MUSICA LEGGERA/Equilibristi dei sentimenti

di Veronica Meddi

Domenica prossima il Taj Mahal di Atlantic City alle ore 5:00 pm riapre il sipario sull'arte. In scena, in un'unica serata, la buona musica italiana e napoletana. Conduce l'evento il "cantapoeta" Emidio Coppola, che si esibirà inoltre in canzoni classiche napoletane accompagnato dal suo gruppo I Napoletania (Amedeo Angellotti al mandolino e Gennaro Costagliola alla chitarra). Direttamente dalla trasmissione Rai I Raccomandati un'ospite d'onore eccezionale, cantante, attrice e showgirl, Romina Power. A grande richiesta, la grande voce di Napoli, Francesco Merola.
Ciro Moriello con la Princeton International Artists sarà lieto di presentare la band italiana evergreen più stimata nel mondo in un concerto acustico: i Pooh. La formazione, che ha subìto una modifica dopo quarant'anni, con l'abbandono di Stefano D'Orazio nel 2009, rimane, anzi "raddoppia" il suo emblema di garanzia: la buona musica italiana. Maestri della buona musica saranno: l'"inarrestabile" Roby Facchinetti, il "tuttodunpezzo" Dodi Battaglia, il "fondamentale" Red Canzian. I Pooh rimarranno sempre in tre e i loro rapporti umani sono rinsaldati. La traumatica scissione li ha rivitalizzati. Con l'uscita di Stefano dal gruppo e la pubblicazione del Dvd "Ancora una notte insieme - L'ultimo concerto", i Pooh chiudono alle loro spalle il periodo più difficile ed emozionante di una lunga carriera. Il Dvd celebra i successi di una carriera ultra-quarantennale  attraverso le immagini del grande concerto del 30 settembre 2009 al forum di Milano: l'ultimo evento live dell'attuale formazione. Inoltre, ripropone integralmente i 48 brani della scaletta del concerto, per un totale di quasi 3 ore di musica dal vivo. E poi anche il videoclip "Ancora una notte insieme", vincitore del P.V.I. (Premio Videoclip Italiano).

Ma i Pooh non si fermano e prima di chiudersi in sala di registrazione, per preparare il nuovo disco di inediti che uscirà nell'autunno 2010, a cui seguirà il loro primo live con la nuova formazione, saranno ancora protagonisti indiscussi della serata del 2 maggio al Taj Mahal, padroni della loro arte più che mai!
«Non siamo arrivati a un punto e a capo, ma a un punto e virgola. Al bivio abbiamo deciso di raddoppiare!», afferma in una delle innumerevoli interviste rilasciate Dodi Battaglia. Il 2010 è dunque l'anno delle decisioni e dei cambiamenti; le emozioni si diramano espandendosi nell'animo di un pubblico che li ha sempre amati e seguiti. E per questa loro tenacia, energia e voglia di reinventarsi ogni volta, inevitabile l'analogia con uno dei più grandi scrittori italiani, Giovanni Testori.

Risponde alle nostre domande in rappresentanza del suo gruppo Red Canzian, voce e basso elettrico della band dal 1973.
Testori diceva: «... sono costretto a inventare ogni volta una lingua diversa, un ritmo diverso, una struttura diversa per "essere" la cosa che devo esprimere».

I Pooh come si reinventano?
«I Pooh si reinventano ad esempio in occasione di questi concerti all'estero, con una formazione assolutamente acustica, in tre faremo un "unplugged" della nostra musica, in maniera intima e discorsiva».


Fellini ha spesso rappresentato nei suoi film la realtà come un sogno e il mondo come un circo. Vi sentite più equilibristi sul trapezio dei sogni o clown sulla giostra dei sentimenti?

«Forse più trapezisti perché la vita è un sogno ed il sogno la rappresenta benissimo».

Cosa è la musica per i Pooh?
«La musica è stata la nostra vita da quando eravamo bambini. Ci ha fatto andare avanti nonostante qualcuno pensasse che dovevamo fermarci. Con la musica abbiamo imparato a crescere. È stata la compagna della nostra vita e delle nostre famiglie».

Tecnica e sentimento: c'è un giusto compromesso o uno prevale sull'altra?
«La tecnica non potrà mai coprire l'emozione. La tecnica interviene nella fase finale. Per esempio, in questo momento che stiamo preparando il nuovo album, una canzone l'abbiamo suonata tutto il giorno finché non abbiamo capito come farla. Poi abbiamo messo a diposizione anche la tecnica per registrarla, per inquadrarla, ma prima doveva nascere dall'emozione e non certo dalla tecnica».  


L'arte trova la sua ispirazione dalla realtà, dal quotidiano. Quale potrebbe essere l'immagine che trasformereste oggi in canzone?

«Nei nostri dischi abbiamo trasformato la realtà, la storia, la leggenda, tipo "Parsifal". Io penso che il musicista sia assolutamente il cronista di una realtà che racconta attraverso la musica. Nel nostro nuovo album ci sono molte sfaccettature di quello che ci gira intorno e di quello che c'è girato anche da 2000 anni. Si parla, si racconta, si inventa, si gioca all'interno delle storie d'amore».


Il 2 maggio sarete sul palco del Taj Mahal ad Atlantic City. Con quale brano aprirete il concerto?

«Apriremo con "Amici per sempre". Stefano è andato via e ci sembra l'occasione migliore».


Cosa significa per voi suonare per gli italiani all'estero?

«In America siamo stati tante volte e abbiamo sempre trovato un'accoglienza molto bella e molto calorosa. Per noi, parlo a nome di tutti e tre ovviamente, è stato un po' come andare a trovare gli amici che abitano all'estero. Con il loro calore dimentichi di essere in America».


Gli italiani che verranno al vostro concerto nutrono un grande amore per la terra che li ha accolti, l'America, e soffrono al contempo di nostalgia per la loro amata Italia. Quali saranno le emozioni che regalerete loro?

«Noi canteremo la nostra musica, la musica dei Pooh. Il nostro modo di parlare, di raccontare, di interpretare l'amore, le storie, e credo che questa sia la cosa più onesta da portare a degli amici».

La musica può salvare il mondo? E il mondo salverà la musica?
«Il mondo non credo che salverà la musica, anzi, credo che il mondo stia facendo di tutto per distruggerla. La musica dà molto alla gente, aiuta a condividere e a comprendere. E quando le persone, i popoli, impareranno a comprendere, solo a quel punto, ci saranno sicuramente meno problemi».

Quando avete prodotto "Parsifal" vi siete ispirati ai gruppi "progressive" inglesi o avete comunque cercato di creare un suono vostro?
«Noi siamo partiti dai Pink Floyd,  dai Queen, dal rock sinfonico, musiche classiche, ma era già tutto nel DNA dei Pooh. La nostra era una maniera un po' pucciniana che poi abbiamo mescolato al rock. E' un mondo, credimi, nel quale potremmo ritornare molto presto».


La parola ha indubbiamente un potere. La musica enfatizza la parola o vive di vita propria?

«La musica vive di vita propria. Si può raccontare tranquillamente una storia attraverso le note. Quando il matrimonio con la parola è in atto, allora si concretizza un momento di celebrazione devastante che arriva ai cuori di chiunque».


Più ordine o più turbolenza nella vita?

«Nella vita ci vuole ordine, dalla turbolenza possono nascere delle follie, ma le follie non hanno mai senso».

La musica è la geometria dei suoni, la matematica che diventa arte perché sentimento, puro. Ed è proprio attraverso le note della musica che i Pooh regaleranno parole evocando immagini recondite nei vissuti di un pubblico che li ama da sempre. La battaglia dei tre cavalieri sarà contro il qualunquismo, contro il disordine che attenta all'equilibrio dell'Arte. Arte per l'Arte! Il pubblico questa volta è fatto da amici che abitano all'estero. I Pooh si reinventano ancora, ancora una volta, mettendo alla prova la loro intima essenza. Il Taj Mahal sarà l'arena dove la storica band, come il trapezista virtuoso, giocherà seriamente senza paura di cadere nel vuoto perché a salvarla ci sarà la rete dei sogni: tutti i loro successi.