Che si dice in Italia

Se fugge anche Ciampi

di Gabriella Patti

A 89 anni «un Presidente emerito della Repubblica, che ha tanto ha dato, ha il sacrosanto diritto di dire con franchezza: sono stanco, ora mi ritiro, continuate voi». Ha ragione Dino Messina, giornalista del Corriere della Sera, a scrivere questo nel suo blog a proposito delle dimissioni di Carlo Azeglio Ciampi dalla guida del comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia. Sappiamo tutti, però, che questa stanchezza non è fisica - alla soglia dei 90 l'ex capo dello Stato, uno dei migliori che il nostro Paese abbia avuto la fortuna di avere - è in realtà un giovanotto ancora vigoroso. La stanchezza, sospetto, è di altra natura. Troppe polemiche, troppi attacchi all'identità nazionale da parte di una parte politica (la Lega); troppo disinteresse, al di là delle dichiarazioni di facciata, da parte del partito di maggioranza relativa (il berlusconiano Pdl); troppi decenni di infastidito giudizio su tutto ciò che ha a che vedere con la "Patria" da parte della sinistra oggi alla opposizione. A mia volta non sono una che cede alla retorica patriottica, ma l'anniversario doveva - dovrebbe - essere una festa di tutti gli italiani, un momento di riflessione per valutare il cammino che dai nostri bisnonni fino a noi abbiamo percorso. E il bilancio, nonostante gli inevitabili alti e bassi, è indubbiamente positivo. Ma c'è chi, per bassi interessi di piccola bottega politica del momento, vuole rovinare la festa. Ciampi è uno testardo, lo dice la sua bellissima storia personale. Ma forse ora è troppo anche per lui. D'altronde non è il solo a mollare. In seguito alla sua lettera con cui ha annunciato di non voler più essere alla testa del comitato, un nutrito gruppo di altri garanti, dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky alla scrittice Dacia Maraini alle giornaliste Ludina Barzini e Marta Boneschi e al giornalista regista Ugo Gregoretti hanno deciso di rassegnare a loro volta le dimissioni. E che non si tratti, anche nel loro caso, di motivi anagrafici si tratta in questo caso, ma di malcontento e di rassegnato imbarazzo, lo spiega Dacia Maraini sul sito dell'Espresso: «Con il passare dei mesi il ruolo del comitato è stato svuotato. Non contavamo più niente, non potevamo decidere niente. Mi sembrava poco dignitoso restare lì a fare la foglia di fico». Ora c'è chi, come lo storico Alberto Melloni, chiede che Berlusconi rifiuti le dimissioni di Ciampi. Ma temo che sia troppo tardi. Qualcosa si è rotto. Per dirla sempre con Dino Messina: «con queste premesse è difficile chiamare celebrazioni le manifestazioni che culmineranno il 17 marzo 2011».

   HO UNA RICHIESTA CHE PIACERA' A BOSSI. Visto che il Senatur continua a proporre di dividere l'Italia in uno spezzatino - l'ultima trovata: separare l'Emilia dalla Romagna - allora io dico: ma sì, ha ragione, cos'è tutta questa unione, questo voler per forza stare assieme. Sono nata a Roma ma, dopo anni di riottosa resistenza, l'indottrinamento leghista mi ha fatto capire il mio errore, mi ha finalmente liberato dalla schiavitù. In realtà io sono nata e sono cresciuta nei primi anni formativi nello storico e democratico quartiere San Giovanni e, per essere chiari, i "signorini" dei Parioli non è che mi siano mai stati troppo simpatici. E allora, adesso che ho finalmente visto la luce, propugno con forza la separazione di San Giovanni dal resto di Roma ladrona e padrona. Che ne dite? Il mondo si sta sempre più globalizzando, le frontiere svaniscono, i paesi piccoli, vedi la Grecia, rischiano la bancarotta e possono sperare di salvarsi solo perché fanno parte di una Unione di Stati che non potranno fare altro che venirle in soccorso. Ma che importa? Sbagliano, sbagliamo tutti: solo Bossi e Calderoli hanno capito che tutti in questo pianeta stiamo sbagliando. America e Cina non capiscono l'errore di essere superpotenze, il futuro sarà dei piccoli. Tuttalpiù si potranno fare delle federazioni. Ed eccomi pronta: mi candido alla guida di una commissione che studi un modello federativo tra il quartiere San Giovanni e La Garbatella. Pronta a stringere relazioni internazionali ed economiche con il quartiere milanese del Ticinese.