LA PRESENTAZIONE ALL’IIC DI SAN FRANCISCO/L’ex ostaggio confessa: “Io non mi arrabbio più”

di Maria Bremer

Il mio nome è Daniele Mastrogiacomo. Sono un giornalista di Repubblica, mi trovo qui in Afghanistan. Il nome di mio padre è Mario, il nome di mia madre Franca Lisa". Aveva scosso l'Italia l'incipit del primo video diffuso dopo la cattura del corrispondente Mastrogiacomo, il 5 marzo 2007. Nell'intento di intervistare il comandante talebano Mullah Dadullah, era stato preso in ostaggio insieme al suo interprete Adjmal Nashkbandi e all'autista Sayed Haga. Gli ultimi avevano trovato la morte, Mastrogiacomo la libertà - al prezzo di quindici interminabili giorni di paura.

 Mercoledì 21 aprile 2010, tre anni dopo, il giornalista italiano ha portato la sua esperienza in America. Presso l'istituto italiano di Cultura di San Francisco, Days of Fear, I giorni della paura, il libro che narra la sua esperienza di ostaggio, in conversazione con l'esperto di politiche internazionali Mark Danner. Scrivere è esorcizzare. Oggettivare l'esperienza vissuta, confinarla in un numero definito di pagine, rivestirla di un linguaggio che possa aiutare il mondo a comprendere, e - in qualche misura - a condividere. Mastrogiacomo è uscito dalla solitudine del trauma. Ce ne rivela ora il risvolto umano, l'esperienza della propria impotenza, il confronto con la morte che trascende, emblematico, il destino del singolo e rimanda alla natura umana in senso lato. "Ero arrivato al punto in cui la mia fine mi appariva certa. È stato come varcare una soglia. L'ho accettato, e in quel momento la tensione ha cominciato a calare" - ricorda il giornalista.

Delicati i temi toccati, nel corso del dialogo, per il forte carico emotivo dell'esperienza vissuta, per le implicazioni politiche dell'accaduto che tornano ad assumere un peso attuale a fronte dell'instabilità politica dell'Afghanistan e delle recenti catture degli operatori di Emergency. Abilissimo però l'interlocutore Mark Danner a riassumere e condensare la narrazione emozionale di Mastrogiacomo, compensandola con la personale, profonda conoscenza della situazione politica mondiale.

"Come l'ha cambiata questa esperienza?", è stata una delle domande del pubblico. Mastrogiacomo ha risposto da uomo nuovo, sottolineando le variazioni nella scala delle sue priorità, nella percezione degli altri, e un profondo sentimento di gratitudine. "Si sa come sono i romani", ha poi scherzato, "ci arrabbiamo per tutto. Io non mi arrabbio più." Forte l'impatto del dialogo sui presenti, che hanno lasciato l'Istituto arricchiti di spunti da approfondire, su un piano politico e letterario, ma in primo luogo umano.