e luminosa, e che si possa "capire" parola per parola. Una superstar dell'immediato domani? Difficile, anche se non arduo a dirsi. Le qualità (anche sceniche) la Radvanovsky le ha davvero tutte per eccellere.

In questo Cd della Naxos/Delos, accompagnata dalla Philharmonia of Russia diretta da Constantine Orbelian (eccezionale il rigore orchestrale e l'aderenza allo spirito di Verdi) e dall'Academy of Choral Arts di Mosca diretta da Alexey Petrov, il soprano americano interpreta arie da "Il Trovatore" ("Tacea la notte" e "D'amor sull'ali rosee"), dal "Ballo in maschera" ("Ecco l'orrido campo..."), dal "Corsaro" ("Non so le tetre immagini"), da "La forza del destino" ("Pace, pace, mio Dio!" e "La Vergine degli Angeli"), dall'"Ernani" ("Ernani, Ernani, involami"), dall'"Aida" ("O patria mia") e da "I Vespri siciliani" ("Arrigo! Ah, parli a un cor" e "Bolero"). Le più belle? Tutte, indistintamente; ma, se si dovesse riascoltarne qualcuna, dopo averle già "riascoltate" tante volte, suggeriremmo quelle del "Trovatore", della "Forza" e dell'"Ernani". Travolgente e davvero straripante la sua forza vocale ed espressiva. Un "vulcano", verrebbe di dire con un certo Rossini in mente.

Difficile, con lei, anche il gioco dei paragoni. Uno, tanto per azzardo? Leontyne Price, gigante indimenticabile della lirica Made in Usa. Con la sua voce potentemente suadente, la Radvanovsky coinvolge completamente chi l'ascolta, e le creature del Nostro diventano perciò donne davvero sanguigne e pulsanti, donne vere, segnate dall'attesa e dal dolore, dall'amore e dal sacrificio, dalla gioia e dall'abbandono, dal tradimento e dalle sofferenze, donne terrigne quindi, che più vere e reali son difficili a trovarsi nel mondo non solo dell'opera lirica.

"Per essere grandi devi trasformare la musica e renderla tua - ha affermato il soprano -. La prima parola, la prima frase deve subito mostrare la statura umana del personaggio che interpreti".
Che altro aggiungere se non notarne ancora una volta l'incredibilità del fraseggio e l'aderenza alle eroine delle quali di volta in volta indossa le vesti? Una voce, insomma, da brivido.