TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Bigamo e sanguinario?

di Mario Fratti

Si va a teatro non solo per divertirsi ma anche per educarsi. S'impara molto sulla vita dei grandi. "Equivocation" di Bill Cain (131 West 55th Street) ci dà un'inedita, brillante visione della vita e della creatività di Shakespeare. "Engaging Shaw" di John Morogiello (312 West 36th Street, Abingdon Theatre) ci rivela un nuovo G.B. Shaw.

"Bloody Bloody Andrew Jackson" ci rivela la vita sregolata ed eccitante del futuro presidente Jackson. Completamente nuova e sorprendente. Questo testo è ora al Public Theatre che lo ha saggiamente prodotto (425 Lafayette Street); è scritto e diretto da Alex Timbers, con musica e liriche di Michael Friedman. Presentato dal Center Th. Group e dal noto, originale gruppo Le Freres Corbusier. Come si racconta la vita di un presidente - Andrew Jackson - che è ora accettato come morale e giusto? Solo creando un energico, frenetico musical che stupisce e si fa applaudire. Fu il settimo presidente degli Stati Uniti ed il fondatore del Partito Democratico. Si torna agli anni 1820-1829, quando Jackson fu accusato di bigamia, durante la sua campagna elettorale. Nel 1824 fu eletto, ma gli rubarono la presidenza dandola a J. Quincy Adams. Il protagonista è il giovane, esuberante Benjamin Walker. La moglie che preferiva è Rachel (Maria Elena Ramirez). Durante pulsante musica vediamo le sue avventure. Insanguinate, come dal titolo. Massacrò gli indiani, prendendo le loro terre e raddoppiando il territorio. Era spregiudicato e violento ma in questo musical c'è ironia e continuiamo ad accettarlo ed applaudirlo. Dopo tutto la storia dell'America è una storia di brutali conquiste. Fu finalmente eletto presidente nel 1829 e fu più controllato e più saggio. Le migliori canzoni sono una variazione di "Ten Little Indians" e "Populism". Ottima serata teatrale.

Di "Equivocation" abbiamo già scritto a lungo. Parliamo ora dei quattro eccellenti attori che ci presentano un nuovo Shaw in "Engaging Shaw". Appaiono inizialmente Sidney Webb (Marc Geller) e sua moglie Beatrice (Jamee Vance), una coppia che ama e protegge Shaw. Scopriremo più tardi che lei sarebbe pronta a darsi a Shaw se lui la volesse. Arriva Shaw (Warren Kelley). E' un ribelle nervoso e divertente che difende sempre i princìpi socialisti. L'alta, elegante, ricca Charlotte (Claire Warden) si presenta, lo corteggia, vorrebbe che lui la sposasse. Una lotta psicologica fra i due. Shaw non vuole ammettere che la vuole e trova cento trucchi per richiamarla, dopo che lei lo lascia. Alla fine vince il fascino della donna. Testo ben costruito, con molte battute originali.

Altro testo che insegna la storia è "The Scottsboro Boys" di John Kander, Fred Ebb e David Thompson (Vineyard Th., 108 East 15th Street). E' ben noto lo scandalo 1931 quando nove giovani afro-americani vennero accusati da due bianche razziste di una violenza fisica mai avvenuta. Furono arrestati e condannati in Alabama. Ci furono molti processi perché era ovvio che fossero innocenti. Ma giurie razziste continuarono ad accusarli. Poi, dopo anni, qualcuno fu rilasciato. Ma diventa polemico il fatto che un bravo avvocato bianco (Forrest McClendon) deve patteggiare ed accettare compromessi. Lascia in prigione chi è innocente. Come raccontare questo dramma con l'intenzione di illuminare e divertire? Gli autori (gli stessi di "Chicago") usano il metodo "menestrelli". Due buffoni, truccati, in vistosi costumi, introducono assumendo diversi ruoli (Colman Domingo e Forrest McClendon). L'unico bianco che cerca di barcamenarsi fra desiderio di compromesso e senso di giustizia è il convincente John Cullum. Si fa notare come vero ribelle Brandon Victor Dixon. Mentre gli altri otto sono confusi, sbalorditi, increduli, lui reagisce ed urla. Ha guai con tutti: guardie, giudici, giurati. Legge e studia e descriverà poi la loro tragedia dopo una sua fuga dalla prigione. I migliori numeri musicali sono "Alabama Ladies", "Shout!", "Never too Late", "Southern Days". Entusiasmante regia di Susan Stroman, la nota coreografa.

Al teatro Lincoln (M. Newhouse, 64th & Broadway) abbiamo un salto nel futuro con "When the Rain Stops Falling" di Andrew Bovell. La prima scena è un meraviglioso monologo di un padre che vede cader dal cielo un pesce, capisce che il mondo sta per annegare in una pioggia inesorabile e pensa al ritorno di un figlio che ha abbandonato tanti anni prima. Più tardi il figlio (Henry Vick) appare ed affronta il padre. Sono a disagio. Il padre può solo offrire una zuppa di pesce. Questo tipo di minestra viene offerto più volte dagli altri personaggi. Simbolo di un mondo dove prevalgono solo pioggia e pesci. Qui l'autore complica le cose. Doppi personaggi, giovani e più tardi anziani. Difficile seguire le coppie. Bravi, chiaramente, Victoria Clark e Rod M. McLachaln. Bella scena in cui la giovane Gabrielle (Susan Pourfar) è riluttante nell'accettare l'amore del giovane Gabriel. Difficile seguire ed identificare i personaggi. Solo la prima e l'ultima scena sono ben chiare. Un autore che preferisce il mistero e le complicazioni. Attori perfetti, ben diretti da David Cromer. Il primo monologo è notevole e commovente (Michael Silberry).

I giapponesi presentano al teatro 59E59 "Enjoy" del giovane Toshiki Okada. Dieci giovani che parlano direttamente al pubblico e ci rivelano le loro paure, la loro confusione. Stanno per arrivare ai trent'anni e si sentono vecchi. Devono godersi la vita, prima di quell'orribile età. Trent'anni! Tutto si svolge in un locale dove c'è di tutto. Anche bar, droghe, docce e camere riservate.
La bravissima Karin de la Penha ci diverte con gran senso dell'umorismo in "The Fly in the Fridge" di Emily M. e Frank Christopher. Di domenica alle 3:30 p.m. (anche il 23 maggio, il 27 giugno e il 18 luglio). Nel simpatico locale Smoke (2751 Broadway, 105-106th Streets). Raccomandato.