SPETTACOLO/Michael Amante: dal pop napoletano all’opera

Il tenore della gente comune" è stato definito da alcuni critici, e anche "il principe del do di petto" da altri: è di Michael Amante che si parla, artista dalla voce chiara e cristallina, "piccola" forse se si pensa al mondo dell'opera per eccellenza, ma abbastanza sufficiente per deliziare con le sue dolci romanticherie il pubblico dal palato raffinato.

Un crossover naturale, il suo, che lo porta dal leggero al musical alle arie impegnate, anche se, per la verità, quando interpreta queste ultime, fa un po' storcere il naso agli intenditori. Le sue "Che gelida manina", "Nessun dorma" o "Vesti la giubba", "Di quella pira", ad esempio, son parenti lontane di quelle che invece si ascoltano nei teatri lirici (e non pensiamo solo al Met o alla Carnegie).

Ma Amante si fa perdonare questi nèi per via di quel suo indiscusso fascino che ammalia il pubblico di sale meno osannate e che, comunque, gli è servito per guadagnarsi un suo spazio di rispetto nell'àmbito dell'arte del bel canto. La sua resa di tipiche pagine del folk napoletano, tra l'altro, è di buona qualità ("Torna a Surriento" tra le altre, "Core 'ngrato", etc.), e gli fa perdonare quegli sconfinamenti nell'opera vera. Peccati veniali questi ultimi, che testimoniano d'altro canto l'impegno e la serietà di Amante nell'affrontare campi impegnativi e dove la concorrenza è piuttosto ferrea e impietosa. Un buon esempio di tutto ci è in "The Music of Michael Amante", un Cd appena pubblicato che raccoglie un po' delle sue interpretazioni dal folk napoletano a Puccini e Verdi.
Questa primavera Michael Amante sarà impegnato in una sorta di mini-tour nell'area metropolitana di New York, con recital a Bayside (Queensborough Performing Arts Center) il prossimo 2 maggio, a Staten Island (St. George Theatre) il quindici maggio e, il sette giugno, a Elmsford (Westchester Broadway Theatre).

Il cantare di Amante parte dall'Italia, da un concerto quasi casuale in Vaticano con arie d'opera e canzoni popolari napoletane. Ne è passato del tempo da allora, e oggi è tra gli artisti più rinomati del "crossover" nordamericano. Tony Bennett di lui ebbe a dire: "Sarà il nuovo Mario Lanza" e "il suo è un cantare bello come non è dato spesso da ascoltare". Regis Philbin, dal canto suo, non ha esitato ad affermare che "sì, abbiamo i Tre Tenori, ma bisognerebbe dire che ne abbiamo quattro perché Amante è degno di figurare al loro fianco".
Con tutto il rispetto per Philbin, non pensiamo che Amante possa degnamente stare a lato di un Pavarotti, di un Carreras o di un Domingo; ma certo la sua arte è superiore a quella di molti suoi colleghi e, anche se con le riserve di cui prima s'è detto, un posto suo di riguardo lo merita comunque a pieno titolo.

Amante, per la cronaca, venne anche plaudito da Big Luciano e, con serietà, ha anche seguito le lezioni di un certo Franco Corelli che di lui notò la rotondità di toni e la passionalità d'accenti. Da circa ultimi tredici anni Michael sta studiando canto con Mark Oswald, della scuola del Metropolitan. Il suo è un fraseggio cristallino, anche se la sua dizione dell'italiano lascia ogni tanto a desiderare; e si misura con dignità, oltre che in italiano e in inglese, anche in spagnolo, francese, tedesco, latino e polacco. Multilingue e multifacce, Amante può spaziare così dall'opera al pop, dal jazz al musical con estrema disinvoltura e la sua è una voce che di colori ne possiede comunque tanti, e tutti in grado di passare emozioni a chiunque l'ascolti.