IN SCENA LA MORTE DELL’ARTISTA/Caravaggio come Pasolini?

di Maurizio Giammusso

Mentre folle di visitatori fanno la fila, da giorni e giorni, per la grande mostra di Caravaggio alle Scuderie del Quirinale, al Teatro India va in scena "Le ultime sette parole di Caravaggio". Si tratta dell'ultima creazione di uno degli autori italiani più rappresentati, Ruggero Cappuccio, interpretata da Claudio di Palma nei panni del grande pittore e da Lello Arena, che si è cucito addossa la parte del servo Tropea, pauroso e crapulone compagno di sventure del suo padrone; una coppia che ricorda un po', come dinamiche individuali, quella di Don Chisciotte e Sancho Panza, alla quale forse non casualmente lo stesso Cappuccio dedicherà il prossimo spettacolo, questa estate.

Caravaggio morì sulla spiaggia di Porto Ercole, all'Argentario, il 18 luglio 1610, stroncato da una febbre infettiva. Ma la sua fine offre ancora tanti lati oscuri e su questi lavora il drammaturgo, che si tiene il più lontano possibile sia dalla precisione storiografica, sia da un intento divulgativo da sceneggiato televisivo. Per il drammaturgo contano più le ipotesi fantastiche e le invenzioni narrative. Ecco dunque il suo Caravaggio, principe dei pittori e degli spadaccini, amico di ladri e di cardinali, omosessuale ed eterosessuale insieme, cadere vittima di una imboscata tesagli da un gruppo di femmine indemoniate, zingare baldracche, che odiano i maschi per le violenze che da loro hanno subìto.

Il testo di Cappuccio, scritto in un napoletano seicentesco tutto inventato, coglie il genio della pittura nella sua ultima ora di vita. Accompagnato dal suo servo sbarca su una spiaggia sconosciuta, inseguito dalle guardie pontificie, dalla sete di vendetta dei Cavalieri di Malta, dall'abbandono dei suoi protettori ed estimatori più fedeli. A Napoli subisce una aggressione scampando miracolosamente alla morte, ma rimanendo orribilmente sfigurato. Così sulla spiaggia di Port'Ercole arriva febbricitante, acceso dal delirio, vittima inevitabile delle sette streghe, che forse agiscono su istigazione dei potenti: una circostanza che l'Autore introduce apposta per adombrare un paragone azzardato, ma suggestivo fra la morte di Caravaggio e la fine tragica di Pier Paolo Pasolini, anche lui artista maledetto e intellettuale eretico, ucciso misteriosamente su una spiaggia deserta.
Sostenuto da bravi attori e attrici, fra i quali spicca Lello Arena, lo spettacolo con la magia del teatro convince (quasi) lo spettatore di tesi suggestive, volutamente incuranti della storiografia più accreditata.